Qualcosa di molto importante si sta muovendo negli ultimi tempi sul fronte monetario e finanziario, in particolare con le decisioni portate avanti al riguardo da Trump, mentre l’opinione pubblica non sembra stia afferrando pienamente la portata dei mutamenti in atto. Gli obiettivi di fondo della strategia Usa sembrano essere la deregolamentazione progressiva delle attività finanziarie e la loro parallela privatizzazione, con il non celato tentativo di mantenere o riprendere l’egemonia degli Stati Uniti e del dollaro sulle attività finanziarie del mondo intero. Si tratta di un aspetto del tentativo di finanziarizzazione estrema dell’economia, affidata a un ristretto numero di gruppi tecnologici. Ma intanto si fa avanti in Cina un modello largamente alternativo. Nel testo che segue diamo sommariamente conto di alcuni degli sviluppi in atto.
Le criptovalute
L’Oxford English Dictionary definisce le criptovalute come ognuno dei vari sistemi di pagamento digitale che operano indipendentemente da un’autorità centrale e che impiegano tecniche crittografiche per controllare e verificare le transazioni.
Se questo sistema si diffondesse largamente gli effetti sulla regolamentazione e stabilizzazione delle economie nazionali potrebbero essere devastanti. Di recente si è verificato un certo crack nel mercato di tali strumenti. Peraltro la loro volatilità non è congiunturale, ma strutturale. In effetti essi non hanno valore in senso economico, non generano reddito, non sono legati ad alcun tipo di produzione, non pagano dividendi. Quello che li spinge non sono quindi i cash flow (o flussi di cassa), ma le aspettative, in particolare quelle che in futuro qualcun altro compri tali titoli a un prezzo maggiore di quello di oggi (Editorial, 2025); appare difficile trovare un solo investitore in cripto che non creda che il prezzo dei bitcoin alla fine non sorga sino a livelli record (Steer ed altri, 2025). Ma, in realtà, quando il sentimento di mercato si deprime nessuno può frenare la loro caduta. Si tratta anche dell’ultimo strumento con cui i potenti della terra si approfittano di quelli senza potere (Editorial, 2025).
Come indica un’inchiesta internazionale recente (El Idrissi, Woodman, 2025) le criptovalute minacciano lo stesso concetto di lotta al denaro sporco e alla criminalità. Da una parte, in effetti, non sembrerebbe esistere un sistema così trasparente come quello citato, perché esso impone che l’insieme delle transazioni siano repertoriate pubblicamente sulla blockchain (registro digitale che memorizza le transazioni in “blocchi”, ndr), ma dall’altra esso è estremamente opaco, dal momento che i titolari dei portafogli di criptomonete possono restare anonimi, approfittando delle lacune delle leggi in alcuni paesi. Si possono così effettuare dei bonifici immediati e anonimi a chiunque, anche a delle organizzazioni terroristiche. Questi servizi sono oggi accessibili con una semplice telefonata e per una somma modica. Come al solito Donald Trump, a ragione appellato come il criptopresidente, rovesciando una precedente norma messa a punto da Biden, che mirava a mettere sotto controllo le frodi e il lavaggio di denaro, ha molto ammorbidito le regole. Egli ha, tra l’altro, perdonato diversi dirigenti colpevoli di crimini nel settore (Steer ed altri, 2025). Poco importa quindi che i bitcoin siano poco più che uno strumento per speculatori e criminali se dietro di loro ci sono i più importanti politici (Foroohar, 2025). Negli Stati Uniti i comitati che fungono da lobbies per il settore hanno negli ultimi anni dato molto denaro non solo ai politici repubblicani ma anche a diversi democratici.
