Trump, le guerre commerciali e la realtà del mondo

I dazi imposti da Trump distruggeranno il sistema del commercio internazionale creato dagli Stati Uniti nel dopoguerra. È probabile che ciò, dopo aver provocato un grande disordine nel mondo dell’economia e della politica, avrà, sul fronte economico, risultati ridotti e finirà per rafforzare la Cina. In ogni caso, i problemi sociali degli Stati Uniti non sono i deficit commerciali, e i dazi non riusciranno a risolverli.

“Il neoliberismo è vivo e lotta contro di noi”

La crisi del capitalismo non è superabile all’interno di questo sistema di produzione e occorre ripensare al socialismo come prospettiva praticabile. È la tesi di fondo di un recente lavoro di Luigi Pandolfi che riporta l’attenzione su alcuni concetti (lotta di classe, lavoratori, sfruttamento e socialismo) cruciali per qualsiasi discorso serio sull’attuale situazione economica e con troppa fretta giudicati superati o superflui.

Dazi e controdazi, a rimetterci sono sempre i poveri

L’aveva promesso e l’ha fatto. Anzi, no. Tutto rinviato, tranne che per la Cina. Parliamo dei dazi di Trump, quelli che dovrebbero far tornare grande l’America. Il rinvio non è casuale perché le contromosse di Canada, Messico e Cina lasciano prevedere che la mossa di Trump non gioverà nemmeno all’economia americana. Ma intanto si è avviata una spirale pericolosa: e a pagare saranno, come sempre, i poveri.

Crisi dell’auto: non solo Stellantis

Non è solo Stellantis. Tutte le industrie automobilistiche europee sono in crisi. Per uscirne non serve, come si continua a sostenere, rallentare la riduzione delle emissioni di CO₂. Occorre, più radicalmente, esplorare nuovi orizzonti, scrollarsi di dosso la sudditanza nei confronti degli Usa e aprire relazioni positive e accordi di collaborazione fra produttori con la Cina, l’Asia e l’alleanza dei Brics.

Automotive, il miraggio della ripresa

Riuscirà una massiccia iniezione di sussidi, quella rivendicata da Confindustria, sindacati e opposizione o quella proposta a livello di UE ad arginare o invertire il corso della crisi dell’automotive? No. Per molte e concorrenti ragioni. Per arginare la crisi climatica e garantire la mobilità di domani occorre investire sul potenziamento del trasporto pubblico di massa e flessibile e su una rapida conversione energetica.

Per un’imposta sulla ricchezza finanziaria

La ricchezza finanziaria degli italiani (conti bancari, titoli pubblici, obbligazioni, azioni ecc.) è di 4.935,917 miliardi. Un’imposta dell’1% su di essa renderebbe quindi 49 miliardi, vale a dire il 2,4% del Pil e il 5,6% delle entrate fiscali. A fronte di un piccolo sacrificio (l’1% di tale ricchezza) i vantaggi per l’economia nazionale sarebbero molto consistenti (si pensi che la manovra appena approvata si aggira sui 30 miliardi).

Debito pubblico e altri animali

3.000 miliardi di euro. È il debito pubblico italiano nel 2024. 50mila euro per abitante della penisola. Come dice il Governatore della Banca d’Italia, «l’Italia è l’unico Paese dell’area euro in cui la spesa pubblica per interessi sul debito è pressoché equivalente a quella per l’istruzione». Ma il Governo pensa a come ridurre le tasse. Anche se ciò significa solo nascondere la testa sotto la sabbia.