La Spagna dopo il pareggio elettorale

La Spagna è un’eccezione in Europa e il Governo Sanchez ha adottato misure in controtendenza con il liberismo imperante. Ma il pareggio elettorale mostra che la gestione dell’ordinario non basta. E mentre la destra, pur ridimensionata, ha un armamentario riconoscibile di risposte alle inquietudini sociali, la sinistra non riesce a produrre un immaginario forte, un’alternativa radicale all’altezza delle aspettative.

Elezioni in Spagna: no pasarán, per ora, poi si vedrà

È successo ciò che nessuno si aspettava: la destra non ha vinto. O la sinistra non ha perso. Determinante è stato l’atteggiamento arrogante della destra, sicura di conquistare il potere, che ha suscitato la reazione degli elettori di sinistra. Decisivo è stato inoltre il voto di baschi e catalani. Ma la Spagna rimane un paese polarizzato, dal baricentro fortemente spostato a destra.

Il campionato di calcio e le contraddizioni della destra sulle tasse

C’è un apologo interessante che viene dal mondo del calcio. La Reggina è esclusa dal campionato di serie B per il mancato pagamento integrale dei debiti accumulati negli anni (avendo definito un concordato in cui si impegna a pagare il 5 per cento del dovuto). A insorgere sono presidenti e rappresentanti delle società in regola con i pagamenti. Quegli stessi che, in Parlamento, propongono un condono per gli evasori…

La legge per il ripristino della natura e il futuro dell’Europa

Nel dibattito al Parlamento europeo sulla legge per il ripristino della natura il Governo italiano è stato la punta di diamante del blocco conservatore meritandosi ancora una volta l’ultimo posto sulle politiche ambientali. Alla fine la legge è passata per il rotto della cuffia. Ma nelle elezioni europee del prossimo anno se i progressisti non faranno fronte comune sul punto si rischierà il disastro.

Grecia: trionfa la destra e crolla la sinistra

Nel secondo turno delle elezioni politiche in Grecia hanno trionfato le forze conservatrici e di estrema destra. La sinistra ha subito una cocente sconfitta, mentre il tasso di astensione ha superato il 47%. Solo la sinistra conservatrice, espressa dai comunisti del KKE, ne è uscita rafforzata, mentre Syriza si è fermata al 17,84% e MeRA25 è rimasto fuori dal Parlamento.

In Spagna si chiude un ciclo: e ora?

La vittoria delle destre nelle amministrative spagnole chiude un ciclo politico, pur ricco di cambiamenti positivi. A fronte di ciò la scelta di Pedro Sánchez di andare a elezioni politiche anticipate è l’estremo tentativo di scuotere l’elettorato progressista rimasto in parte a casa il 28 maggio e di chiamare al senso di responsabilità gli alleati di governo in lite perenne per conquistarsi uno spazio al sole.

L’autoritarismo e il bellicismo della destra si battono solo con il loro contrario

Meloni e il suo circo, vincenti per grazia ricevuta, percorrono con più arrogante protervia tutte le strade già aperte dal centrosinistra, dalla guerra all’attacco ai diritti dei lavoratori, alla lottizzazione. Invertire la tendenza è difficile ma bisogna provarci. Per farlo, occorre prima di tutto ricostruire un pensiero critico alternativo a quello di una destra oggi egemonizzata dai neofascisti.

La strategia della destra: anestetizzare l’antifascismo

Tre le mosse di Meloni per anestetizzare l’antifascismo: equiparare nazifascismo e comunismo, identificare l’antifascismo con alcune scellerate derive degli anni ‘70, derubricare il fascismo a un incidente di percorso nella storia della “nazione”. È una strategia spregiudicata che sarebbe destinata all’insuccesso se non avesse una sponda nella stampa mainstream e nella retorica dell’impegno nella guerra in Ucraina.