Una variante sul tema, le stablecoin
Le stablecoin sono degli strumenti digitali che offrono agli investitori la flessibilità delle criptovalute, ma che, al contrario delle stesse, non presentano apparentemente dei rischi di oscillazione di prezzo e appaiono a prima vista protette, dal momento che esse sono legate a un asset stabile, quale una valuta, dei depositi bancari o un bene come l’oro. Il 99% del mercato delle stablecoin è oggi garantito da dollari Usa. Le stablecoin sono ormai usate nei pagamenti internazionali, negli scambi commerciali, nei regolamenti finanziari, nel settore dei risparmi, negli investimenti e hanno tra l’altro dalla loro i vantaggi della semplicità e rapidità di esecuzione. Uno studio dell’IMF (Adrian ed altri, 2025) sottolinea come tali strumenti si vanno sviluppando perché il sistema dei pagamenti internazionali è lento, frammentato e costoso. Ora, mette in rilievo sempre l’IMF, le stablecoin rendono i pagamenti internazionali fortemente meno costosi; peraltro, esse mettono in difficoltà le valute deboli, evitano i controlli sui movimenti di capitale, erodono la sovranità monetaria degli Stati. Bisogna inoltre considerare che gli asset detenuti da chi emette le stablecoin per garantire il rimborso delle transazioni (dal dollaro ai titoli del Tesoro all’oro e così via) possono in realtà variare di valore; una perdita di fiducia sul mercato per quanto riguarda la rimborsabilità degli stessi asset può a un certo momento far scoppiare la corsa ai rimborsi, costringendo la Fed ad intervenire (Duffie, 2025).
Per quanto riguarda il quadro giuridico di tali strumenti, negli Stati Uniti nel luglio del 2025 Trump ha varato quello che è conosciuto come il Genius Act. Tale norma crea i requisiti regolamentari e di autorizzazione per gli emettitori di stablecoin e gli standard per la partecipazione al mercato Usa degli stessi per gli operatori stranieri. Donald Trump Jr. afferma che lo sviluppo delle stablecoin aiuterà a rinforzare il dominio del dollaro nel mondo attraendo tra l’altro flussi di investimento verso gli Stati Uniti, nonostante che sul piano politico il paese stia perdendo qualche colpo (Walker, 2025). La famiglia Trump, del resto, ha lanciato nel 2025 una serie di iniziative di criptovalute “private” attraverso le quali, sia pure tra alti e bassi, sembra sia riuscita a guadagnare diversi miliardi di dollari, Così, come ha dichiarato la senatrice democratica Elizabeth Warren, “per la prima volta nella storia degli Stati Uniti il nostro Presidente è l’agente regolatore dei suoi propri prodotti finanziari” (Monnet, 2025). Sempre nel luglio del 2025 è stato anche approvato dalla Camera dei Rappresentanti Usa il Central Bank Digital Currency Anti-surveillance State Act. Esso vieta in sostanza alla Banca Centrale di emettere una valuta digitale e di farlo in futuro senza l’approvazione del Congresso. Si vuole evitare che il dollaro digitale emesso dalla Banca Centrale faccia concorrenza alle monete private; l’idea è quindi quella di favorire la creazione di un sistema di pagamenti esclusivamente privati. Non è la prima volta nella Storia che si assiste ad un processo analogo, ma di solito la cosa finisce male (Rossetti, Simonazzi, 2025). Ma su tutto questo sentiamo l’eco del 2008. I crack finanziari si manifesteranno più di frequente che in passato. Come ci ricorda il premio Nobel per l’economia Samuel Johnson “Ci siamo già stati, io non posso dirvi quando il crack ci sarà e quanto sarà severo, ma sappiamo che arriverà” (Inman, 2025).
Un confronto tra Usa e Cina sulle criptovalute
Come abbiamo visto, la tendenza statunitense è quella a una privatizzazione e deregolamentazione spinta della valuta e dei mercati finanziari. Molto diverso appare l’atteggiamento cinese (Zhu Lanxu, 2025), (Grossi, 2025, a). Così, in un recente incontro sulla lotta alla speculazione sulle valute virtuali, la banca centrale del paese, tra l’altro preoccupata dalla crescita della stessa speculazione cripto nel paese e dalle mosse di Trump sopra segnalate, mentre ha già lanciato da tempo lo yuan digitale pubblico (che peraltro sta segnando un ritmo relativamente lento nell’introduzione per ragioni tecniche, ma forse anche politiche), ha dichiarato che il paese intensificherà una politica proibizionista sul trading e sulla speculazione su bitcoin e criptovalute; tali strumenti non possono circolare nel paese né essere usati sul mercato (Zhou Lanxu, 2025; Grossi, 2025, a). Per quanto riguarda in specifico le stablecoin, l’incontro ha ribadito che sono considerate come attività finanziarie illegali perché con esse si corre il grave rischio che siano utilizzate nel riciclaggio di denaro sporco, nonché nel trasferimento illegale di fondi all’estero e di una raccolta fondi fraudolenta. Il paese sta intanto portando avanti, nell’ambito dei Brics, la messa a punto di strumenti finanziari digitali che bypassano completamente il dollaro Usa.
