Sabato 1° febbraio si è tenuto, presso il salone dei convegni del palazzo comunale di Montaldo Torinese, un affollato incontro, organizzato dal Comune. Erano presenti circa 200 cittadini che hanno discusso della paventata tangenziale est di Torino, progetto vecchio di trent’anni che ciclicamente, come un carsismo, emerge dal cassetto dei ricordi per poi inabissarsi nuovamente: una grande opera che continua ad attrarre l’interesse della politica e la resistenza dei cittadini, assai dubbiosi che un nastro di asfalto tra le verdi colline che circondano Torino possa definirsi “progresso”. L’idea che la tangenziale est di Torino possa andare oltre la fase progettuale ed entrare dentro quella cantieristica cozza dunque, al momento, con una contrarietà del territorio che sarà bene non ignorare per evitare spiacevoli situazione che il torinese non vuole rivivere.
Come sempre accaduto anche la nostra generazione fatica a comprendere e accettare il fatto che le epoche storiche finiscono e si trasformano in qualcosa d’altro che, il più delle volte, non piace. A ogni cambiamento si pone resistenza, nella speranza che il tempo torni indietro o, ancora meglio, rimanga fermo in un eterno presente. Solo con questa lettura si può spiegare l’incredibile vicenda della tangenziale est di Torino, resuscitata dopo che ne era stata dichiarata la fine qualche anno fa per manifesta inutilità e insostenibilità economica e ambientale. Oggi è tornata di moda e grandi manovre si scorgono affinché si passi dalla fase progettuale propagandistica a quella realizzativa. Un nastro d’asfalto che rovinerebbe senza possibilità di ritorno la collina ad est di Torino, luoghi magnifici che verrebbero prima demoliti a colpi di viadotti e gallerie, e poi spianati con le inevitabili speculazioni edilizie concatenate, in primis le zone industriali – ma sarebbe meglio definire logistiche, vedi alla voce capannoni – che notoriamente seguono queste infrastrutture. Poi villette, benzinai, fast food etc.: insomma tutto quanto ha già devastato la cintura di Torino (dove c’è la tangenziale) e che risponde a ogni desiderio di consumo di tutti coloro che necessitano di tali svaghi.
I proponenti, tra cui la Regione Piemonte, dicono che la tangenziale est è indispensabile e che il progetto è cambiato in senso meno impattante. Come in un eterno 1960 la classe politica locale vive in un boom economico che necessita di sempre nuove strade, ponti, gallerie, tangenziali. Ma tutto questo è finito. Per questo la tangenziale est è un assurdo economico, ambientale e sociale.
Gli interventi durante il convegno hanno messo bene in evidenza questo aspetto: oggi essere moderni significa ridurre l’impatto antropico sul territorio, non costruire nuove infrastrutture che attraggono camion, auto e traffico veicolare privato. Forse non è chiaro a tutti che il tempo dell’automobile è giunto al capolinea inesorabilmente e la mobilità, per le nuove generazioni in particolare, è qualcosa di legato al virtuale e non al fisico. L’enorme stabilimento di Mirafiori, distante pochi chilometri e semi chiuso da tempo, dovrebbe raccontare qualcosa: può non piacere, ma la storia è andata così. La guerra di dazi che si sta per scatenare semplicemente metterà un freno alla globalizzazione: sul piano locale questo significa che l’enorme quantità di capannoni industriali che fungono prevalentemente da magazzino per prodotti in arrivo dall’Asia, perderà di senso. In tale contesto pensare a un ulteriore sviluppo logistico infrastrutturale, per di più in mezzo alle colline, non ha molto senso. Ciò può dispiacere, può essere giudicato triste e barbaro, ma è ininfluente. Le nuove normative europee che colpiscono l’automobile e i gusti dei consumatori, nonché il prezzo sproporzionato delle nuove auto elettriche. rendono la tangenziale est un fossile ideologico.
