Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).
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Lo stadio di Milano è indisponibile, causa Olimpiadi, per Milan-Como? Nessun problema, basta andare a giocare in Australia, a 13.700 km di distanza. Ci sono dietro l’angolo migliaia di stadi disponibili e il viaggio aumenta la fatica e i rischi per i giocatori. Ma poco importa. Per i dirigenti del calcio nostrano il richiamo dei soldi è irresistibile.
Il Coni ha scelto l’usato sicuro, l’ex presidente della canoa Luciano Buonfiglio, a garanzia del prolungamento della gestione Malagò. Operazione perfetta per garantire soldi e interessi, ma con numerosi scheletri nell’armadio: dalla pacificazione con il presidente della Federcalcio Gravina (reduce da insuccessi vergognosi) alla copertura del disastro organizzativo ed economico dei giochi di Milano-Cortina 2026.
Il sindaco di Roma Gualtieri si è ricandidato per le elezioni del 2027. Il suo programma è debolissimo (i “punti di forza” sono la messa a regime del termovalorizzatore e la balneabilità del Tevere…), in continuità con l’attuale azione di governo. Ma l’inesistenza dell’opposizione e il sostegno della stampa rendono plausibile il bis.
Iniziano le qualificazioni per i mondiali di calcio. Primo avversario dell’Italia, la Norvegia. Poi Moldova, Israele ed Estonia, non certo la crema del calcio. Ma siamo reduci da due mancate qualificazioni e da due eliminazioni alle prime battute. Incubo è una parola grossa, da usare per ben altre vicende, ma tra i tifosi c’è chi lo sta vivendo.
Mentre, nel mondo, il numero delle dittature supera quello delle democrazie (peraltro in crisi sempre più evidente) il fattore determinante della geopolitica diventa la demografia. Eppure l’occidentalismo e l’eurocentrismo ci fanno trascurare il peso sempre maggiore, in numero di abitanti e in termini economici, non solo della Cina e dell’India ma anche di Paesi come l’Indonesia e la Turchia.
Chi spera sa che l’ultima parola su noi e il mondo non è stata ancora pronunciata. Ed è una buona ragione per continuare a vivere. Questo il messaggio dell’ultimo libro del coreano Byung-Chul Han (“Contro la società dell’angoscia: speranza e rivoluzione”), in cui la speranza viene descritta come un sogno ad occhi aperti, solare, fattivo, concreto, benaugurante.
La lobby delle scommesse sta provando a reintrodurre nelle manifestazioni sportive una massiccia pubblicità del gioco d’azzardo, vietata nel “decreto dignità”. Alle spalle ha una formidabile coalizione, “dimentica” dei danni che ciò provocherebbe alle persone più fragili. Eppure, nel calcio all’avanguardia in Europa, quello inglese, è vietata la sponsorizzazione di aziende di scommesse come brand trainanti delle squadre.
La corte di miliardari dei social che circondava il presidente Trump nella cerimonia di insediamento non lascia dubbi su quale svolta subirà la politica internazionale. È facile ipotizzare che nel prossimo futuro un algoritmo deciderà il futuro del mondo. Del resto, oggi al centro della discussione è TikTok, ma come misconoscere l’influenza di Twitter, Facebook e Instagram sulle politiche e sulle urne dell’Occidente?
Chi avrebbe detto, all’atto della sua istituzione, che l’Onu sarebbe diventata insignificante nello scacchiere geopolitico e avrebbe potuto addirittura essere definita ”una cricca antisemita”? Eppure è accaduto. Certo, ha giocato l’atteggiamento degli Stati Uniti, ma lo si poteva intavedere da subito, nella previsione del potere di veto, segno di un organismo costituito a uso e consumo dei vincitori della guerra.
Acclamato a Cannes e osteggiato, negli Stati Uniti, dalla destra reazionaria e dall’entourage di Donald Trump, “The Apprentice”, del regista iraniano Ali Abbasi, è la storia dell’emergere del Trump imprenditore. Privo di particolari guizzi estetici, il film descrive in modo realistico le origini di una carriera spregiudicata e, a tratti, autenticamente criminale, con, sullo sfondo, lo spietato capitalismo americano.