Giorgio Ferrari, classe 1944, perito in energia nucleare, ha lavorato dal 1967 al 1987 all’Enel, settore nucleare dedicandosi principalmente alla progettazione dei noccioli e del combustibile nucleare, fino a diventare responsabile del controllo di fabbricazione per tutte le centrali dell’Enel. Dopo l’incidente di Chernobyl ha abbandonato l’incarico per ragioni ideali e di coscienza, svolgendo per l’Enel altri impieghi nel settore esteri. Nel 1972 è entrato nel Comitato politico Enel, organizzazione di base che in quegli anni ha iniziato a sviluppare una critica del modello energetico dominante e, in particolare, dell’energia nucleare. Attualmente scrive su il manifesto e su riviste di ecologia ed è consulente scientifico di ISDE (Associazione medici per l’ambiente).
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Gli Stati Uniti, nati da una promessa di libertà ma attraversati da una violenza antica, si scoprono esposti a rischi elevati di tenuta democratica. Il Minnesota è la cartina di tornasole e il laboratorio dell’inversione di rotta impressa da Donald Trump, che porta al predominio della forza sulla legge e al tramonto dello Stato di diritto sostituito da oligarchie miliardarie e onniscienti che fanno corona al tycoon della Casa Bianca.
A Gaza la politica è ormai un’arte da intrattenimento, e la spettacolarità per uno come Donald Trump è tutto. Ma un’intesa tardivamente imposta sopra una catasta di morti – quelli del 7 ottobre come quelli della Striscia – non è cosa su cui troppo festeggiare. Speriamo che regga. E che sia il primo passo per una pace duratura. Ma l’orizzonte è denso di incognite, indistinto e nebuloso.
Il bombardamento dei siti nucleari iraniani e l’uccisione intenzionale degli scienziati iraniani impegnati nella ricerca nucleare sono ulteriori passi verso la barbarie. Non solo, ma essi sono “giustificati” da affermazioni false. E ciò mentre nessuno chiede conto a Israele del suo arsenale nucleare, costruito con inganni, bugie e complicità occidentali.
Con la fine del 2022 la Germania chiuderà definitivamente tutte le sue centrali nucleari. È l’esito di un percorso durato oltre 45 anni e non sempre lineare, che va salutato con soddisfazione. Restano peraltro aperti non pochi problemi legati in particolare al mantenimento, almeno fino al 2030, di centrali a carbone altamente inquinanti.