Attacco all’Università

Da anni è in corso un processo di trasformazione dell’Università da luogo di cultura, per definizione libera, in azienda burocratizzata funzionale a interessi privati. Ciò è acuito dalle politiche del Governo Meloni tese a sterilizzare il pensiero divergente, a tagliare finanziamenti agli atenei, a favorire l’ingresso dei privati, a reprimere ogni forma di dissenso.

Difendiamo l’Università pubblica!

È in atto, in Italia, il tentativo di controllare le Università e distruggerne l’autonomia, seguendo il modello ungherese. Le tappe del disegno sono chiare: affamare le università, aumentare il precariato, contrarre l’autonomia, limitare la libertà, indurre le università a fondersi tra loro e a trasformarsi in fondazioni controllate dal capitale privato e dal Governo. Occorre reagire finché siamo in tempo.

L’Università aspetta il colpo di grazia: nel disinteresse generale

Mentre l’Università non chiude i battenti solo grazie al lavoro dei precari, il Governo si appresta a demolirne quel che resta. Ci aspettano, infatti, un’ulteriore precarizzazione, nuove regole per il reclutamento dei docenti, la riconfigurazione dei compiti dei professori. E, quel che è peggio, ciò avviene nel disinteresse delle componenti accademiche e dell’opinione pubblica.

La scuola e la “congiura dell’ignoranza”

Da almeno vent’anni è in atto, nel nostro Paese, una progressiva desertificazione culturale, che investe la scuola superiore e l’Università. La cosa è conclamata ma spesso ne sfugge la ragione che, in realtà, è molto chiara: in una società a trazione tecnocratica non servono intellettuali ma esecutori. Essere moderatamente ignoranti e restare sempre dentro il perimetro della ragione strumentale è la condizione ideale.

L’università italiana e il modello Orbán

Tra attacchi all’autonomia dell’università, varo di una legge delega in bianco per la sua riforma, nomina di commissioni presiedute da paladini della dipendenza dal Governo e tagli ai finanziamenti, il disegno della maggioranza è chiaro: stroncare il sistema delle università pubbliche in presenza, facendo spazio alle private telematiche for profit e ridimensionare l’odiata autonomia dei professori, colpevoli di pensiero critico.

«A Gaza abbiamo costruito le nostre Università dalle tende: lo faremo di nuovo»

«Le forze di occupazione israeliane hanno demolito i nostri edifici, ma noi continuiamo a far vivere le nostre università. Perché l’istruzione non è solo un mezzo per impartire conoscenze; è un pilastro vitale della nostra esistenza e un faro di speranza per il popolo palestinese». Questo il messaggio al mondo di oltre 200 accademici palestinesi e personale delle università di Gaza.

Le università trasformate in fabbriche da disciplinare

Nelle manifestazioni in corso negli Stati Uniti la novità è la richiesta di intervento della polizia contro gli studenti da parte dei rettori. È la conseguenza della trasformazione delle Università da luoghi di cultura e di educazione al pensiero critico in fabbriche di laureati per le aziende. Per questo esito gli amministratori sono pagati dai donatori e i profitti interessano più dei valori.

Boicottare le Università israeliane?

Le Università israeliane sono da sempre impegnate – con una partecipazione diretta, con un’attività di ricerca e con un sostegno culturale e giuridico – nella mobilitazione bellica del Paese contro i palestinesi. Per questo molti, in Occidente, chiedono un aperto boicottaggio nei loro confronti. Ma c’è chi teme che così si isolerebbe ulteriormente la piccola parte della comunità accademica che cerca di opporsi.