L’impossibile Politica che resiste

Ci aspetta il futuro di un pianeta governato da poche decine di uomini con una riserva infinita di schiavi al seguito? Ci sono molte ragioni per essere pessimisti, ma altrettante per pensare a un cambiamento: la bellezza di un mondo che resiste alla distruzione e una politica che sopravvive nel dissenso dei giovani che non si riconoscono nel vecchio mondo e nelle donne che sanno ormai di contare e di saper cambiare.

Pasolini è nel nostro tempo

Pier Paolo Pasolini spesso non è stato capito o è stato strumentalizzato. È il caso dei noti versi sugli scontri di Valle Giulia e del suo asserito “simpatizzare con i poliziotti”, che non era, in realtà, un attacco ai manifestanti ma il rifiuto di una piazza individualista che, invece di essere consapevole manifestazione collettiva, si pone come somma di individui, che vogliono essere belli, farsi i selfie e mettersi in vista di telecamera.

Un partito organizzato per l’alternativa

Come e dove si fa politica attiva di sinistra? Nelle lotte di piazza, col mutualismo sui territori, con l’attività organizzata di partito. Senza quest’ultima dimensione non si può mettere in discussione il sistema di potere e modificare i meccanismi del capitalismo mondiale. Le difficoltà da superare per costruire oggi un partito dell’alternativa sono molte, ma è una strada necessaria.

Lo strano caso di Marco Tarquinio

Lo strano caso di Marco Tarquinio, candidato nelle liste del Pd, non è affatto uno scandalo. Ma un enigma, forse sì. Escluso che sia il segnale di uno spostamento del partito verso posizioni pacifiste, sembra essere un’ulteriore tappa della trasformazione del partito in fabbrica per la raccolta di voti più che in strumento per l’organizzazione della società e la costruzione di una egemonia.

Tutto il potere a un solo partito

Quello di Meloni non è il primo governo della destra, con all’interno esponenti postfascisti o fascisti tout court. È già accaduto 30 anni fa con il primo Governo Berlusconi. Ma c’è, oggi, del nuovo: l’ostentazione delle radici, la bulimica pretesa di occupare tutti i posti e, soprattutto, il tentativo di sostituire una destra di coalizione con una destra egemonizzata da un solo partito, anzi da un clan politico-familiare.

Non chiamiamolo partito, ma…

Abbiamo bisogno di trasformare un’indefinita e altalenante speranza in qualcosa di più costruttivo. Ci aspetta un combattimento quotidiano per costruire una rivoluzione: della convivenza, dei consumi, del lavoro… Ma senza un’organizzazione politica operativa, non si inizia nemmeno il cammino. Non chiamiamolo, per ora, partito: va meglio movimento organizzato?

Non pensare a un partito. Semplicemente, riprendere a respirare

Che fare? Non diventare l’incunabolo di una nuova vagheggiata formazione politica. L’unica strada che abbiamo davanti è quella di fare rete. Creare, per quanto possibile, le condizioni per una sensibilità diffusa. Una specie di terza via che dovrebbe definirsi col tempo e soprattutto nelle pratiche. Senza velleitarismi, solo per respirare, finché si può, un’aria meno asfittica e avvelenata. 

Una scuola per una Costituzione della Terra

Di fronte al rischio incombente di una catastrofe ambientale è sempre più diffusa la percezione che le Costituzioni nazionali non bastano e che occorre una Costituzione mondiale a tutela della Terra. Di qui un appello di giuristi e filosofi per dar vita a una Scuola che elabori un pensiero e una prospettiva al riguardo.

Le tre destre e le masse popolari

Nel Paese cresce l’insofferenza per il corso catastrofico delle cose. Ma se si andasse a votare oggi, i partiti di destra otterrebbero oltre il 50% dei voti con molti giovani, lavoratori, pensionati e precari che li votano. Perché succede questo? Cosa fare per recuperare a una visione e a un impegno a sinistra il popolo che vota a destra?