Francesco Pallante è professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020), "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021), "Spezzare l'Italia. Le regioni come minaccia all'unità del Paese" (Einaudi 2024) e, con Gustavo Zagrebelsky e Armando Spataro, "Loro dicono, noi diciamo. Su premierato, giustizia e regioni" (Laterza 2024). Collabora con «il manifesto».

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Riforma della giustizia: chi ci guadagna e chi ci perde

Le riforme costituzionali non si fanno a caso ma per cambiare gli equilibri in atto. Lo scopo è che qualcuno guadagni potere e qualcun altro ne perda. L’effetto della riforma costituzionale della giustizia è chiaro: l’indebolimento della magistratura attenua il controllo di legalità sull’agire politico e aumenta il potere del governo e della maggioranza contingente mentre a pagarne il prezzo sono i cittadini.

Torino. Parlare di Gaza in Università

Parlare di Gaza in Università è difficile, eppure necessario. A sovrapporsi sono anzitutto le categorie: ebrei, sionisti, israeliani; arabi, palestinesi, musulmani. E poi: territori occupati o contesi? Domande difficili, salvo, che per il diritto, in cui i provvedimenti delle Corti non lasciano dubbi sul genocidio in atto. Con esse il Dipartimento di Giurisprudenza di Torino ha scelto di misurarsi in un articolato seminario.

L’isolamento di Israele

Israele è isolato come non mai. Nonostante le enormi risorse economiche profuse in propaganda e per assoldare media, giornalisti e influencer, due anni di violenza genocidaria gli hanno alienato gran parte delle simpatie di cui godeva. Parallelamente l’opinione pubblica internazionale ha assunto una rilevanza decisiva nel determinare gli sviluppi degli eventi inducendo gli Stati Uniti a imporre a Israele l’“accordo di pace”.

Contro il genocidio: a quando uno sciopero generale?

Mai abbiamo assistito in diretta al genocidio di un popolo compiuto da un nostro alleato. Di Gaza sappiamo tutto; persino ciò che accadrà domani. Ma non facciamo niente: né di concreto, come interrompere i rapporti con Israele o imporre sanzioni, né di simbolico, come riconoscere lo Stato di Palestina. Il sindacato si è mosso, ma troppo timidamente. Cosa deve ancora accadere perché si arrivi a uno sciopero generale?

Il silenzio sui referendum: un attacco alla democrazia

C’è la rimozione della destra, da sempre subalterna ai poteri forti e ai loro privilegi. E c’è l’ipocrisia di partiti e intellettuali “progressisti” che continuano a subordinare i diritti alle esigenze del mercato. Il risultato è un silenzio tombale sui referendum dell’8 e 9 giugno. Ciò rende doppiamente importante il raggiungimento del quorum: per ripristinare alcuni dei diritti violati e per dare un segnale politico in controtendenza.

Non è “centro destra”, è destra estrema

È tempo di chiamare le cose con il loro nome e di riconoscere, apertamente, che al governo del Paese non c’è un centro-destra ma una destra estrema, erede del fascismo di Salò. Solo la disonestà intellettuale (nell’ipotesi peggiore) o la rimozione psicoanalitica (nell’ipotesi migliore) può indurre a continuare a parlare di “centro-destra” e a disconoscere la deriva autoritaria in atto.