Iran: una guerra che avvantaggia solo la Cina

La Cina, al contrario di molti altri paesi, sembra riuscire a parare i colpi prodotti dalla guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran. Anzi le conseguenze della guerra potrebbero addirittura essere vantaggiose per il paese asiatico: dal prestigio politico rafforzato rispetto agli Stati Uniti, alla potenziale maggiore richiesta esterna di prodotti legati alle energie rinnovabili e alle auto elettriche, ad alcune ricadute finanziarie.

Argentina. Perché ha vinto Milei?

Il 26 ottobre si sono svolte in Argentina le elezioni di metà mandato. Contro le previsioni, il partito del presidente Milei ha vinto con il 40,84% dei voti moltiplicando la sua rappresentanza parlamentare. Le ragioni sono molte: l’intervento a piedi giunti degli Stati Uniti, il malgoverno precedente, la divisione e la mancanza di un progetto dell’opposizione, un voto giovanile sedotto dal populismo di Milei.

Per un bilancio critico del neoliberismo

Tramite una vera e propria rivoluzione politica e sociale, sia pure apparentemente incruenta, sul finire degli anni Settanta del secolo scorso si è affermata, imposta dall’alto, una nuova visione generale del mondo. Essa ha demolito in un decennio, o poco più, lo Stato sociale keynesiano, egemonico nel trentennio precedente, istituendo via via, in forme sempre più compiute, una sovranità globale di mercato.

Dazi e controdazi, a rimetterci sono sempre i poveri

L’aveva promesso e l’ha fatto. Anzi, no. Tutto rinviato, tranne che per la Cina. Parliamo dei dazi di Trump, quelli che dovrebbero far tornare grande l’America. Il rinvio non è casuale perché le contromosse di Canada, Messico e Cina lasciano prevedere che la mossa di Trump non gioverà nemmeno all’economia americana. Ma intanto si è avviata una spirale pericolosa: e a pagare saranno, come sempre, i poveri.

L’Argentina allo sbando

La stampa europea e americana si sofferma sui tratti sgradevolmente stravaganti del neo presidente Javier Milei. Ma non è questo l’aspetto più drammatico della situazione dell’Argentina, travolta da un’inflazione fuori controllo con il suo seguito di povertà e disuguaglianza a cui il nuovo governo risponde cancellando lo Stato e il welfare, intensificando la repressione e chiedendo i “pieni poteri”.

Guerra, petrolio e manovra. Soldi solo per le armi

Guerra, petrolio più caro, inflazione: la risposta del Governo è una manovra che non affronta alcun nodo e si concentra sul cuneo fiscale che riduce i costi alle imprese con modestissimi aumenti dei salari nominali. I sussidi pubblici rimpiazzano la scarsa capacità delle imprese di far crescere la produttività. Ma i soldi per le armi ci sono. È il nostro contributo al circolo vizioso tra guerra ed economia.

Torna lo spread

Perché in Italia lo spread è tornato a salire? Perché i mercati temono per i nostri conti pubblici e, per prestarci soldi, vogliono maggiori interessi. La questione, peraltro, è strutturale e per allentare la tensione sui mercati e far respirare i paesi più indebitati occorrerebbe trasformare i titoli acquistati nell’ambito del quantitative easing in obbligazioni irredimibili. Titoli senza scadenza e a tasso zero. Ma l’Europa non ci sente.

Governo Meloni bocciato in economia

La situazione economica non è buona. Se andrà bene quest’anno avremo una crescita di poco sopra lo zero, ed è possibile che si vada direttamente in recessione. Ma il Governo, intento a magnificare piccoli interventi sparsi qua e là, sembra non accorgersene e cancella (o depotenzia) il reddito di cittadinanza e il superbonus edilizio, cioè le due misure che hanno maggiormente trainato la domanda interna.

Il Governo servo di due padroni

Il Governo suda le proverbiali sette camicie per soddisfare le pretese di due padroni: i capitali forti e quelli più deboli, spesso in conflitto. In questo contesto la tassa sugli extraprofitti è una sorta di Robin Hood che toglie ai ricchi più forti per dare ai ricchi più deboli. Dei poveri sostanzialmente se ne frega. Questo dovrebbe cogliere un’opposizione desiderosa di rappresentare gli interessi della classe subalterna.

La situazione del Paese

La situazione del Paese che emerge dal Rapporto 2023 dell’Istat è complessa e presenta, inevitabilmente, alti e bassi. Poco incoraggiante, peraltro, è il quadro del benessere delle nuove generazioni. Gli indicatori al riguardo sono, infatti, ai livelli più bassi in Europa. Per invertire la tendenza occorrono investimenti ingenti che accompagnino e rafforzino le condizioni di vita dei giovani fin dai primi anni di vita.