«Noi madri dei soldati russi»: una denuncia e un appello

«Le madri dei soldati di San Pietroburgo condannano l’aggressione militare che le truppe russe stanno perpetrando in Ucraina di fronte ai nostri occhi. Questa è una guerra e come ogni guerra è distruzione, sangue, violenza, vittime innocenti e crollo del futuro. Nessun uomo sano di mente può sostenere la guerra. Molte persone lo pensano ma hanno paura di parlare».

Le contraddizioni della guerra e le vie della pace

Nella guerra gli aggrediti hanno tutto il diritto di difendersi, ma alla comunità internazionale spetta costruire percorsi di pace. Gli Stati, invece, moltiplicano le spese militari obbedendo alle lobby industriali, finanziarie e delle energie fossili. In questa situazione la guerra (oggi e in futuro) può essere fermata solo da un grande movimento che tenga insieme la pace, l’ambiente e la giustizia sociale.

La delegittimazione della pace

Tra gli effetti collaterali della guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina c’è, nel dibattito pubblico, una diffusa delegittimazione della pace, relegata ad aspirazione irrealistica di “anime belle”. Eppure le lezioni della storia dovrebbero avere insegnato che – come ha scritto Primo Levi – «dalla violenza non nasce che violenza, in una pendolarità che si esalta nel tempo invece di smorzarsi».

Ucraina. La retorica bellica che mina le trattative di pace

«Il rifiuto semplicistico di riconoscere le complesse radici delle tensioni nella regione ucraina mina la capacità dei negoziatori di raggiungere una soluzione pacifica. Sono estremamente preoccupato quando sento tamburi familiari a Washington, la retorica bellica amplificata prima di ogni guerra, che ci chiede di “mostrare la forza”, di “diventare duri” e di non impegnarci nella “pacificazione”».

Contro ogni nazionalismo

Il nazionalismo, con la complicità della guerra, sta uccidendo l’umano. Ebbene, in queste ore, in cui torna a risuonare nei discorsi di politici e giornalisti un terribile amore per la guerra è vitale trovare la forza per prendere le distanze dalla propaganda, e per criticare innanzitutto la nostra parte e la nostra patria. In un momento in cui tutta l’umanità è in pericolo, l’unica identità che conta è quella umana.

Rifiutare l’arte della guerra

In Ucraina, siamo al 23° giorno di guerra. Intanto circola – non è dato sapere con quanto fondamento – una bozza di accordo per il cessate il fuoco, che ha al centro la futura “neutralità” dell’Ucraina. A dimostrazione che questo sfortunato paese è, in realtà, la pedina di un conflitto tra potenze imperiali. Ciononostante cresce, anche in Italia, il partito della guerra e delle armi.

Non estradate Assange!

Julian Assange sta per essere estradato negli Stati Uniti dove rischia una condanna a 175 anni di carcere per aver documentato i crimini Usa in Iraq e in Afghanistan. Pessimo segnale in giorni in cui, nel mondo, ci sarebbe bisogno di altri Assange, perché l’informazione è sempre più omologata, i corrispondenti stranieri vengono allontanati dalle zone di guerra, in Russia cresce la censura.

Clima. Ogni ulteriore ritardo significa morte

A dirlo non sono soltanto Greta e gli ambientalisti più rigorosi. Le parole sono del segretario generale delle Nazioni Unite: «La rinuncia degli Stati a una leadership climatica è criminale. Ogni ulteriore ritardo significa morte. Ovunque c’è gente ansiosa e arrabbiata. Lo sono anch’io. Ora è il momento di trasformare la rabbia in azione. Ogni frazione di grado conta, ogni voce può fare la differenza. E ogni secondo conta».

Stalin e Ivan il terribile: le bugie della guerra

A fronte della scellerata invasione dell’Ucraina, i media occidentali continuano a presentare Putin come un figlioccio di Stalin e dell’Urss. Non è così: i riferimenti del presidente russo stanno, a ben guardare, nella cultura imperiale zarista. La guerra è, in ogni caso un crimine, ma l’alterazione della verità e le bugie interessate viziano le analisi e l’individuazione delle prospettive.