Clima e ambiente: dal 2025 anche buone notizie

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Il quadro sconfortante dell’anno appena concluso (https://vll.staging.19.coop/ambiente/2026/01/14/clima-e-ambiente-lo-sconfortante-bilancio-del-2025/) non può far dimenticare che, ovunque, comunità, popoli, semplici cittadini si impegnano per innescare nella società azioni e comportamenti virtuosi che vanno nella direzione del proteggere e ripristinare la natura nel nome dello sviluppo sostenibile (che non significa solo salvaguardia dell’ambiente ma anche del lavoro, della salute, dei diritti sociali e della parità di genere). Quasi sempre l’impegno di queste persone viene occultato e passa sotto silenzio, perché in aperto contrasto con le regole predatorie e inique del libero mercato, ma il cambiamento va avanti attraverso mille rivoli sotterranei. Esse combattono l’invasione delle plastiche e l’uso indiscriminato di sostanze chimiche deleterie per il pianeta nelle pratiche agricole e di allevamento, incrementano la produzione di energia da fonti rinnovabili, procedono nella decarbonizzazione, intentano cause per la salvaguardia ambientale contro i grandi inquinatori, mosse dal desiderio di riportare una visione etica alla base delle azioni del genere umano.

Se gli assalti delle lobbies dei grandi inquinatori sono sempre più furiosi ed aggressivi, segno che essi percepiscono la precarietà dei loro guadagni e si sentono mancare la terra sotto i piedi, tuttavia la strada verso la decarbonizzazione e il contrasto ai combustibili fossili e alle pratiche altamente inquinanti per fermare il riscaldamento globale, procede e si allarga. Così mentre la Coop 30 in Brasile è stata presa d’assalto dai lobbisti delle multinazionali del petrolio e non ha dato frutti, ben 82 paesi, mossi dall’intenzione di combattere seriamente il cambiamento climatico, hanno aderito al trattato sui combustibili fossili Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty Initiative (TNPCF) e si incontreranno nell’aprile 2026 in Colombia per stabilire una road map da seguire, basata su quattro punti: commercio, tassa sul carbonio, taglio delle emissioni, abbandono dei combustibili fossili.

Oltre alla posizione lungimirante di questi stati, laddove la politica nazionale non intraprende azioni effettive contro il cambiamento climatico o addirittura lo nega come negli Stati Uniti, una rete di grandi metropoli si sta muovendo. Si tratta delle C40 Cities, ormai diventate oltre 100, che rappresentano una parte significativa dell’economia globale (23%) e della popolazione mondiale (più di 100Mln). I loro sindaci, si sono impegnati su vari obiettivi concreti: ridurre le emissioni climalteranti dimezzando l’uso dei combustibili fossili entro il 2030, migliorare la qualità dell’aria attraverso progetti per avere più alberi, parchi e spazi verdi e inclusivi, promuovere uno sviluppo sostenibile attraverso le energie rinnovabili, con trasporti il più possibile pubblici ed elettrici, un’edilizia a zero emissioni, sistemi alimentari sostenibili e gestione circolare dei rifiuti e delle acque. Ciò comporterà 50 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2050. Questi interventi aumentano le capacità di resilienza delle città contro gli impatti del collasso climatico. E per avere garanzie serie che questi obiettivi vengano davvero raggiunti essi verranno monitorati e, laddove non siano rispettati i termini, la città inadempiente dovrà uscire dalla rete.

Per quanto riguarda le strategie concrete già messe in atto in varie parti del mondo va citata la Cina che formalmente non aderisce agli accordi per la decarbonizzazione ed è tuttora il primo produttore al mondo di anidride carbonica, continuando ad utilizzare il carbone come fonte energetica; tuttavia, già da quest’anno la produzione di energia da fonti rinnovabili ha superato quella derivata dal carbone, raggiungendo con cinque anni d’anticipo la percentuale di energia pulita prevista dagli accordi di Parigi del 2015.

