La sinistra in stallo verso le europee

La sinistra cosiddetta radicale si presenterà divisa alle elezioni europee. È un esito inevitabile, nonostante gli appelli e le buone intenzioni di alcuni, perché è arduo, se non impossibile, tenere insieme nomi, sigle e personalità che parlano linguaggi eterogenei, pur avendo spesso provenienze comuni. L’ennesima ritirata dovrebbe almeno insegnare che un nuovo progetto a sinistra non può nascere sul terreno elettorale.

Per un’Europa federale: il popolo europeo esiste

L’Unione europea è un’entità in cerca d’autore. Ma la scelta è ineludibile: o si andrà verso gli Stati Uniti d’Europa (coniugati in modo originale) o si regredirà a un’Europa delle nazioni (di cui già abbiamo visto i danni). Non è vero che manca un popolo europeo e che ciò osta a una democrazia sovranazionale. Il popolo europeo, plurinazionale e plurilinguistico, esiste: basta riconoscerlo e dargli voce.

Il diritto di asilo

Nel 2023, 114 milioni di persone (un abitante della Terra su 71, sei milioni in più rispetto alla fine del 2022) non sono stati liberi di scegliere di restare nel proprio Paese e ne sono state espulsi da guerre, persecuzioni, fame e sete. Ma, parallelamente, le politiche europee e del nostro Paese fanno di tutto per limitare l’ingresso a chi è in cerca di protezione. È la fotografia offerta dal Report 2023 della Fondazione Migrantes.

L’Europa, la sinistra e la necessità di pensieri lunghi

Senza radicamento sociale la sinistra non esiste, ma cercare quel radicamento nei confini dei singoli Stati è illusorio e sbagliato. I grandi temi della sinistra, dalla pace alla lotta contro le alterazioni climatiche e il capitalismo che le produce, hanno una inevitabile dimensione sovranazionale. Lo stato di salute della sinistra in Europa è demoralizzante, ma non lo si cura senza pensieri lunghi e un po’ di utopia.

Il futuro dell’Europa e il silenzio della sinistra

Le elezioni europee si avvicinano e in molti (a cominciare da sua maestà Draghi) si stanno posizionando. Solo la sinistra tace. Forse perché è consapevole che il federalismo di Draghi è una trappola, ma diffida – giustamente – dei nazionalismi cari a Salvini e ai suoi alleati. Eppure la via d’uscita è chiara: non si tratta di scegliere tra Salvini e Draghi ma di combatterli entrambi.

Le elezioni europee senza l’Europa

L’Europa e i suoi 27 Stati, benché afflitti da stagnazione economica, disoccupazione, crescita della povertà, deperimento del welfare, mancanza di passione democratica, insistono nelle ricette degli ultimi 40 anni che hanno portato all’attuale mancanza di futuro. Ci sarebbe di che discuterne nella prossima campagna elettorale, che si profila invece come semplice occasione per regolamenti di conti tra classi dirigenti.