Davide Conti, storico, è consulente dell’Archivio Storico del Senato, della Procura di Bologna (inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980) e della Procura di Brescia (inchiesta sulla strage del 28 maggio 1974) e autore di numerose pubblicazioni sul fascismo e sulla Resistenza.
Contenuti:
50 anni dopo la legge Reale, l’Italia, guidata da un partito post-fascista, torna a specchiarsi pericolosamente nella stagione in cui la protesta e il dissenso venivano affrontati con arresti a catena e con morti nelle piazze. Questo ci dice il disegno di legge impropriamente definito “sicurezza” contro cui sabato in centomila sono scesi in piazza.
Nella consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno del fascismo nelle sue forme storiche la linea politica dei seguaci della fiamma tricolore è – e sarà – quella di essere fascisti del proprio tempo. Non porteranno camicie nere nelle strade ma cercheranno di ridefinire l’identità del Paese modificando e snaturando la Costituzione, che della Repubblica nata dalla Resistenza è il fondamento.
La crisi economica, sociale, etica, oltre che sanitaria, morde pesantemente. Un mondo muore ma è difficile intravedere il futuro. Così, negli interstizi della crisi, si sviluppa il tentativo di movimenti neo e postfascisti di egemonizzare le piazze e dividere il mondo del lavoro. Per contrastarlo ci vorrebbero politiche sociali innovative ma non è questa la scelta del Governo e della sua maggioranza.