Rifiutare l’arte della guerra

In Ucraina, siamo al 23° giorno di guerra. Intanto circola – non è dato sapere con quanto fondamento – una bozza di accordo per il cessate il fuoco, che ha al centro la futura “neutralità” dell’Ucraina. A dimostrazione che questo sfortunato paese è, in realtà, la pedina di un conflitto tra potenze imperiali. Ciononostante cresce, anche in Italia, il partito della guerra e delle armi.

Campagna di Russia

La nostra assurda campagna di Russia

In questa assurda campagna di Russia dobbiamo scegliere se vogliamo salvare gli ucraini o fare la guerra a Putin. Per difendere gli ucraini aggrediti occorre fermare immediatamente questa guerra, attraverso negoziati condotti da autorità europee interposte a quelle belligeranti. Non si difendono invece gli ucraini facendo dilagare il conflitto, modificandone portata e obiettivo.

Ucraina: una pace ragionevole e il futuro dell’Europa

L’invasione dell’Ucraina è a un punto di svolta. La strategia europea – sostenere la resistenza della popolazione ucraina con l’invio di armi in attesa che le sanzioni sortiscano effetti tangibili – è destinata al fallimento. Con conseguenze tragiche per la popolazione civile. L’unica via d’uscita è una pace ragionevole all’esito di un negoziato dallo sguardo lungo.

Ucraina: che fare?

La guerra in Ucraina si aggrava e le trattative tra le parti non producono risultati. Solo l’intervento di un mediatore autorevole può, forse, aprire qualche spiraglio di speranza. Ma intanto è necessario contrastare il bellicismo diffuso operando contro la produzione di armi e riaprendo la discussione sulla NATO e il suo ruolo.

È permesso immaginare la pace?

La guerra occupa la scena mediatica e non lascia spazio a un’idea di pace che non sia solo assenza di guerra. La nostra “civiltà” ha spazi crescenti per ricerca, produzione, glorificazione delle armi, ma riserva alla pace solo raccomandazioni svuotate di potere, credibilità, esempi. Eppure, se non si cambia paradigma, non ci sarà salvezza: né in Ucraina né nel resto del mondo.

Non indossiamo l’elmetto!

Da quando è iniziata la tragedia della guerra, il 24 febbraio, non è esploso soltanto un sanguinoso conflitto. È dilagato in tutt’Europa lo spirito della guerra, si è materializzata l’immagine del nemico ed è iniziata una mobilitazione bellica nella comunicazione, nella cultura, nelle coscienze. È stata criminalizzata ogni critica ed è, infine, iniziata la corsa non alla pace ma alle armi.

Armi all’Ucraina?

Assistere l’Ucraina fornendo armi letali di offesa è un grave sbaglio che induce rischi sempre più elevati. Per tutti: per gli ucraini anzitutto; e poi per il mondo intero. È difficile decidere come intervenire, ma occorre lavorare per la pace e non per intensificare la guerra. Anche con gesti esemplari, come spostare a Kiev tutte le diplomazie e i capi di governo europei. Senza elmetto.