Enzo Scandurra, urbanista, saggista e scrittore; già ordinario di Urbanistica presso Sapienza di Roma, più volte direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica e Coordinatore nazionale del Dottorato in Architettura e Urbanistica, si occupa di problemi legati all’ambiente e alle trasformazioni della città. È autore di numerosi testi, ultimi dei quali: “Muri” (manifestolibri, 2017, con M. Ilardi), “La città dell’accoglienza” (in collaborazione, manifestolibri, 2017), “Splendori e miserie dell’urbanistica” (con I. Agostini), (DeriveApprodi, 2018), “Biosfera. Il luogo che abitiamo” (DeriveApprodi, 2020, con G. Attili e I. Agostini), “Contronarrazioni” (curatela con T. Drago, Castelvecchi, 2021), “La svolta ecologica. Ultima chance per noi e il pianeta” (DeriveApprodi, 2022), “Cambiamento o catastrofe? La specie umana al bivio” (a cura di T. Drago, E. Scandurra, Castelvecchi, 2022), “Roma o dell’insostenibile modernità” (DeriveApprodi, 2024).
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Per sopravvivere ed evitare di farsi travolgere dalla catastrofe climatica, l’umanità deve fare un salto di civiltà, nei consumi e nei modi di produzione. Sarebbe un salto economicamente conveniente e consentito dalla evoluzione della tecnica. Ma i governi si guardano bene dal farlo. Basta guardare all’energia dove, anziché perseguire riduzione dei consumi e fonti alternative, si insegue la follia del nucleare.
“Il romanzo della resurrezione” di Giuseppe Aragno è una appassionata e dolente storia dei vinti, quelli della famiglia del protagonista, subito dopo la guerra e la caduta del fascismo, nella magica e tragica atmosfera di Napoli. Un racconto che si snoda tra politica e affetti. Con l’idea di fondo che non nasciamo liberi, ma segnati dal fare di quanti ci hanno preceduti.
Una della caratteristiche storiche delle nostre città era l’accoglienza dei pellegrini, dei migranti, dei poveri, dei malati e la costruzione degli edifici loro destinati era affidata a grandi architetti. In epoca moderna la situazione è ribaltata: cacciati o respinti i migranti, murate e riempite di zone rosse le città, la fortezza Europa mostra il suo volto più spietato e feroce, dimenticando anche la memoria dell’ospitalità.
La legge “Salva Milano” è un attacco all’idea stessa di urbanistica e, insieme, a una concezione di città a misura d’uomo. Con essa la realizzazione di un grattacielo al posto di una vecchia costruzione a due piani passa per rigenerazione urbana senza rischi per le amministrazioni. E spiace (benché sia diventata un’abitudine) vedere che a questo scempio concorra la sinistra di governo (a Milano e non solo).
“L’inquietudine del pensiero”, libro postumo di Franco Cassano, è una summa del suo approccio alla ricerca e alla politica. Un approccio in cui la ricerca non contempla soste né il sedersi sulle rendite di posizioni acquisite. Regola che vale anche per la politica, perché nessuna generazione possiede il monopolio della verità e chi vuole provare a capire il futuro deve imparare ad andare oltre i confini.
Roma è a un bivio: vivere della rendita dei gioielli della nonna diventando sempre più una vetrina ad uso esclusivo dei turisti o elevarsi da questa storica stagnazione. L’alternativa è, in realtà, solo retorica: la scelta delle ultime amministrazioni non lascia dubbi e Roma presenta due volti: la Grande Bellezza di facciata del centro e dei suoi eventi effimeri e la Grande Bruttezza non appena ci si allontana verso la periferia.
Roma, capitale di contraddizioni, non sa scegliere tra l’impegno per arginare la crisi climatica e ambientale e la vecchia politica “del mattone”. La soluzione è sotto gli occhi di tutti: rivedere il Piano regolatore nell’ottica del consumo di suolo zero. Ma la politica preferisce non vedere l’intreccio tra crisi climatica, consumo di suolo e incendi.
Oggi la parola terra è usata per lo più come sinonimo di suolo da sfruttare. È tempo di cambiare paradigma: terra significa “madre-terra”, biosfera, ecosistema planetario, luogo che ci ospita, che produce la vita e quanto abbiamo bisogno. La nuova prospettiva richiede la rinuncia alla centralità dell’uomo nell’universo, la rinuncia al patriarcato, all’imperialismo e a tutti i gretti nazionalismi, alle guerre, tutte.
Oggi la violenza prevale su qualsiasi altro atteggiamento: tra persone, come tra Stati. E nelle città si moltiplicano i conflitti tra benestanti e “scarti” umani. Il dialogo, ovvero il metodo per raggiungere la concordia e la pace, sembra bandito. In questo contesto è utile la rilettura di un brano in controtendenza de “I miserabili” di Victor Hugo.
Tra le opere del Giubileo 2025 c’è il progetto di realizzare a Fiumicino, a pochi passi da Roma, un porto per grandi navi di croceristi (lunghe oltre 360 metri e alte oltre 70, grattacieli galleggianti di 25 piani). Un’opera di cui non c’è alcun bisogno e che sconvolgerà per sempre il paesaggio del vecchio borgo. Per questo contro il progetto è stata lanciata una petizione, aperta alla sottoscrizione di chi vuole opporsi allo scempio.