Roberto Calderoli, ministro dell’insipienza

Roberto Calderoli è una garanzia. Ha rivestito cariche di primo piano agendo sempre in modo tanto spregiudicato quanto disastroso. Basti ricordare lo stravolgimento della Costituzione partorito nella baita di Lorenzago, il “Porcellum” o il taglio di leggi fondamentali qualificate come inutili. Oggi dedica le sue cure all’autonomia differenziata. Ci sarebbe da sorridere se il danno non fosse per tutti noi.

Dalle camicie nere allo stravolgimento della Costituzione

Nella consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno del fascismo nelle sue forme storiche la linea politica dei seguaci della fiamma tricolore è – e sarà – quella di essere fascisti del proprio tempo. Non porteranno camicie nere nelle strade ma cercheranno di ridefinire l’identità del Paese modificando e snaturando la Costituzione, che della Repubblica nata dalla Resistenza è il fondamento.

Solidarietà nazionale contro l’autonomia differenziata: Napoli 17 marzo

Il disegno di legge Calderoli sull’autonomia differenziata ha avuto il via libera delle Regioni di centrodestra ma, insieme, l’opposizione delle altre Regioni e della Conferenza dei Comuni. Tra questi ultimi la posizione più netta è stata quella del Comune di Napoli che, con un ordine del giorno ad hoc, ha impegnato la Giunta a chiedere il ritiro del disegno di legge e ha indetto una manifestazione di protesta.

Un Paese, due scuole

L’unità del Paese scricchiola pesantemente sotto il peso delle attuali differenziazioni territoriali. A partire dalla scuola, che presenta un enorme livello di disparità. La priorità dell’agenda politica dovrebbe dunque essere il superamento delle diseguaglianze per consentire a tutti i cittadini di avere le stesse opportunità. Ma ciò mal si concilia con la prospettiva dell’autonomia differenziata.

L’autonomia regionale differenziata: domande e risposte

Con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri della bozza Calderoli sulla autonomia regionale differenziata parte la corsa verso la secessione delle regioni ricche. Per ora è solo uno spot elettorale ma già ne sono chiari i guasti istituzionali. È dunque necessaria da subito un’opposizione senza sconti: per eliminarne la possibilità o, quantomeno, per ridurne l’ambito di applicazione.

Autonomia differenziata, fermate quel treno

L’approvazione preliminare del disegno di legge sull’autonomia differenziata è prossima. Se il progetto andasse a compimento avremmo 20 mini Stati regionali con discipline diverse in tema di istruzione, trasporti, comunicazioni, energia, lavoro, ambiente, sanità e con cristallizzazione definitiva delle differenze attuali. Ma il treno dell’autonomia può essere fermato dall’iniziativa dei cittadini e delle cittadine.

Autonomia delle regioni e sistema dei diritti: un equilibrio a rischio

L’impianto costituzionale della Repubblica impone che il rapporto tra uniformità e differenziazione non sia sbilanciato a vantaggio di istanze di maggiore autonomia. La rottura di quell’equilibrio – evidente nella bozza di autonomia regionale differenziata presentata dal ministro Calderoli – mette a rischio la tenuta del sistema, che può essere regionale nell’articolazione, ma che resta nazionale nei principi.

Il Governo preme l’acceleratore sull’autonomia differenziata

Nella storia della Repubblica nessun Governo ha fatto tanto danno in un tempo così breve. L’esecutivo sarà pure targato Meloni, ma nella fase di avvio la Lega ha preso il volante, con un Salvini d’annata. Concorre al danno il ministro Roberto Calderoli, che consegna alla Conferenza delle regioni un progetto di legge di attuazione per l’autonomia differenziata che mette il turbo al motore separatista.

La sanità tra tagli e autonomia differenziata

La Nadef approvata dal Governo dimissionario delinea, per i prossimi anni, un decremento della spesa sanitaria. Intanto incombe l’autonomia differenziata, veicolo di ulteriori regali al privato e agli imprenditori della salute. È una dichiarazione di guerra alla sanità pubblica, in spregio all’epica gestione del Covid-19 da parte del SSN e dei suoi professionisti, e un insulto ai più deboli e ai ceti popolari.