Salvini e la retorica della razza
Per battere la strategia della paura e la sorveglianza sui corpi cui Matteo Salvini ha piegato il discorso della politica, abbiamo bisogno di altre figure, di altre parole, di altri pensieri. Ne abbiamo bisogno ora.
la politica puntoacapo
Per battere la strategia della paura e la sorveglianza sui corpi cui Matteo Salvini ha piegato il discorso della politica, abbiamo bisogno di altre figure, di altre parole, di altri pensieri. Ne abbiamo bisogno ora.
Ci rendiamo conto che le costanti, scientifiche campagne di odio condotte da una politica che vuole il consenso della paura hanno in qualche modo sradicato il sentimento naturale, istintivo che fa di ogni essere umano il fratello, il soccorritore del suo simile.
L’odio per gli zingari è una prova di imbecillità senza limiti. Quasi nessuno di coloro che agitano lo spettro dei Rom e dei Sinti conosce la loro Storia, né le loro storie.
«C’è certamente del vero: lo ha detto la radio!»: basta il mezzo utilizzato a rendere credibili notizie inventate e palesemente inverosimili. Due casi accaduti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti dicono più di molte analisi come si costruisce e diffonde il panico sociale.
Lungi dal contrastare povertà e disuguaglianza, il contratto di governo, per quanto riguarda le politiche sociali, si pone in continuità con le misure che hanno determinato la crisi e lascia inalterati i meccanismi che dilatano le disuguaglianze.
Un’onda nera di razzismo sta travolgendo la società italiana. La cavalca il fascio-leghista Matteo Salvini, strumentalizzando le migrazioni. Credenti e laici devono contrastare questo fenomeno, anche attraverso la disobbedienza civile.
La scelta di solidarietà fatta dal Governo spagnolo di fornire assistenza materiale e giuridica ai naufraghi salvati dalla nave Aquarius non deve oscurare le gravi responsabilità del Governo italiano nella conduzione complessiva delle operazioni.
Il drammatico e infinito conflitto tra israeliani e palestinesi, caratterizzato da una costante oppressione dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese, sta producendo un vero e proprio regime di apartheid, bollato come crimine dalle Convenzioni internazionali.
Le Olimpiadi sono una scommessa economica che, da tempo, ha la certezza di essere perdente. Da qui la scelta fatta da molte città, in tutto il mondo, di non ospitarle. Perché mai Torino dovrebbe organizzare quelle invernali del 2026 dopo avere devastato il proprio bilancio con quelle del 2006?
50 anni dal 1968. Proliferano i convegni, i libri e le mostre. Protagonisti di quegli anni, ci interroghiamo: abbiamo vinto? abbiamo perso? Abbiamo vinto e abbiamo perso… anche perché, con una qualche provocazione, vorrei dire che nel nostro Paese ci furono due Sessantotto.