La guerra a pezzi di Trump contro la magistratura

Neli Stati Uniti è in corso un conflitto tra il progetto politico di un esecutivo forte e senza regole e un sistema giudiziario politicizzato e ambiguo (in parte strumento, in parte argine del progetto autoritario). È un classico delle democrazie attraversate da spinte illiberali. Ma negli Stati Uniti la frammentazione dei poteri lo rende più aspro. C’è da credere che la “guerra a pezzi” di Trump contro la magistratura sia solo all’inizio.

Ha vinto il no, non l’immobilismo

In questa campagna elettorale i magistrati sembrano aver ritrovato una consonanza con la Repubblica: non il consenso, ma una legittimazione costruita sul rispetto delle regole, sulla fatica del giudizio, su un controllo da parte di quel popolo in nome del quale la giustizia viene amministrata. Sarebbe un errore imperdonabile leggere questo voto come un’autorizzazione a restare immobili o, peggio, a chiudersi nel corporativismo.

Trapani e lo sport senza regole

Trapani si è rivelato il buco nero dello sport italiano. Una squadra cestistica che sembrava poter contendere lo scudetto a Milano e Bologna e un team di football professionistico rampante nel campionato cadetto sono stati travolti, in modo addirittura grottesco, dalle disinvolte operazioni finanziarie di un discusso presidente. Allo spettacolo indecoroso si è unita la dimostrazione che il nostro sport è senza regole.

Una Costituzione per la terra: il realismo dell’utopia

In quest’ultimo anno si sono aggravate tutte le catastrofi globali che minacciano il futuro dell’umanità: le guerre, la crisi climatica, le disuguaglianze, l’esclusione dei migranti e, insieme, l’involuzione autocratica delle democrazie occidentali. A fronte di ciò il progetto di una Costituzione della Terra, che vincoli persone e stati, non è un’utopia ma un atto di realismo che, solo, può produrre un risveglio della ragione.

La Corte Penale Internazionale, le regole, l’ipocrisia dell’Occidente

Le reazioni di rigetto (esplicito e implicito) al mandato d’arresto contro Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della Difesa Yoav Gallant evidenziano le contraddizioni e l’ipocrisia dell’Occidente. Per i Governi degli Stati Uniti e dell’Europa, quel che vale per Putin non vale per Netanyahu. Eppure i princìpi e le regole del diritto internazionale dei diritti umani hanno senso solo se universali, altrimenti è razzismo.

Il caso Trump e i social network

La chiusura dell’account di Trump da parte di Twitter e Facebook non riguarda solo la legittimità (o meno) di interventi di censura. A fronte di decisioni assunte, nella sfera dell’informazione, da soggetti privati globali dotati di forza e influenza pari a quella degli Stati occorre ripensare in radice come tutelare la sfera pubblica.