I buchi neri nel nostro futuro

La Corte dei Conti Europea ha bocciato il TAV Torino-Lione su tutti i fronti: i tempi di attuazione, i flussi di traffico, l’impatto ambientale. E tuttavia il “paradigma” prevalente fondato sull’identificazione “Grandi Opere- Sviluppo-Progresso” resiste e ritorna in Europa come in Italia. Se non lo si respinge con fermezza, il nostro futuro sarà irrimediabilmente compromesso.

Conte e il fantasma del ponte

Ritorna il fantasma del Ponte sullo Stretto: un’opera costosissima, inutile e dannosa come il TAV in Val di Susa. Un cenno di Giuseppe Conte l’ha riesumato e subito i soliti spolpatori del bene pubblico ci si sono buttati, da Confindustria a Matteo Renzi passando per Berlusconi. Cancelliamolo subito: altrimenti il post-Covid ne sarebbe ipotecato gravemente.

Ripartire all’insegna del cemento?

La parola d’ordine è «ripartire comunque». Così, dietro l’angolo c’è il progetto di rovesciare sulla natura nuove colate di cemento. Nessuna forza politica propone di rilanciare l’economia con un piano neokeynesiano di messa in sicurezza del suolo (pur promesso al tempo delle elezioni da qualche smemorato ex ambientalista).

L’acqua mancherà: razioniamola

La rete degli acquedotti è, nel nostro Paese, un vero colabrodo: si perdono lungo la penisola 6,5 milioni di litri al minuto. Eppure non si fa nulla per modificare la situazione: si continua con grandi opere inutili che disperdono le sorgenti e si evitano provvedimenti adeguati per disincentivare gli sprechi.

Politica, malavita e grandi opere

Le indagini che hanno sollevato il sipario sui rapporti fra politica e malaffare in Piemonte confermano l’intreccio le tra grandi opere, il partito trasversale del cemento e la malavita organizzata. Lo sanno tutti ma nessuno interviene neppure con provvedimenti minimi come vietare il subappalto. Non è certo un caso.

Dissesto del territorio, politici e consenso

Se piove a dirotto una parte della Liguria va sott’acqua e non si contano i danni. Il motivo sta nello scempio del territorio fatto negli anni. La politica ne è ben consapevole ma insiste su nuovi cantieri e nuove Grandi Opere. Perché nel breve termine ciò provoca consenso. Mentre nei tempi lunghi saranno altri a governare.