Chi paga il prezzo del riscaldamento globale?

La crisi climatica è anche una crisi di giustizia: tra paesi, tra classi sociali, tra generazioni. I soggetti e i paesi più ricchi sono quelli che inquinano di più, direttamente o con gli investimenti. Una tassazione progressiva delle emissioni, in particolare di quelle legate agli investimenti, potrebbe contribuire a finanziare la transizione ecologica e a compensare i gruppi più vulnerabili.

Come progettare nuvole nuove

Il digitale produce tra il 2 e il 4% delle emissioni di CO₂ del mondo, più dell’aviazione. Con l’introduzione dei nuovi software di Intelligenza Artificiale, Google e Microsoft stiano consumando insieme più energia di paesi come l’Irlanda o la Nigeria. E il trend è in ascesa. Eppure un web più responsabile, più sostenibile, più giusto, più attento agli indicatori ambientali è possibile. A novembre una serie di lezioni per dirlo.

I miliardari del carbonio

Gli investimenti di 125 miliardari in imprese inquinanti producono emissioni di CO2 equivalenti a quelle prodotte dalla Francia e superiori a quelle di cui è responsabile l’Italia. È una realtà che va smascherata e affrontata tenendo conto che un semplice aumento dell’imposizione fiscale al riguardo consentirebbe di raccogliere fino a 1.400 miliardi di dollari all’anno, fondamentali, almeno, per sostenere i paesi più colpiti dai cambiamenti climatici.

Clima. Ogni ulteriore ritardo significa morte

A dirlo non sono soltanto Greta e gli ambientalisti più rigorosi. Le parole sono del segretario generale delle Nazioni Unite: «La rinuncia degli Stati a una leadership climatica è criminale. Ogni ulteriore ritardo significa morte. Ovunque c’è gente ansiosa e arrabbiata. Lo sono anch’io. Ora è il momento di trasformare la rabbia in azione. Ogni frazione di grado conta, ogni voce può fare la differenza. E ogni secondo conta».

La catastrofe non è un destino, è una scelta

Le emissioni di CO2 sono aumentate perché si è tentato di conciliare l’inconciliabile: cioè di farle diminuire senza smettere di finalizzare l’economia alla crescita della produzione di merci. Eppure il dato è sempre più chiaro: anche il soddisfacimento di tutto il fabbisogno energetico con fonti rinnovabili non basta se non si procede di pari passo con una drastica riduzione della domanda.

Germania: addio al nucleare (ma non è tutto oro…)

Con la fine del 2022 la Germania chiuderà definitivamente tutte le sue centrali nucleari. È l’esito di un percorso durato oltre 45 anni e non sempre lineare, che va salutato con soddisfazione. Restano peraltro aperti non pochi problemi legati in particolare al mantenimento, almeno fino al 2030, di centrali a carbone altamente inquinanti.

La truffa del TAV: anche l’Europa lo sa

Ora lo scrivono anche i consulenti della Corte dei Conti europea: i dati e le previsioni utilizzati dai proponenti la Torino-Lione per sostenere l’opera sono stati sistematicamente gonfiati al fine di convincere i vertici istituzionali e l’opinione pubblica. Di più, «come un tunnel ferroviario, sia pure di 54 km, possa avere gli effetti indicati sull’insieme dei traffici è un mistero».