Sergio Labate è professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Macerata. Tra i sui temi di ricerca ci sono il lessico della speranza e dell’utopia nell’età secolarizzata, la filosofia del lavoro, le passioni come fonti dei legami sociali, la difesa della democrazia costituzionale nell’epoca del suo disincanto generalizzato. È stato presidente di “Libertà e Giustizia”. Tra le sue pubblicazioni: “La regola della speranza. Dialettiche dello sperare” (Cittadella, 2012), “Passioni e politica” (scritto insieme a Paul Ginsborg, Einaudi, 2016), “La virtù democratica. Un rimedio al populismo” (Salerno editrice, 2019). Ha recentemente pubblicato il volume: "Lavoro e modernità. Un saggio filosofico" (Ets, 2025).

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Israele e Palestina: il problema non è (solo) Netanyahu

Anche in Occidente si ammette, infine, che Netanyahu è un criminale di guerra e che il genocidio di Gaza va oltre ogni limite etico. Ma a ciò si accompagna l’affermazione che tolto Netanyahu (cosa che, prima o poi, accadrà) ci sarà pace in Palestina. Non è così. Senza il superamento della concezione confessionale di Stato che anima Israele, la questione palestinese resterà irrisolta e l’orrore di Gaza si ripeterà senza fine.

L’Occidente e l’apartheid: Trump e non solo

Trump vieta agli studenti stranieri l’iscrizione ad Harvard e, contemporaneamente, accusa il presidente del Sudafrica di praticare l’apartheid nei confronti dei bianchi. È la punta dell’iceberg di un comportamento assai diffuso in Occidente: praticare politiche di segregazione e di controllo di interi gruppi etnici e sociali e, nello stesso tempo, presentarsi come vittime. È la politica del neo-capitalismo.

L’Occidente e una pretesa superiorità che non esiste

Scrittori, politici, giornalisti si affannano a celebrare una pretesa superiorità culturale ed etica dell’Occidente. Non si accorgono che quella superiorità se mai esiste, non è quella di Socrate ma quella di chi a Socrate ha dato la morte. In realtà l’Occidente si pensa come mondo ma non è il mondo. E se il futuro dell’Occidente è la supremazia dei ricchi senza regole né leggi, non è affatto detto che questo sia il futuro del mondo.

La sinistra e il papa

È coerente, per la sinistra, l’apprezzamento diffuso per il papa scomparso? Lo è. Non solo perché una sinistra che continui a prendersela con la religione anziché col capitalismo sembra all’ultimo giapponese che combatte una guerra già finita. Ma anche perché quel papa è, della sinistra, la cattiva coscienza, per il modo in cui ha affrontato con coerenza temi da essa elusi come il capitalismo, la credibilità, la modernità.

In morte di un papa venuto da lontano

Con papa Francesco noi – un pezzo di sinistra – abbiamo combattuto battaglie politiche e sociali comuni. A volte lui più radicale di noi. Senza bisogno né che lui si presentasse né che noi lo riconoscessimo in modo diverso da ciò che era realmente: un uomo di fede fermo, su alcuni temi etici, alle posizioni tradizionali della Chiesa. È stato davvero, anche per questo, un papa venuto da lontano.

Il kit di sopravvivenza della commissaria europea

Mentre buona parte dei cittadini non ha più di che mangiare o di che curarsi, una commissaria europea diffonde un video per informarci che su di noi incombe il pericolo di morire e sollecitarci a preparare un kit di sopravvivenza. Il messaggio, accompagnato da incomprensibili risate, è che dobbiamo abituarci alla paura. Non per caso ché, se muore il welfare, solo la paura potrà assicurare coesione e controllo sociale.

Quel che vorrei dall’Europa: 800 miliardi per Gaza

Riarmo, persecuzione dei migranti, silenzio complice sulla strage degli innocenti che si consuma ogni giorno a Gaza: è questa l’Europa che dovremmo difendere? Tenetevela pure, quest’Europa. Tenetevi pure l’orgoglio europeo. Io parteggio per la dignità degli oppressi. Anche questa l’ho appresa in Europa, da europeo. E da europeo ho imparato che vale per tutti, non solo per noi.

La manifestazione “per l’Europa” dei Repubblica boys: perché no

La giornata dell’orgoglio europeo lanciata dai Repubblica boys è una suggestione ingannevole. Sostenere le politiche dell’Europa, occultandone le responsabilità per la gestione del conflitto in Ucraina, significa, infatti, schierarsi per la prosecuzione della guerra e per l’aumento delle spese militari. E ciò mentre la convergente prepotenza di Putin e di Trump imporrebbe un’iniziativa per sostituire la forza con la politica e la trattativa.

Draghi, noi e l’angoscia quotidiana che ci pervade

Dopo avere praticato e appoggiato le peggiori politiche europee di austerità, Mario Draghi scopre che i “potenti” degli ultimi decenni non contano più nulla e, in preda all’angoscia, chiede che “si faccia comunque qualcosa”. Individua con lucidità il problema, ma di nuovo fallisce la mira. Non è di qualcuno che decida per tutti, infatti, che abbiamo bisogno, ma di spazi in cui ci sentiamo liberi di decidere insieme.