Una risposta europea?
La diffusione dei nuovi strumenti nel mondo si appoggia tra l’altro sulle più importanti entità finanziarie statunitensi. Così, ad esempio, Visa ha annunciato l’intenzione di espandere la sua attività nel settore attraverso una joint venture con un altro operatore per aggredire i mercati europeo, dell’Africa e del Medio Oriente con le stablecoin statunitensi (Grossi, 2025, b). Venendo al nostro continente, la visione del mondo in materia finanziaria tra Usa e UE almeno in teoria sta divergendo (Gualtieri, 2025). Intanto le principali authority europee, l’Eba (per le banche), l’Esma (per le Borse e i mercati finanziari) e l’Eiopa (per le assicurazioni e i fondi pensione), hanno lanciato un alto là, suggerendo che le stablecoin emesse fuori dalla Ue e accessibili on-line non usufruiscono delle tutele europee; quindi attenti alle trappole, attenti alle truffe è il loro consiglio (Bufacchi, 2025). Gli europei, più in generale, sembrano temere i rischi di instabilità finanziaria conseguenti all’abbandono di un sistema finanziario pubblico consolidato a favore di un sistema privato, con la possibile perdita della propria sovranità monetaria (Rossetti, Simonazzi, 2025). Le soluzioni di pagamenti digitali che i cittadini possono utilizzare nell’area dell’euro non sono oggi europee e sono in effetti offerte quasi esclusivamente da fornitori statunitensi.
L’Europa si prepara, su tale sfondo, a lanciare invece il proprio euro digitale che goda della garanzia della Banca Centrale e che dovrebbe servire a preservare la sovranità monetaria europea; ma esso dovrebbe entrare in vigore nel 2029 con la prima emissione dell’euro digitale, un tempo che oggi sembra infinito. Come affermato da un esponente della BCE l’euro digitale è necessario per proteggere la nostra libertà, autonomia, sicurezza. Bisogna peraltro vedere quanto nel tempo gli Stati Uniti faranno cambiare idea a Bruxelles e a Francoforte. Ma, a detta di molti, il progetto europeo, pur necessario, non appare comunque sufficiente a parare l’assalto Usa (Lops, 2025). Tra l’altro l’euro digitale sarebbe limitato alle piccole transazioni e non a quelle fra imprese (Rossetti, Simonazzi, 2025). Si verifica una forte opposizione al progetto da parte delle banche del continente, che temono il rischio di essere cortocircuitate e vedere i cittadini aprire dei conti diretti con la Banca Centrale e con un trasferimento così verso la stessa di una parte dei depositi bancari e delle transazioni finanziarie (Angrand, 2025); anche dei membri del Parlamento Europeo avanzano delle riserve. Secondo molte banche il progetto minerebbe il sistema dei pagamenti privati (Storbeck, Tamma, 2025). Intanto dieci grandi banche europee si stanno muovendo per emettere stablecoin in euro; è stato così creato un servizio, Qivalis, per fare concorrenza alle società Usa. Qivalis assicurerà pagamenti istantanei a basso costo e sarà lanciato a metà 2026. Il sistema non dovrebbe essere in concorrenza con l’euro digitale della Banca Centrale perché quest’ultimo è destinato soprattutto al retail (Graziani, 2025). Ricordiamo incidentalmente che da qualche tempo è entrato in vigore il regolamento della UE relativo ai mercati delle criptovalute (“Micar”), che introduce una disciplina per l’emissione, l’offerta al pubblico e le prestazioni aventi per oggetto servizi relativi alle criptoattività. Intanto si è creato un altro consorzio, questa volta di dieci banche, compresi nella lista anche alcuni istituti statunitensi, per il lancio di una stablecoin ancorata alle principali valute del G7.
