46 secondi. Nemmeno il tempo di terminare il primo round. Tanto è durato l’ottavo di finale del match di boxe dei pesi welter (66 kg) tra Angela Carini e l’algerina Imane Khelif. Due colpi dell’algerina, uno in piena faccia, e la pugile italiana ha gettato la spugna. Gettandosi in ginocchio, tra le lacrime. Senza salutare l’avversaria, un gesto ben poco sportivo, a maggior ragione in un incontro del “nobile sport”. Mai era accaduto che Carini, in 107 incontri ufficiali, si ritirasse perché l’avversaria l’ha colpita troppo forte. Mai era accaduto che Khelif, in 47 incontri ufficiali, provocasse il ritiro dell’avversaria perché l’ha colpita troppo forte.
Finito il match sul ring, è iniziato un altro incontro, che poco ha a che fare con la boxe. È un match voluto e organizzato dall’ultradestra, italiana ma non solo. A dire il vero iniziato già da qualche giorno.
Siamo a martedì 30 luglio, mancano 48 ore all’incontro olimpico tra Carini e Khelif. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini alle 18:06 scrive: «Pugile trans dell’Algeria, bandito dai mondiali di boxe può partecipare alle Olimpiadi e affronterà la nostra Angela Carini. Uno schiaffo dell’etica dello sport. Basta con le follie dell’ideologia ‘woke’!». L’indomani mattina, mercoledì 31 luglio, Rossano Sasso, deputato della Lega di Salvini, alla Camera richiede un’informativa urgente al Ministro dello Sport Abodi per capire «se la delegazione italiana intenda dare un segnale forte» contro la «follia ideologica» di dover «vedere un’atleta donna […] competere e salire sul ring con un altro atleta, oggi donna, nata uomo» (https://x.com/roxsasso/status/1818575075068489781?t=8APOZPIGdCUtgBKVctHwcw&s=19). Nel pomeriggio del 31 luglio, si aggiunge la Ministra del Turismo, Daniela Santanché, del partito di Giorgia Meloni; su X utilizza un titolo de La Verità, quotidiano dell’ultradestra, «Nelle Olimpiadi gender un algerino prenderà a pugni una donna italiana», commentandolo così: «L’italiana Angela Carini agli ottavi di finale boxe femminile sfiderà il transgender Imane Khelif. Un pugno che fa male allo sport e alle donne. Ma ormai siamo ostaggi della politica woke» (https://x.com/Dsantanche/status/1818702302447820815?t=LGU5BUn9rvymqq07e0DbFw&s=19). “Pugile trans”, “nata uomo”, “un algerino”, “il transgender”: è la fake news su cui si basa tutta la costruzione dell’ultradestra. Perché la verità è che Imane Khelif non è un pugile uomo e nemmeno una pugile trans. Ma la verità non ferma l’ultradestra. Dopo la sconfitta di Angela Carini, anzi, esplode.
Il Presidente del Senato La Russa, fondatore di Fratelli d’Italia e orgoglioso di avere a casa dei busti di Mussolini: «L’aspetto a Palazzo Madama per abbracciarla». Vannacci, l’ex generale eletto al Parlamento Europeo con la Lega di Salvini e mezzo milione di preferenze in virtù delle sue posizioni omofobe e razziste, oggi vicepresidente del gruppo “Patrioti per l’Europa”: «Ecco a cosa ha portato l’inclusività e la fluidità di genere: un uomo che boxa contro una donna alle Olimpiadi». E non può mancare Giorgia Meloni che posta una foto in cui accarezza dolcemente Angela Carini e le dedica un messaggio: «So che un giorno guadagnerai con sforzo e sudore quello che meriti. In una competizione finalmente equa» (https://x.com/GiorgiaMeloni/status/1819069773948358713?t=Lqow6uM89MOnW8vEgO9Z4A&s=19). Perché, come va dicendo l’ultradestra, il match con Khelif, equo dunque non sarebbe stato.
