Giornali e giornalisti

I giornalisti sono nell’occhio del ciclone. 247 sono stati uccisi a Gaza da esecuzioni, missili e droni israeliani, solo perché cercavano di informare. Ma, allo stesso tempo, sono scomparsi gli inviati di guerra e, con loro, le notizie vere e verificate su guerre e aggressioni. E da noi, spesso, i giornalisti si autocensurano e si adeguano: subiscono il clima e, al tempo stesso, lo creano. Con qualche eccezione, significativa ma rara.

Quel che Tajani finge di non sapere

Con tono professorale Tajani sentenzia che “assaltare i giornali è da nazisti!”. Vero. Ma ben prima e proprio a casa nostra sono stati i fascisti a devastare e incendiare le sedi della stampa sgradita. Tajani, ovviamente, lo sa e la ragione per cui parla d’altro è diversa: non turbare l’idillio con la sua alleata Giorgia Meloni che ha portato al governo il partito neofascista ereditato da Giorgio Almirante.

La partecipazione politica in Italia

In Italia la partecipazione politica è in calo verticale, in generale e non solo nel momento del voto. Diminuisce il numero di chi si informa e parla di politica: soprattutto tra i giovanissimi e le donne, in modo particolare nelle regioni del Sud. Il maggior veicolo di informazione resta la televisione, anche se sono in crescita i social. Crolla anche il numero di coloro che hanno partecipato a un comizio o a un corteo.

Garlasco: il clamore mediatico è nemico della giustizia

Nei nostri giornali e televisioni lo spazio della cronaca nera è più del doppio di quello degli omologhi media europei. E cresce ulteriormente, sollecitando un interesse ossessivo, in casi come quello di Garlasco, in cui anche il Ministro della giustizia sfoga la sua smania di protagonismo. Inutile dire che tutto questo non aiuta la ricerca della verità e distoglie dall’approfondimento dei temi veri della giustizia e del paese.

“Repubblica” e la felicità della trincea

«Con i soldati ucraini al di là del confine: “Felici di guidare un tank in Russia”». Così titola “la Repubblica”, incurante del fatto che ogniqualvolta la guerra viene sublimata agitando i toni della fascinazione estetica, si finisce in una regressione di civiltà. Le invettive di Dante nella nona bolgia dell’ottavo cerchio dell’“Inferno” sembrano dimenticate in un’Italia penetrata da una cultura dal gusto vagamente fondamentalista.

La “marcia su Roma” nei giornali di 100 anni fa

Cos’è stata, esattamente, la “marcia su Roma”? Il suo ruolo è storicamente appurato in modo definitivo. Ma poco noti sono i passaggi, anche minuti, con cui l’evento è stato costruito tra il 24 e il 31 ottobre 1922. Un prezioso aiuto a colmare la lacuna viene dal podcast di Andrea Fabozzi “1922. Italia anno zero. La Marcia su Roma nei giornali di cento anni fa”. Un’occasione per dare un senso al centenario.

Tagli che imbavagliano la stampa

Nella legge di bilancio, che pure ha distribuito soldi a pioggia, sono stati confermati i tagli ai contributi pubblici per l’editoria no profit e in cooperativa. Contributi che esistono in molti paesi e garantiscono un minimo di pluralismo nell’informazione. Occorre reagire prima che si producano irrimediabili ferite.