Le contraddizioni della guerra e le vie della pace

Nella guerra gli aggrediti hanno tutto il diritto di difendersi, ma alla comunità internazionale spetta costruire percorsi di pace. Gli Stati, invece, moltiplicano le spese militari obbedendo alle lobby industriali, finanziarie e delle energie fossili. In questa situazione la guerra (oggi e in futuro) può essere fermata solo da un grande movimento che tenga insieme la pace, l’ambiente e la giustizia sociale.

Per Sergio Mattarella l’ambiente non esiste

Sergio Mattarella sta per concludere il suo mandato e ancora siamo in attesa di un suo discorso impegnativo sull’ambiente. In questi sette anni il presidente ha parlato di tutto, a cominciare dalla centralità della persona umana, ma di ambiente mai, salvo frasi di circostanza. La cosa più triste è che questo silenzio sembra rappresentare l’insensibilità al riguardo di gran parte degli italiani.

Note per un cambio di rotta

Giustizia sociale e giustizia ambientale sono indissolubilmente legate. E un nuovo ordine dell’universo, rispettoso della natura e dell’uguaglianza, passa attraverso il protagonismo di chi maggiormente subisce l’attuale situazione. Per questo, un autentico cambio di rotta richiede, più che programmi generali, processi di coinvolgimento reale degli “ultimi”.

G20: universi paralleli

In questi giorni a Roma si sono contrapposti due mondi: i potenti della terra, che hanno ripetuto i riti e le parole di sempre accompagnati da qualche concessione verbale, e alcuni spezzoni di movimenti impegnati a costruire un futuro diverso, amico della propria casa e in armonia con tutti gli abitanti del pianeta. La distanza è, ancora una volta, abissale e incolmabile.

Il ministro, le lobby, il nucleare

L’apertura del ministro Cingolani al nucleare, già bocciato da due referendum, ha dell’incredibile. Il nucleare, di qualunque dimensione e di qualunque generazione, è pericoloso per ambiente e cittadini, è soggetto a incidenti, costa un’enormità, per non parlare delle scorie il cui smaltimento è un rompicapo senza soluzioni accettabili.

Suicidi e contenti

Uno sviluppo fine a se stesso è come un tumore. E una crescita del PIL globale al 2-3% annuo (il dogma del capitalismo contemporaneo) pretende di “raddoppiare le dimensioni dell’economia globale ogni 23 anni e poi raddoppiarle di nuovo…, e poi ancora, e ancora”. In un libro di Jason Hickel una condanna senza appello dei dogmi del presente.

Avere cura della sinistra

La vitalità della società civile non si è tradotta, in questi anni, in proposta politica da portare in ambito istituzionale. E si è ampliata così la frattura tra la società e istituzioni. In questo quadro si deve operare, anche con una vena di utopia, per costruire un soggetto politico veramente nuovo. È difficile ma necessario.