Anche l’Africa si sta muovendo nella direzione di incrementare al massimo le fonti rinnovabili per ottenere energia soprattutto dal sole, il che inoltre offre l’occasione per creare rilevanti posti di lavoro, rafforzare le economie locali e garantire stabilità politica e sociale. Un passo importantissimo visto che le ricchezze minerarie del continente sono molto ambite e bande di mercenari al soldo di società straniere continuano a destabilizzare la politica degli stati più fragili sostenendo governi fantoccio e impadronendosi impunemente delle risorse del continente. Come segnala il WWF, si sono ottenuti buoni successi a vari livelli dalla cooperazione internazionale e dalla collaborazione tra finanza, paesi, comunità, aziende virtuose, associazioni, mondo scientifico e della ricerca. È stato istituito il TFFF un Fondo di cinque miliardi di dollari per le foreste e la loro conservazione che premia gli stati tropicali attivi nel preservare le foreste e convoglia i finanziamenti alle comunità indigene e locali, direttamente, per evitare a livello burocratico l’indebita appropriazione di funzionari corrotti.

Con la Dichiarazione di Brazzaville in Congo si è riconosciuta definitivamente l’importanza fondamentale delle comunità indigene. I suoi leader si sono riuniti nel Primo Congresso Mondiale dei Popoli Indigeni, che si appellano alla giustizia internazionale per essere protetti nelle lotte per la salvaguardia della natura. Purtroppo, nel 2025 sono stati uccisi circa 200 attivisti ambientali che lottavano per preservare le foreste da gravi devastazioni, attuate da un sistema capitalistico rapace. Le loro comunità, definite dall’Onu le grandi custodi delle foreste, da generazioni si prendono cura degli ecosistemi in cui vivono e quando i loro diritti vengono rispettati la natura prospera e ci si assicura un pianeta sano nel presente e per le generazioni future. In Nepal nell’ecosistema himalayano si è chiusa la fase critica per i leopardi delle nevi, a grave rischio di estinzione, grazie alla collaborazione tra Stato, mondo scientifico e comunità degli sherpa. A seguito dell’azione informativa della CITES si è riconosciuta la necessità di proteggere dall’estinzione anche i grandi predatori del mare come squali e razze, che contribuiscono a mantenere in salute gli ecosistemi marini. Altra notizia positiva: è finalmente entrato in vigore, dopo 2 decenni di sforzi, il Trattato sull’Alto Mare, supportato dal mondo scientifico e della protezione ambientale. Verranno individuate e condivise regole vincolanti per proteggere e conservare la biodiversità marina delle distese oceaniche al di fuori dei confini dei singoli stati e regolamentate le trivellazioni dei fondali.

Ci sono, poi, numerosissime scoperte tecnologiche che, tenute quasi sotto silenzio, vanno nella direzione di proteggere il pianeta risolvendo i più disparati problemi da inquinamento. Molti scienziati, soprattutto giovani, lavorano incessantemente nel mondo della ricerca per trovare nuove tecnologie non impattanti e che possano utilizzare prodotti dell’economia circolare. Dai motori non più basati sulle terre rare, alle batterie al sodio, a meccanismi per l’accumulo di energia idroelettrica in mare altamente performanti. Davvero notevole la costruzione da parte di ingegneri olandesi di un meccanismo galleggiante, lungo 600 metri, autonomo negli spostamenti, a consumi ed emissioni zero perché dotato di pannelli solari, che funziona come una sorta di aspirapolvere e raccoglie ingenti quantità di quella plastica che forma al centro degli oceani isole galleggianti grandi come nazioni, la raccoglie, la compatta e la invia al riciclo sulla terraferma. System 03 di The Ocean Cleanup è operativo anche nei confronti delle microplastiche (terribili killer cancerogeni molto difficili da intercettare presenti ovunque nella catena alimentare) senza danneggiare la fauna ittica grazie a sensori e droni che monitorano la biodiversità. Flotte multiple di System 03 potrebbero dimezzare entro il 2040 la Great Pacific Garbage Patch, un vortice di oltre 1,6 milioni di kmq che contiene 80.000 tonnellate di plastica e prevenire così danni per la pesca e il turismo stimati in miliardi di dollari.

Le notizie positive e le azioni intraprese per la salvaguardia dell’ambiente e per lasciare al pianeta il tempo di rigenerare naturalmente le risorse di cui noi umani abbiamo bisogno, sono dunque moltissime e riguardano i campi più disparati. E gli esempi riportati toccano esclusivamente le nazioni extraeuropee. A questi dobbiamo fare riferimento ogni volta che una notizia di devastazione ci raggiunge e lo sconforto ci spinge verso il nichilismo: la perdita della speranza è funzionale agli interessi dei grandi inquinatori e dobbiamo, invece, continuare a lottare, a credere nelle utopie di una vita migliore e a impegnarci per un pianeta in buona salute, libero, solidale, accogliente.

Gli autori

Margherita (Rita) Corona

Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali

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