Muriel Spark, Biglietto di sola andata (Adelphi, 2025)

Apparso nel 1970 e ora ripubblicato da Adelphi, “Biglietto di sola andata” ribalta schemi e stereotipi di genere. La protagonista è Lise. Fin da subito sappiamo che sarà uccisa, ma la vicenda è l’occasione per esplorare il lato oscuro della mente di una donna che cerca il suo scopo e la sua verità. Una vera chicca di grande attualità, scritta in uno stile sincopato ed energico.

Colin Walsh, Kala (Fazi, 2025)

All’inizio sembra un thriller legato alla scomparsa di una ragazza (Kala, appunto). Ma poi, il quadro si apre sui pensieri e sulle emozioni di un gruppo adolescenti nell’Irlanda dei primi anni duemila che diventano adulti, costretti a lottare con fantasmi nerissimi di una comunità che ha fatto fortuna sfruttando segreti e ricatti. Bellissimo, moderno, dalla scrittura tagliente, un affresco potente di traumi taciuti e sogni infranti.

Erica Cassano, La grande sete (Garzanti, 2025)

Napoli. Il 1943. L’acquedotto bombardato e la mancanza d’acqua per tutti. Poi, la fine della guerra, l’arrivo degli alleati, il fascino di gente che viene da lontano, una nuova lingua… In questo contesto si svolge il romanzo d’esordio di Erica Cassano in cui si staglia la figura di Anna, in bilico tra una nuova vita e l’amore per la propria famiglia e per una città che sente sempre più sua.

Camilla Sten, L’erede (Fazi, 2025)

Un’anziana signora uccisa. L’assassino che fugge sotto gli occhi dalla nipote della vittima che, però, non può riconoscerlo a causa di una malattia che le impedisce di memorizzare i volti delle persone. I familiari che si ritrovano nella casa di campagna per vendere le proprietà della nonna. A partire da questi ingredienti si snoda un giallo innovativo e classico allo stesso tempo, un vero piacere per gli amanti del genere.

Samantha Harvey, Orbital (NN editore, 2025)

Sei astronauti in orbita attorno alla Terra contemplano la meraviglia del pianeta in una danza caleidoscopica dimentica delle miserie e delle tragedie che in questo stesso luogo si compiono. In un gioco di contrasti, la presenza di questi sei esploratori addestrati alla solitudine e all’angoscia ci rimanda alle nostre qualità più terrene, le illusioni, i desideri e alla consapevolezza della fragilità degli uomini.