Paola Cereda, L’unico finale possibile (Bollati Boringhieri, 2025)

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Nella periferia di Torino, nel quartiere di Pietra Alta, quella piccola porzione di città tra il fiume Stura e l’imbocco dell’autostrada per Milano, vive una coppia di trentenni, Leonardo e Gioia. La loro vita viene messa sotto sopra quando decidono di fare spazio nel loro piccolo appartamento a Momogol, un ragazzo di origini senegalesi arrivato in Italia seguendo la promessa di realizzare il sogno di diventare un calciatore professionista. Si tratta di football trafficking, detto altrimenti di una truffa che ruba il futuro di giovani atleti e li umilia abbandonandoli al proprio fallimento. Questa la cornice di un quadro mosso, ricco di sfumature e ambiguità in cui Gioia splende per una vitalità disarmante mentre Leonardo dal passo più incerto si rivela comunque implacabile nella scelta dei tempi e pronto di riflessi. D’altronde, da ragazzo, è stato un portiere con il mito di Bacigalupo e rivive, nel confronto con Momo, i suoi stessi sogni e le sue aspirazioni. Accogliere in questo modo è un inciampo che mette in discussione ogni certezza e rischia di sconvolgere delicati equilibri ma allo stesso tempo muove vita vera con un’intensità fuori dall’ordinario.

Ogni storia non raccontata è una storia perduta, dice Gioia, insistendo perché Leonardo raccolga sulla pagina questa loro esperienza. È un richiamo metanarrativo all’importanza della testimonianza mentre a noi lettori non rimane che scoprire quale sia l’unico finale possibile.

segnalazione di

Filippo Scisciani
libraio di Binaria
Centro commensale del Gruppo Abele
tel. 011.537777

binaria@gruppoabele.org
www.gruppoabele.org
@binaria34

Gli autori

Filippo Scisciani

Filippo Scisciani, libraio, è tra gli animatori della libreria "Binaria" del Gruppo Abele di Torino.

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