Trapani e lo sport senza regole

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Trapani è il buco nero dello sport italiano che evidenzia il suo scarso potere di controllo. Uno scandalo in pieno sole tra basket e calcio. Tra una squadra cestistica che sembrava sulla piattaforma di lancio per contendere a Milano e Bologna lo scudetto e un team di football professionistico che voleva arrampicarsi nel campionato cadetto senza porsi limiti. È una caduta verticale che colloca al vertice lo stesso personaggio, il provocatorio Valerio Antonini, creatore e distruttore di due illusori miracoli diventati dei bluff che coinvolgono la stessa immagine del movimento in una vergogna senza fine.

Nella storia del campionato di basket non si è mai vista una débâcle del genere capace di falsare l’intero torneo. Trapani, nonostante una penalizzazione di partenza, relativa alla passata stagione, era partita con il piede giusto. Virtualmente in testa, una volta scontato l’handicap iniziale. Poi ha lasciato intravedere piccole crepe economiche che sono presto diventate una voragine. I punti di penalizzazione si sono aggiunti e moltiplicati. Sono state riconosciute mendaci le dichiarazioni di Antonini, relative a garanzie e pagamenti iniziali. I giocatori, uno a uno, hanno cominciato a dissociarsi trovando asilo in più munifici club. E lo scacco è diventato anche internazionale perché quello che è rimasto della squadra in Bulgaria per un match di Champions League, presentandosi con cinque ragazzi, ha dato vita all’ennesima farsa agonistica. Partita sospesa sul 38-5 perché i superstiti hanno volontariamente commesso i cinque falli di rito facendo mancare le condizioni minime per consentire la prosecuzione dell’incontro. Tutto programmato dal vertice nella speranza di mantenere salvo il diritto sportivo alla partecipazione. Pochi giorni dopo replay in campionato questa volta con un numero ancora più esiguo di giocatori. Contro Reggio Emilia la partita è durata 4’11 e si è chiusa sul 26-11 per gli ospiti di Trento. Prodromo all’esclusione del campionato e alla rivisitazione della classifica creando un caso imbarazzante. Come regolarsi con le partite vinta in regolarità da Trapani e quelle perse in evidente inferiorità agonistica?

Antonini per non farsi mancare niente ha litigato (ma molto prima di questo fallimento) con la tifoseria e la stampa locale creando le premesse per un anticipato divorzio. Ma nel disastro nessuno ha ragione. Neanche la Federbaket che evidentemente non ha creato un meccanismo di controllo preventivo che evitasse questa disastrosa piega degli eventi.

Dato che Antonini è uno e bino il calcio non poteva incorrere in situazione migliore. Il Tribunale Federale della Federcalcio ha recentemente reiterato la penalizzazione alla squadra siciliana aggiungendo 7 punti di penalizzazione e una congrua multa all’handicap di 8 punti precedentemente comminato. Gli allenatori si defilano, i giocatori pure, la tifoseria chiede spiegazioni. E Trapani è sulla buona strada per retrocedere in serie D ed uscire dall’orbita del professionismo.

Le due società in ballo hanno molto in comune: non hanno pagato gli emolumenti ai propri tesserati nelle date pattuite. I pagamenti effettuati con il credito di imposta sono stati giudicati fasulli; non sono state versate le tranche dei versamenti Irpef e Inps, previsti da un precedente accordo. Antonini si difende contrattaccando, minacciando di portare in giudizio le due federazioni, reclamando una propria buonafede di cui ragionevolmente ora tutti dubitano. La fine è nota e non nuova nel mondo dello sport. Una piazza sportiva che sognava e che ora odora di terra bruciata per uno dei tanti messia che promettono la luna alla piazza e poi fuggano in fretta e furia lasciandola in braghe di tela. Con ogni probabilità Trapani ripartirà da zero sia nel basket che nel calcio. E chi è fuori dal mondo dello sport avrà ancora di più coltivato la sensazione che quello che non frequenta sia un mondo senza regole. Con buona ragione.

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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