La riduzione del danno, nata a metà degli anni Ottanta a Liverpool, si riferisce a politiche, programmi e pratiche che mirano a minimizzare gli impatti negativi sulla salute, sociali e legali dell’uso di droghe, delle politiche e delle leggi sulle droghe (https://lavialibera.it/it-tag-64-riduzione_del_danno). Essa è fondata sulla giustizia e i diritti umani e si basa sul cambiamento positivo e sulla scelta di lavorare con le persone senza giudicare, forzare, discriminare o imporre che smettano di assumere droghe come precondizione per il supporto. La riduzione del danno è efficace nel mantenere le persone in vita, per prevenire la trasmissione di HIV e di epatiti virali, per invertire overdosi, per migliorare la qualità della vita e per facilitare collegamenti ad altri servizi di salute. Essa è conveniente, basata sulle evidenze scientifiche e ha un impatto positivo dimostrato sulla salute individuale e della comunità. Quasi 100 Paesi hanno già introdotto politiche e/o pratiche di riduzione del danno e vi sono esempi eccellenti di servizi di riduzione del danno in ogni regione del mondo, adattati agli specifici contesti e bisogni locali. In Italia solo nel 2017 la riduzione del danno è stata inserita tra i Livelli essenziali di assistenza con il Decreto Presidente Consiglio dei ministri12 gennaio 2017, art. 28, lett. k e ad oggi solo la Regione Piemonte ha dettagliato in norma le prestazioni da considerarsi tali, con la Deliberazione della Giunta Regionale 12 aprile 2019, n. 42-8767.
L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile cita il documento Prospettive per la politica in materia di droghe fino al 2030, elaborato dal Consiglio federale della Confederazione elvetica, e modificato l’ultima volta nel giugno del 2021, evidenziando come la proibizione totale delle sostanze, e quindi la criminalizzazione e l’emarginazione delle persone consumatrici, abbia una effetto negativo nella lotta contro le dipendenze, al pari di una legalizzazione del mercato senza regolamentazioni. Secondo il documento, «i maggiori costi sociali e sanitari legati al consumo di sostanze si registrano in caso di severa proibizione e di un mercato di stupefacenti legale completamente liberalizzato». Mentre soluzioni che si collocano nel mezzo di questo spettro «probabilmente comportano una migliore protezione della salute e costi inferiori per la società». Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) porta avanti, attraverso le organizzazioni che ne fanno parte, interventi di riduzione del danno e di limitazione del rischio, che vantano esperienze più che trentennali, fortemente radicate e riconosciute a livello territoriale. Di recente la federazione ha presentato un documento che dà conto del percorso di valutazione di impatto sociale dei servizi di riduzione del danno e di limitazione del rischio offerti da 10 organizzazioni della propria rete, presenti in 7 regioni (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio): Alice, Arnèra, Borgorete, Cat, Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, Cooperativa di Bessimo, Magliana ‘80, Nuovi Vicini, Open Group, Parsec.
Eppure, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Alfredo Mantovano, proprio non riesce a mandare giù la riduzione del danno, arrivando a denunciare, nella prefazione all’ultima edizione della relazione del Governo sulle Tossicodipendenze, «il fallimento di politiche rinunciatarie, riassumibili nella formula della riduzione del danno». Mantovano, ancora ostaggio di una visione ideologica, continua a fare fatica a considerare la riduzione del danno per quello che è, ovvero una pratica di salvaguardia della salute delle persone e della collettività.
Di fronte a posizioni governative che rischiano di far fare al nostro Paese un pericoloso balzo all’indietro in tema di riduzione del danno e limitazione del rischio, 23 associazioni impegnate nella riforma delle politiche sulle droghe e nella riduzione del danno lanciano un appello alle forze politiche e sociali sui gravi rischi di rilancio della “guerra alla droga” (appello contro il ritorno alla Guerra alla Droga). E anche la Rete Elide – Rete degli Enti locali per una politica innovativa sulle droghe ha preso posizione con un documento in cui, tra l’altro, si ricorda che «la Riduzione del Danno è un livello essenziale di assistenza. Un diritto di salute coerente con l’art. 32 della nostra Costituzione, riconosciuto perché è riconosciuta l’efficacia nel garantire salute alle persone che fanno uso di sostanze. Non è una opinione, ma una legge dello Stato ad affermarlo» (https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/elide-la-riduzione-del-danno-e-strategia-globale-riconosciuta-e-praticata/). Come scrive Susanna Ronconi per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 3 luglio 2024: «Il governo è dentro un impresentabile loop ideologico. Afferma senza evidenze un fallimento che non c’è, mentre al contrario c’è una responsabilità politica proprio del mancato sostegno alla riduzione del danno, al suo perenne boicottaggio, al fatto che si fa in una minoranza di città e regioni, con una copertura ridicola rispetto al fabbisogno».