Il cerchio si chiude con un servizio di poco più di un minuto dell’edizione serale del TG1 del 1 agosto. Il giornalista della RAI, TV pubblica, domanda ad Angela Carini «come ti senti?», per poi passare subito al vero motivo dell’intervista: «Sappiamo che poco fa hai incontrato IL Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, […] cosa ti è rimasto più impresso?». Carini nella risposta, dopo aver ribadito l’articolo maschile IL, anziché quello femminile LA, offre un incredibile spot: «L’ho ritrovata come una mamma quando incontra una figlia. Si è immedesimata […] e mi ha accolta come una figlia. È quello che ho visto nei suoi occhi quando mi ha guardato e mi ha detto ‘non mollare’ perché oggi forse tutto questo non dipendeva da te […]. Credi nei tuoi sogni. E questo mi ha dato una grande forza» (https://x.com/Giul_Granato/status/1819104991631536371?t=6bCUNlhqR-iXS0VoL4gt0g&s=19).
L’ultradestra italiana non è sola nell’imbracciare questa “guerra”. Il presidente argentino Milei, riprendendo un post in cui Imane Khelif è definita per ben due volte un “tipo”, afferma che «se [Carini] avesse proseguito, [Kheli] l’avrebbe uccisa…» (https://x.com/JMilei/status/1818984532319568182?t=VrkvLs20t8HCgRY6wHhoUQ&s=19 ). La presidentessa della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso ciancia della presunta «abolizione della donna […] ingiusta e perversa», dimostrando di saper scrivere un tweet anche in inglese (https://x.com/IdiazAyuso/status/1819012617408491536). Donald Trump fa sapere che «terrò fuori gli uomini dagli sport femminili», subito applaudito dal proprietario di X, Elon Musk. Musk, che aveva fatto sapere che dietro l’acquisto dell’allora Twitter c’era stato anche il distanziamento dalla figlia trans e “comunista”, si è detto «assolutamente d’accordo» con Riley Ganes, ex nuotatrice e da tempo agitatrice di una campagna contro le persone trans nelle competizioni sportive, che aveva scritto, sempre sulla sua piattaforma, «Gli uomini non appartengono agli sport femminili» (https://x.com/elonmusk/status/1818986936310075743?t=JqDh40ELMgvwqBMZseMiMg&s=19). Per finire, ma si potrebbero compilare pagine e pagine, J.K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, ci ha tenuto a farci sapere che «una giovane pugile donna si è vista strappata via tutto ciò per cui ha lavorato e si è allenata, perché avete permesso a un maschio di salire sul ring a combattere con lei».
La fake news, dunque, è stata imposta a livello internazionale dagli attori dell’ultradestra politica, economica e mediatica. Non è la prima che viene diffusa durante questi giochi olimpici. Qualche giorno prima, infatti, era diventata notizia l’immagine della presunta scritta “Not a dude” (come a dire, “non sono un uomo”) sui costumi di alcune nuotatrici. Secondo chi l’ha diffusa sarebbe stata l’espressione di una protesta delle nuotatrici contro le colleghe transgender. Nella battaglia ci si era buttato Simone Pillon, esponente della Lega e noto per le sue posizioni antiabortiste e contro la comunità LGBT: «Diverse nuotatrici olimpiche hanno indossato il costume con una scritta posizionata strategicamente a specificare che “Not a dude”, non sono un ragazzo. Belle, brave e ironiche. Apprezzo moltissimo. Di questi tempi andrebbe resa obbligatoria, magari illuminata a led. Voi che dite?» (https://x.com/SimoPillon/status/1817809924220403972?t=_BbhtuMsanNNn30o2Ft-iA&s=19). Si trattava di un grossolano fotomontaggio, ma all’ultradestra, ancora una volta, poco interessa la distinzione tra verità e bugia. L’importante è perseguire la propria battaglia delle idee. Con ogni mezzo a disposizione.
