Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).
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Sono alle porte la Super Champions e un allargamento dei mondiali di calcio a 48 squadre: più partite, più incassi e, conseguentemente, maggiori ricavi dalla vendita dei diritti sportivi. Sarebbe una trasformazione profonda del calcio: sempre meno sport e sempre più gioco.
C’è nel tennis italiano un curioso sali e scendi: declina la generazione al femminile che ci aveva fatto vivere pagine gloriose mentre sembra risalire la versione al maschile. Intanto, in una disciplina che vive sopra le proprie possibilità, Torino si aggiudica a partire dal 2021 l’ATP Finals. Se son rose fioriranno.
Il Governo ha rilanciato la possibilità che l’Italia ospiti grandi eventi dello sport. Ma il nostro Paese ha un’impiantistica sportiva vecchia e superata. L’ultima generazione di stadi è quella sfornata per Italia ’90 e i club professionistici del calcio non vogliono o non possono seguire l’esempio della Juventus.
Le società calcistiche di serie A, B e C hanno accumulato 4 miliardi di debiti, che vengono occultati con trucchi contabili e facendo ricorso al meccanismo delle plusvalenze, ovvero alla valutazione sovradimensionata dei giocatori. La cosa è tollerata da tutti ma, intanto, il sistema è a rischio implosione.
Anche le Olimpiadi “non sono più quelle di una volta”… Tolti gli sport classici, irrinunciabili nel bouquet dei Giochi, le altre discipline, più o meno sportive, sgomitano portando in dote i fatturati. E così è probabile che nel 2020 a Tokyo il karate, appena entrato, uscirà per far posto a breakdance e videogiochi.
Il Totocalcio, sogno degli italiani negli anni del boom economico e non solo, è diventato, nell’Italia delle scommesse una “riserva” per 38.000 nostalgici. Ma si preannuncia un suo rilancio online propiziato da un finanziamento del Governo ai Monopòli. Staremo a vedere.
È di questi ultimi giorni la presentazione del ricorso della Juventus al Collegio di garanzia del Coni contro l’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter (vinto sul campo dalla squadra bianconera ma viziato dalle vicende di Calciopoli). Ultimo segnale di una rissosità che è un segnale eloquente di crisi.
Nel mondo dello sport italiano le pari opportunità dirigenziali sono un autentico miraggio ma sui campi, sulle pedane e negli impianti sportivi le grandi icone sono tutte femminili, nonostante il minor numero di praticanti. È anche questo un segno dei tempi…
La nuova governance del calcio, incurante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, ha concordato che la sfida per la Supercoppa tra Juventus e Milan si disputi il 16 gennaio 2019 a Gedda, in Arabia Saudita. I soldi possono tutto. Ma sarà, per il calcio italiano, l’ennesimo cattivo messaggio gestionale.
Da ultimo è stato Report a rivelare i rapporti tra gruppi organizzati di ultrà juventini, protetti dalla società, e ambienti mafiosi. Ma compromissioni analoghe toccano da tempo molte società calcistiche. La rinnovata dirigenza della Federcalcio vorrà finalmente estirpare questa piaga?