Conclusioni
Indubbiamente vanno registrate delle grandi trasformazioni in atto in campo monetario e finanziario sotto la spinta, da una parte, delle trasformazioni tecnologiche e, dall’altra, delle politiche di Donald Trump. Queste ultime, prendendo atto del fatto che la potenza predatrice degli Stati Uniti è in declino, cercano di rovesciare in qualche modo il tavolo introducendo meccanismi di finanziarizzazione e di privatizzazione estrema della moneta e degli strumenti relativi, tra l’altro legando strettamente tali strumenti al dollaro, cercando anche il presidente di approfittare personalmente, coinvolgendo i membri della sua famiglia, dei mutamenti in atto attraverso una fitta rete di società controllate. La risposta dell’UE a questa offensiva appare tardiva e debole, nonché soggetta ai diktat statunitensi; si tratta di un altro settore in cui si teme che i paesi dell’UE perdano potere e sovranità. Intanto la Cina mostra che un altro modello, centrato sul mantenimento del controllo pubblico su tutte le tematiche coinvolte, appare possibile. È difficile prevedere come si potranno sviluppare le cose nei prossimi anni; le uniche ipotesi plausibili appaiono da una parte appunto quella di una perdita di rilevanza dei paesi dell’euro e dall’altra quella che la Cina non si farà intrappolare facilmente nell’attività predatrice statunitense. Per altro verso, viene mantenuta sullo sfondo la necessità di un profondo mutamento del sistema monetario e finanziario mondiale che, tra l’altro, lasci adeguato spazio alle nuove realtà del Sud del mondo.
Testi citati nell’articolo
-Adrian T. ed altri, Understanding stablecoins, IMF, Washington, 4 dicembre 2025
-Angrand M., Les banques vent debout contre l’euro numérique, Le Monde, 14 ottobre 2025
– Bufacchi I., Allarme delle Authority europee ” rischi elevati dalle cripto ”, Il Sole 24 Ore, 7 ottobre 2025
-Duffie D., New finance needs a new kind of Treasury notes, www.ft.com, 2 dicembre 2025
-Editorial, The Guardian view on crypto’s latest crash: it reveals who pays the price for a failing economy, www.theguardian.com, 18 novembre 2025
-El Idrissi A., Woodman S., Cryptomonnaies: un boulevard pour le blanchiment, www.lemonde.com, 17 novembre 2025
-Foroohar R., The coming cryptocurrency crisis, The Financial Times, 28 luglio 2025
-Graziani A., Arriva Qivalis…, Il Sole 24 Ore, 3 dicembre 2025
-Grossi G., Cina: nuovo attacco a bitcoin, crypto e stablecoin…, www.cryptovaluta.it.,29 novembre 2025, a
-Grossi G., Visa: stablecoin anche in Europa…, www.criptovaluta.it, 30 novembre 2025, b
-Gualtieri P., Europa e Stati Uniti divergono anche sulle valute digitali, Il Sole 24 Ore, 25 settembre 2025
-Inman P., The rise of digital money poses significant challenges for regulators, www.theguardian.com, 4 ottobre 2025
-Lops V., Euro digitale alla dura sfida con le stablecoin americane, Il Sole 24 Ore, 1 ottobre 2025
-Monnet E., Les “stablecoin”, une arme au service des Etats-Unis ?, Alternatives Economiques, luglio-agosto 2025
-Rossetti A., Simonazzi A., Le stablecoin e la supremazia del dollaro, www.sbilanciamoci.info, 4 novembre 2025
-Steer G. ed altri, Crypto rocky year, www.ft.com, 5 dicembre 2025
-Storbeck O., Tamma P., ECB’s digital euro plan hits resistance from banks and EU lawmakers, www.ft.com, 5 novembre 2025
-Walker O., Stablecoin surge will preserve US dollar dominance, says Donald Trump Jr., www.ft.com, 1 ottobre 2025
-Zhou Lanxu, China tightens crackdown on virtual currency speculation, www.chinadaily.com.cn., 25 novembre 2025

Il SOFTWARE monetario è, a tutti i livelli, il terreno su cui si scontrano le diverse concezioni contemporanee di economia tout court. La proprietà dei mezzi di produzione, l’HARDWARE, è solo il suo strumento. I potenti trattano la Terra e i suoi abitanti come microchip sempre più miniaturizzati e monitorati. Hanno intravisto la possibilità di bypassare quasi ogni vincolo fisico, trasformandolo in una rappresentazione ovunque non si presenti come terminale. La moneta non è più rappresentazione virtuale dell’economia reale: è il reale a divenire rappresentazione del virtuale. Buone notizie? Non perchè le transazioni sono semplificate, ma perchè… se le idee paiono ancora molte e confuse, allora i potenti non hanno ancora il dominio assoluto. C’è un po’ di tempo, se non per combatterli, almeno per capirli e capire il nostro futuro prossimo.