La stessa fake news relativa a Imane Khalef che sarebbe uomo o trans, non è nuova. Era stata diffusa nel 2023 da account social strettamente legati all’ultradestra ispanofona, dopo che il 24 marzo, a poche ore dalla finale dei Campionati del mondo di Boxe, l’atleta algerina era stata esclusa dal match (come la collega taiwanese Lin Yu-Ting), consegnando così la vittoria all’atleta cinese Yang Liu. A prendere la decisione era stata l’IBA (International Basket Association). L’Associazione Internazionale ha sede in Russia, è diretta da Umar Kremlev, considerato assai vicino a Putin, ed è in una guerra di potere col Comitato Internazionale Olimpico (CIO), che ha estromesso l’IBA e sospeso la boxe dai Giochi Olimpici del 2028, in attesa di creare una nuova federazione sotto il proprio controllo. Il 31 luglio 2024 l’IBA spiegava così i motivi dell’esclusione delle due atlete l’anno precedente: non avrebbero «soddisfatto i criteri di ammissibilità per partecipare alla competizione femminile, secondo i parametri predisposti dal Regolamento IBA» sulla base di test che, però, sono sempre rimasti “confidenziali” – dunque non pubblici – e che non si possono ritrovare nemmeno nei verbali di squalifica. Il testo poi prosegue: «è stata riscontrata la presenza di vantaggi competitivi su altre concorrenti femminili» (https://www.iba.sport/news/statement-made-by-the-international-boxing-association-regarding-athletes-disqualifications-in-world-boxing-championships-2023/?fbclid=IwY2xjawEZoglleHRuA2FlbQIxMQABHVxm340FQ8uFy88N6_Rrji22Vz3j-kjCErc9Nf—cUuMWUeis-3p5gp4IQ_aem_q3rMqpt4EQq3CkoEaqrmDg). Vantaggi competitivi che, però, fino ad allora non erano stati né riscontrati né denunciati. Nei Campionati del mondo di pugilato femminile dilettantistico del 2018, Imane Khelif era stata eliminata al primo turno, piazzandosi solo diciassettesima. Nell’edizione del 2019 addirittura era finita trentatreesima. Alle Olimpiadi di Tokyo del 2020 le era andata meglio: eliminata dalla pugile irlandese Kellie Harrington ai quarti di finale per 5 a 0. Ancora: ai Campionati mondiali del 2022 la pugile irlandese Amy Brodhurst l’ha sconfitta in finale. Fino a quel momento nessuno aveva avuto da ridire. Nemmeno le istituzioni italiane che avevano ospitato Imane Khelif, insieme alla nazionale algerina, per allenamenti congiunti. In ogni caso, è dall’esclusione per mano dell’IBA dai Mondiali 2023 che si parte, per arrivare alle Olimpiadi di Parigi e a un rilancio della fake che, secondo Idmo e DataLab, sarebbe dovuto principalmente ad «alcune community italiane filorusse e legate a Qanon» (https://www.idmo.it/2024/08/01/imane-khelif/). Julián Macías Tovar, attivista contro la disinformazione digitale, fa notare come curiosamente gli account che spargono fake news sul Venezuela sono gli stessi che si sono lanciati su quest’altro fronte. E aggiunge: «X potenzia questi account affinché siano più visibili» (https://x.com/JulianMaciasT/status/1819097180243644693?t=tcTlpwJRFD23bmk_12d9OA&s=19). Chiamando in causa direttamente Musk, che usa la sua piattaforma per sostenere le battaglie care all’ultradestra, siano esse le elezioni di un Trump, di un Milei o di una Maria Corina Machado o che siano le battaglie omotransfobiche.
