Delitto di sciopero: tutto il mondo è paese

Alzare il costo dei biglietti e abbassare quello del lavoro è la logica delle aziende ferroviarie di là e di qua dell’oceano. E quando i lavoratori protestano i Governi reagiscono negando loro (o limitando) il diritto di sciopero. Lo ha fatto in Italia, il 13 luglio, il ministro Salvini; lo aveva fatto, a dicembre, Biden negli Stati Uniti. È la legge del profitto, che non vuole eccezioni: né a destra né a sinistra.

Stati Uniti: ancora una volta la crisi la pagano i poveri

L’accordo per salvare gli Stati Uniti dal default per lo sfondamento del tetto del debito è stato raggiunto. Il risultato però, per quanto celebrato da Biden come una grande vittoria per tutti, rappresenta ancora una volta una sconfitta per gli americani più deboli a tutto vantaggio di quelli più ricchi. I vincitori (scontati) di questo impasse sono innanzitutto i rappresentanti della potentissima lobby delle armi.

Usa: l’aumento dei salari preoccupa l’establishment

Negli Stati Uniti il numero dei posti di lavoro disponibili ha superato quello dei lavoratori alla ricerca di occupazione. Ciò ha determinato un calo della disoccupazione sotto il minimo storico, aumenti salariali significativi e una ripresa del conflitto sindacale. Ma la cosa, paradossalmente, preoccupa la Federal Reserve che risponde aumentando i tassi di interesse e cercando di “raffreddare” l’economia.

“Le guerre illegali della NATO”

Un recente libro dello storico e ricercatore svizzero Daniele Ganser (“Le guerre illegali della NATO”) apre una falla nella narrazione mainstream – che riguarda anche la guerra in Ucraina – secondo cui il regno dei cattivi è sempre l’altro da sé. Dove il “sé”, manco a dirlo, è l’insieme degli Stati che compongono, per convenzione, il cosiddetto Occidente, dall’Europa al Pacifico.

La Germania tra Europa, Stati Uniti e Cina

La politica tedesca, o almeno quella del cancelliere Scholz, è fortemente incline a ricercare una sua linea di maggiore autonomia strategica nel rapporto con la Cina, pur nell’ambito di un ancoraggio al quadro occidentale. Così la Germania indica per lo meno una possibilità, se non una scelta obbligata, agli altri membri dell’UE che, dalla Francia all’Italia, appaiono invece inerti.

O l’Europa o la Nato, o la pace o la guerra

La guerra in Ucraina sta provocando decine di migliaia di morti, la distruzione di un Paese e un disastro ambientale. Per comprenderne le ragioni, all’apparenza prive di ogni razionalità, occorre guardarla in un’ottica geopolitica e cogliere gli interessi sottostanti di lungo periodo. In questa prospettiva è facile constatare quanto siano divergenti gli interessi dell’Europa e quelli degli Stati Uniti e della Nato.

Il programma della destra e l’inganno del presidenzialismo

La coalizione di Governo ha nel suo programma il presidenzialismo, considerato produttivo di un sistema politico bipolare e di una solida maggioranza parlamentare. Non è, in realtà, così, come dimostra l’involuzione dei due principali modelli di riferimento: quello degli Stati Uniti e quello francese, entrambi in profonda crisi, sia sul piano della governabilità che su quello della rappresentanza.

Nelle elezioni di midterm Trump non sfonda ma la democrazia deperisce

Comunque finisca nei tre Stati ancora in bilico, nel midterm non c’è stata la prevista vittoria travolgente dei repubblicani. Trump non ha sfondato. Ma a vincere sono stati il tatticismo, l’eccesso di polarizzazione e la manipolazione del voto (attraverso la costruzione dei collegi elettorali in base a criteri di convenienza) che hanno prevalso sul confronto di merito e ulteriormente indebolito la democrazia.