Germania. Mettere fuori legge Alternative fur Deutschland?

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Mentre la questione davvero grossa, l’incompatibilità dell’Afd (Alternative fur Deutschland) con l’ordine costituzionale, è ferma in attesa di un pronunciamento del tribunale sul ricorso del partito contro il severo verdetto di acclarato estremismo dei servizi segreti, il nuovo ministro democristiano degli interni Alexander Dobrindt procede con spettacolare fermezza contro i monarco-nazisti del “Regno di Germania”, parte del movimento complottista e nostalgico di estrema destra dei Reichsbürger. Arresti, perquisizioni, sequestro di beni, strutture e attività economiche. Bersaglio facile visto che il movimento, tra manifestazioni grottesche e minacciosi proclami, si pone esplicitamente e teatralmente contro l’ordine costituzionale del dopoguerra e dunque fuori dalla Bundesrepublik. Bersaglio ragionevole, comunque, perché la pericolosità e l’aggressività di questi squilibrati non è da sottovalutare. Infine, bersaglio politicamente prezioso nel certificare l’impegno antifascista della Cdu-Csu, sempre sospettata di retropensieri che guardano alla destra ultranazionalista e xenofoba.

La questione più consistente è, invece, in fase di stallo. L’organismo per la difesa della Costituzione (servizi segreti interni) aveva classificato l’Afd, dopo una fase da sorvegliata speciale, come formazione ostile all’ordine democratico costituzionale. In seguito al ricorso del partito questa classificazione è stata momentaneamente accantonata in attesa che il tribunale si pronunci. Nondimeno il giudizio dei servizi segreti aveva aperto numerose controversie.

Si possono sospendere i finanziamenti pubblici ad un partito dichiarato di destra estrema e contrario all’ordinamento democratico vigente, anche se non o non ancora proibito? Da parte governativa, ma non solo, la risposta prevalente è stata negativa. O ancora, i funzionari e gli impiegati pubblici tenuti a una assoluta fedeltà alla Costituzione, possono conservare il loro posto anche se militano in un partito accusato di essere anticostituzionale? Anche in questo caso l’idea di resuscitare il famigerato Radikalenerlass (allontanamento degli estremisti), noto anche come Berufsverbot, lo strumento di stampo maccartista ampiamente impiegato negli anni Settanta principalmente contro gli insegnanti provenienti dalla sinistra extraparlamentare, ha suscitato un comprensibile scetticismo.

È evidente che simili questioni sono sottese alla discussione principale sull’opportunità di procedere a una messa fuori legge di Alternative für Deutschland, sulla fattibilità del divieto e sugli effetti da attendersi. Il procedimento, di competenza della Corte Costituzionale, è ad ogni modo giudicato dall’esito assai incerto. Ma è ormai da tempo che i pronunciamenti e le prese di posizione per una messa al bando di Afd crescono negli ambienti più diversi e si traducono in istanze collettive e partecipate manifestazioni di piazza. Le obiezioni, in particolare provenienti dai vertici dei grandi partiti tradizionali, sono però a loro volta numerose e piuttosto solide. A partire dal timore che il vittimismo da una parte, e il potersi intestare una alterità irriducibile a tutti gli altri partiti dall’altra, finiscano col giovare all’estrema destra e rafforzarne l’area di consenso. Ma, soprattutto, si ricorre a un argomento quasi ineccepibile: è solo politicamente, e non per via giudiziaria, che la destra radicale può essere battuta. Altrimenti si ripresenterà presto più forte di prima. Il terreno politico non è aggirabile, perché altrimenti a soffrirne sarebbe la democrazia stessa.

Giusto, ma tradotto nella logica contabile dei partiti tradizionali, la priorità consisterebbe nel sottrarre consensi all’Afd, per riconquistare i suoi elettori. Tuttavia c’è un serio problema: questi partiti, in costante declino, si sono da tempo rivelati totalmente incapaci di raggiungere questo scopo. Anzi hanno ottenuto il risultato diametralmente opposto, poiché l’unica strategia messa in campo è stata una miserabile rincorsa dei temi e delle soluzioni imposte dall’Afd, col solo accorgimento di ripulirle dei toni più smaccatamente fascistoidi e quindi di normalizzarle. Appropriarsi, insomma, della sostanza demagogica del nazionalismo xenofobo cancellandone però la forma retorica. È quanto l’eroico condottiero della crociata contro i Reichsbürger sta facendo, smantellando di fatto il diritto d’asilo tra blindatura delle frontiere e respingimenti contrari al diritto comunitario. Questo è lo Stato e il Governo dal quale si reclama la messa fuori legge della destra radicale, non solo quella degli scellerati e un po’ patetici monarco-nazisti, ma quella che davvero conta con il suo potere di secondo partito in procinto di diventare il primo. E se si puntasse invece di bandire il partito a vietare ogni manomissione del diritto di asilo e dunque anche l’operato del signor Dobrindt?

Se ai temi e alle istanze dell’Afd non sarà sottratta ogni agibilità politica, se non le saranno negate le piazze, le posizioni parlamentari di rilievo, la risonanza mediatica, prima e a prescindere da qualunque scioglimento per legge, quest’ultimo provvedimento nascerebbe privo di ogni forza. Afd deve essere emarginata di fatto e militare nelle sue file resa una condizione socialmente scomoda e insicura. Ma più e prima del partito sono i contenuti della sua politica, chiunque li professi, a meritare un ostracismo anche giudiziario, una criminalizzazione. Sì, la destra nazionalista e xenofoba deve essere messa fuori legge, ma solo dopo averla messa fuori dalla società civile con ogni mezzo necessario, insieme con i suoi emuli e imitatori in doppiopetto.

L’articolo è tratto da il manifesto del 17 maggio, dove è stato pubblicato con il titolo
L’Afd «fuorilegge» dalla società civile ma con la xenofobia del governo”

Gli autori

Marco Bascetta

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