Memorie ucraìne

La maggioranza delle persone ignora la vita dei paesi che all’improvviso diventano teatri di guerre. Io sono stato in Ucraìna. Ho conosciuto Kiev e Odessa. Sono diventato amico di danzatori e artisti strepitosi. Mi sono avvicinato a un genio della letteratura come lo scrittore ebreo Isaak Babel’. Ho frequentato il popolo sbandato, assillato, eccentrico da lui cantato. È stato un grande privilegio.

Verso un’economia di guerra

Nessuno, due mesi fa, immaginava che la guerra avrebbe sconvolto, in poche settimane, anche le prospettive della nostra economia. Invece, è tornato lo spettro della recessione, con l’inflazione mai così alta da 30 anni a questa parte, e il PNRR già superato nella sua impostazione di fondo. Purtroppo, siamo solo all’inizio e ormai si parla apertamente di economia di guerra.

Non migranti, nemici!

Rotta dei Balcani: un viaggio di tre mesi nel cuore dell’Europa. Ho visto le baraccopoli dove, affogati nel fango e nella merda dei cani randagi, centinaia di esseri umani mangiano, vivono, dormono, fanno l’amore in mezzo ai topi. Contro di loro è in atto da anni una guerra finanziata con nostri soldi. E una cosa ho capito: loro, per noi, non sono migranti, ma nemici. Non so perché, ma è così.

Gli alpini, la retorica, la guerra

La verità sulla campagna del 1942-1943 in Russia non è quella evocata nell’istituzione della Giornata della memoria e del sacrificio degli Alpini ma quella descritta in molte opere di Nuto Revelli e sintetizzata nelle parole di uno dei sopravvissuti: «È triste il ritorno dalla guerra. Contadino, mi sono trovato senza forze, senza salute, senza niente. […] Spero di non vedere mai più una guerra. Basta con la guerra».

Il “belpaese” delle violenze e dei falsi di polizia

L’omicidio di Stefano Cucchi e il processo che ne è seguito confermano che l’abuso di potere, la pratica della tortura, la falsificazione degli atti, la copertura dei responsabili, l’insofferenza per le verifiche della magistratura non sono eventi eccezionali in un contesto sano e leale, ma elementi ricorrenti nella condotta delle nostre forze dell’ordine. Da qui occorre ripartire, senza rimozioni, per un reale risanamento.

La morte evitabile di Stefano Cucchi, i giudici, il potere

Stefano Cucchi è morto, ucciso dalle botte di chi avrebbe dovuto custodirlo, il 22 ottobre 2009. E ci sono voluti 12 anni e mezzo per arrivare alla condanna definitiva dei carabinieri responsabili. Eppure la genesi di quella morte orribile era chiara fin da subito ed era stata denunciata anche da voci interne alle istituzioni. Ma per troppo tempo, a fianco di chi ha taciuto, c’è stato chi non ha voluto vedere.

«Ahi serva Italia, di dolore ostello»

La decisione dell’Italia di incrementare le spese militari fino a portarle al 2% del PIL (passando da 25 a 38 miliardi annui) non è un destino o un vincolo imposto da trattati internazionali. È una scelta. Coerente con l’atteggiamento di tutti i governi che si sono susseguiti in epoca repubblicana, abituati, in sede di Consiglio atlantico, a dire sempre e soltanto sì, anzi signorsì!