Che male c’è a giocare al calcio con La Russa?

Il 16 luglio la Nazionale dei politici ha sfidato la Nazionale dei cantanti (naturalmente a fini benefici). C’erano tutti e tutte, dall’estrema destra all’estrema sinistra. E il plauso è stato generale. E invece, no. Io non ci sto. Mi indigno e, sulle orme di Nuto Revelli e di Gastone Cottino, dico che con La Russa e i suoi sodali non si gioca nemmeno al calcio. Farlo è un’offesa alla memoria dell’antifascismo.

Zoff, Pertini e la dedica della coppa del mondo al popolo palestinese

Da Nablus a Gaza è ovunque la foto di Dino Zoff che alza la coppa del mondo del 1982. Venne dedicata alla Palestina «in segno di solidarietà con la nostra sofferenza». Sul punto storia e leggenda si intrecciano. Ma quel che certo è che qualcuno – il presidente della Federazione calcio, il presidente Pertini o un portiere silenzioso – ha dato voce a un’intenzione condivisa: regalare una coppa del mondo al popolo delle tende.

L’etica non abita nel calcio

Il mondo del calcio non è terreno di particolare moralità. Alcuni episodi recenti, poi, mostrano un’ulteriore caduta: dallo scandalo che coinvolge il presidente della Federcalcio Gravina a quello che in cui è implicato lo juventino Ferrero. Intanto, sullo sfondo, si definiscono nuovi assetti proprietari con l’intreccio di tycoon e fondi di investimento. Sapere da dove vengano i soldi sembra non contare nulla, purché ci siano.

Discriminazioni e razzismo nello sport: il caso Italia

Gli stadi e i luoghi sportivi sono laboratori di sperimentazione sociale e politica di grande importanza per legittimare o delegittimare la discriminazione e il razzismo. Da questa premessa prende le mosse il rapporto di Lunaria e Uisp al riguardo che, a partire da 21 interviste a interlocutori privilegiati, fornisce importanti indicazioni anche sul modo per monitorare il fenomeno del razzismo nello sport.

L’overdose di impegni dello sport professionistico

Sportivi sull’orlo di crisi di nervi, obbligati dai calendari internazionali e da un concetto di professionismo sempre più spinto a un’innaturale overdose di impegni che quasi fa sembrare minimali le circa 70 partite che il tennista Sinner gioca nel corso di un anno. Il tutto per alimentare un sistema che cerca di pompare sempre più soldi tra sponsorizzazioni, incassi al botteghino, proventi da diritti televisivi.

I soliti noti, ovvero l’eterna casta dello sport

L’esistenza di vere e proprie caste alla guida dello sport è un vizio radicato del nostro Paese. Il fermo immagine su chi governa le federazioni restituisce la fotografia sbiadita di una sinecura professionistica che garantisce introiti non trascurabili ma non altrettanti successi: basti pensare a Gianni Petrucci nel basket o a Gabriele Gravina nel calcio.

Il calcio italiano balla sul Titanic

Anche se vuol continuare a esporre un profilo alto, il calcio italiano presenta contraddizioni crescenti e un andamento economico sempre più prossimo al fallimento. E non si emenda da solo, né sono bastati gli scandali e la purga di Calciopoli. Del resto gli italiani, rassegnati e silenti di fronte alla riforma delle pensioni, metterebbero a ferro e fuoco le piazze per la sospensione di un torneo calcistico…

Il calcio italiano? Un Titanic allo sbando

Il calcio italiano vive in una bolla (fatta di conti in rosso, di scandali montanti, di una nazionale di nuovo esclusa dai mondiali) che lo allontana dalla dimensione del miglior football continentale giocato in Inghilterra, Spagna, Francia. Per esorcizzare questa marginalità si rilancia il mercato di gennaio, senza succo e senza nerbo, che si appoggerà a prestiti, riciclaggi e operazioni di basso profilo.

Il calcio è lo specchio della società

Quel che accade oggi nel calcio è ciò che accade quando il capitalismo prende possesso di ogni angolo della società. Non c’è mano invisibile, ma le mani visibilissime di coloro che elargiscono mazzette e modificano bilanci senza alcun controllo. E lo fanno con il disprezzo di chi sta in alto e pretende che chi sta in basso lavori perché possa continuare la festa dei pochi.