Ora, sarebbe opportuno chiedere se la pianificazione economica, e territoriale, inerente le grandi opere risponde a una qualche ipotesi prospettica. In poche parole, se i proponenti si domandano «per chi costruiamo questa tangenziale tra le colline? Perché la costruiamo?». Cosa sarà di questa infrastruttura nel 2050 quando il trasporto su gomma di massa sarà, con ogni probabilità, il ricordo di persone ormai anziane? L’impatto di una tangenziale non è reversibile. A questo di solito viene risposto con delle ricadute immediate occupazionali, indubbiamente vere, nella migliore delle ipotesi. Spesa pubblica per redistribuire un po’ di ricchezza. Ma forse non sarebbe meglio investire in settori non saturi e più moderni?

Perché vuoi sapere il mio parere? mi ca devo raccontare la solità storiella a voi che volete sentire da me ciò che interessa agli altri! La tang è utile xké Velocizza il TRAFFICO e riduce l” inquinamento e toglie i tir dalla provinciale elimina così i rischi di incidenti troppo frequenti.
Il problema della tangenziale est da noia ai soliti che ne vengono colpiti direttamente, in quanto avere una superstrada nel giardino da noia, però pensino ai comuni attualmente attraversati dalla tangenziale da coloro che da Settimo debbano recarsi a Moncalieri o viceversa, debbono passare per Rivoli con il risultato di code continue, con tutto quello che comporta. Prima di essere contro un opera essenziale, bisogna vivere tutti i giorni un attuale calvario.
Per Torino servirebbe ai piedi della collina lungo il Po anche con gallerie dentro la collina.
Perché non si prendono mai in considerazione le sopraelevate alziamo il traffico su corso Moncalieri e non roviniamo le colline di Torino
Buongiorno, leggo con attenzione i commenti critici e mi permetto di rispondere.
Trovo legittimo, e forse anche doveroso, dare noia a un’opera che passa dentro casa, o davanti. Escluse le statistiche eccezioni tutti farebbero cosí: si tratta di curare il proprio patrimonio, magari costruito con lavoro e saxrifici.
Sui camion traffico etc.
Passo sovente dalla rezza in bici e conosco bene la situazione anche perchè i camion ogni volta rischiano di ammazzarmi.
Ma la soluzione non è una strada piú grande, che attrarrá solo altri camion come spiegato nel pezzo.
Sul lungo termine, o longtermismo.
Dobbiamo fare i conti con la realtà: la globalizzazione è finita, i discorsi sui dazi di questi giorni ne certificano la fine.
È finito quindi il tempo della logistica come perno economico: la politica dovrebbe pensare in primis a questo, longtermismo, e poi decidere in basi a prospettive reali.
Non in base ai voti.
La tang est serve eccome. Torino e il Piemonte sono ostaggio di vecchie cariatidi che pensano solo al loro giardino senza valutare la situazione tremenda del traffico causato dalla congestione della tangenziale. Sorvolo sulla sua opinione sul traffico destinato a ridursi che è assolutamente falsa. Le interconnessioni aumenteranno e se Torino non vuole continuare a perdere attrattività per diventare una pensione occorre fare la T est. Ogni giorno la tangenziale ovest è bloccata. I nimby hanno veramente stancato.
Trovo questa opinione corretta e lungimirante, se volete un parere consapevole chiedetelo alle migliaia di cittadini che tutti i giorni si fermano ai blocchi provocati dal traffico della tangenziale Nord-ovest
Ma quante banalità sono presenti in questo articolo? Si salta di palo in frasca e si mettono accanto le cose in modo arbitrario. Certo che la collina è bella e una tangenziale è un problema. Certo è che nella tangenziale attuale ci sono ingorghi. Costo auto elettriche, giovani in virtuale? Ma di cosa parla? Citi studi seri e non faccia il tema del ragazzino di prima o seconda superiore. Il trasporto di gomma nel 2050 sarà finito? Cosa ci sarà il teletrasporto? Vabbè vabbè, le cose si costruiranno con il 3D in casa propria. E grazie a questa faciloneria a tutti i livelli che questa nazione è destinata a finire.
Ebbè… se tutte queste previsioni sul traffico del mondo che verrà le fa Maurizio Pagliassotti che scrive sul ‘Manifesto’ e gira sempre in bici c’è da credergli!!!