Gaza. Non un piano di pace ma un furto di sovranità e di territorio

Tutti i leader occidentali, e anche il pontefice Leone XIV, sostengono il “piano di pace” per Gaza predisposto dal presidente Trump. Incredibilmente, ché quel piano è, in realtà, uno dei più grandi oltraggi al principio di autodeterminazione dei popoli. In esso, infatti, la sovranità del popolo palestinese non è un diritto ma un premio che potrà essere concesso solo se verranno rispettate le volontà di Washington.

Il “modello Milano”: la finanza padrona del territorio

Lo sbandierato modello urbanistico di Milano non è il fausto prodotto di una sana sinergia tra pubblico e privato, ma il frutto avvelenato dell’asservimento delle istituzioni agli interessi finanziari. Il risultato non ha migliorato servizi e spazi pubblici ma li ha privatizzati e distrutti. Le disuguaglianze sono aumentate e le classi meno agiate sono state espulse. E il modello, purtroppo, non riguarda solo Milano.

Il deserto della politica e i movimenti popolari

Nel deserto della politica, visibile anche in queste elezioni europee, emerge il protagonismo dei movimenti sociali che, come direbbe Papa Francesco, “odorano di lotta” e non si arrendono allo status quo. Le loro pratiche, le attività di mutualismo e di innovazione sociale, le proposte per rigenerare le istituzioni stanno saldando anche nel nostro Paese nuove alleanze e consapevolezze nei territori.

Ricostruire il conflitto attorno all’eguaglianza

Che fare? Come invertire rapporti di forza mostruosamente sbilanciati, creando un’alternativa e forze materiali (sociali e politiche) in grado di contrapporsi al sistema neoliberista penetrato in tutti i gangli della società? La risposta è obbligata: costruire reti dal basso che propongano e, insieme, pratichino alternative e che sappiano immaginare e agire, sul territorio e nei grandi conflitti globali.

No all’ipocrisia: proposte per la sanità nel PNRR

La vulgata mainstream promette un futuro radioso, grazie al PNRR, del sistema sanitario e della salute dei cittadini. In realtà c’è, in questa narrazione, molta ipocrisia come si vede dall’analisi delle questioni della trasparenza informativa (inesistente) e della cosiddetta centralità del territorio (evocativa di prossimità, cura, domiciliarità, infermieri di famiglia etc.).

Costruire la società della cura

Come costruire un’alternativa all’esistente? Uscendo dalla logica della riduzione del danno, costruendo e mettendo in comune esperienze e pratiche che sedimentino dentro ogni territorio suggestioni di una società diversa, il cui nucleo forte sia il prendersi cura. È un percorso inedito e non scontato ma possibile come si è dimostrato anche durante la pandemia.