La disinformazione non viaggia solo tramite social. Il potere mediatico dell’ultradestra utilizza ogni strumento a sua disposizione. I titoli dei quotidiani sono esemplificativi. Il 2 agosto Libero, di proprietà di Angelucci, parlamentare della Lega e ras della sanità privata, titola su una foto di Angela Carini in ginocchio sul ring dopo la sua sconfitta: “Ha vinto lei. La donna che mette al tappeto la sinistra”. Il Giornale, sempre di proprietà di Angelucci: “Un pugno alle donne”. La Verità: “Perde l’italiana, vince la realtà” e nel sottotitolo aggiunge che esplode “il caso dell’algerino che combatte tra le femmine”. Il Tempo, altro quotidiano del magnate Angelucci: “Follia woke sul ring”.
Piazzare una fake nel sistema mediatico non significa, però, automaticamente che l’operazione funzioni. Se in decine e decine di milioni ci credono è perché l’ultradestra ha seminato bene la sua guerra culturale. La logica, come ricorda il professore di Teoria Politica all’Università Complutense di Madrid Elvin Calcaño Ortiz, è la seguente: «le fake news funzionano perché confermano pregiudizi e paure. Con i social, che hanno bisogno di segmentarci in nicchie di mercato per la profittabilità, la bugia è più potente che mai. È qui che si ritrova, insisto, la principale minaccia alla democrazia» (https://x.com/elvin_calcano24/status/1819078324196724962?t=Xs9tqMOVjQpj-Zcj2vIukg&s=19).
Dunque siamo nel mezzo di una battaglia della più ampia guerra culturale intrapresa da tempo dall’ultradestra. Che si muove in maniera organizzata, utilizzando network internazionali e tutto il potere – in primis mediatico – di cui dispone. L’obiettivo è ergersi a paladini di una presunta identità – qui quella “essenzializzata” della donna, i cui diritti poi possono essere tranquillamente attaccati, vedi l’aborto – presuntamente in pericolo. È spargere la paura, far credere che siamo in pericolo. Costruire un “noi” che si configuri vittima di un progetto che mira alla distruzione del nostro mondo, dei nostri valori, delle nostre tradizioni, del nostro futuro. Per mano della “teoria gender”, dell’“ideologia woke”. È il vittimismo, uno dei tratti tipici dell’ultradestra di qualsiasi latitudine. La battaglia contro Imane Khelif, peraltro, non è solo un abisso di barbarie, ma anche – è proprio il caso di dirlo – “contro natura”. Perché l’ultradestra che ha sempre invocato la biologia come unico parametro utile a definire sesso, genere e ruoli sociali; l’ultradestra per la quale se nasci femmina sei donna e se nasci maschio sei uomo, è la stessa che oggi ci sta dicendo che se nasci con una vagina non è poi mica detto che sia donna. Deve così ammettere quella complessità da sempre rivendicata dai movimenti LGBTQ+ come base per lottare affinché ogni corpo e ogni identità possano finalmente trovare adeguato riconoscimento.

E’ un peccato denunciare le fake news della destra senza cogliere che c’è anche un tema reale di cui si dovrebbe discutere laicamente e senza personalismi. “Se nasci con una vagina non è detto che sia donna” in questo caso avrebbe implicazioni BIOLOGICHE che non c’entrano nulla con quelle “identitarie” (come ci si identifica) e le due cose non sono equivalenti (tanto che accomunarle sembra retorico).
Nello sport conta il CORPO, come ci ricordano anche Anna Paola Concia e Martina Navratilova (peraltro lesbiche). Facciamo categorie in base al peso non solo per garantire equità ma anche sicurezza. Vale a maggior ragione per il sesso (se la pubertà è stata guidata o meno dal testosterone).
Il tema delle atlete con differenze dello sviluppo sessuale è serio; la World Athletics dopo il caso Semenya limita l’accesso alla categoria femminile. Il Comitato Olimpico, pur di dare contro ai “putiniani” della IBA, per la boxe ha stabilito invece che contano solo i passaporti. A me questo non sembra affatto progressismo. E trovo autolesionista lasciare il tema alla destra.