“Non mollare”. XVI libro bianco sulle droghe

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La sedicesima edizione del Libro Bianco sulle droghe (predisposto su iniziativa di da La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, Cnca, Cgil, Associazione Luca Coscioni, Arci e Lila), è dedicato a Grazia Zuffa, scomparsa lo scorso febbraio, e alla sua pervicace volontà di conoscenza, approfondimento e confronto, anche con la ripubblicazione di due suoi saggi, che aiutano il lettore ad avere una bussola sicura rispetto ai contesti nazionali e internazionali.

La prima parte del Libro Bianco è dedicata all’illustrazione della situazione italiana, anche in preparazione della contro conferenza che la rete per la riforma delle politiche sulle droghe ha deciso di organizzare nel prossimo novembre, parallelamente alla Conferenza sulle droghe organizzata dal Governo Meloni con modalità, censure ed esclusioni inaccettabili.

Dopo 35 anni di applicazione del Testo Unico sulle droghe, i dati si confermano, sia nei valori assoluti che nella tendenza al peggioramento. Gli effetti penali (dell’art. 73 in particolare) sono sempre più devastanti in un contesto di sovraffollamento carcerario e confermano che la Jervolino-Vassalli è il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia penale e nelle carceri. I detenuti in carcere sfiorano quota 62mila (61.861 al 31 dicembre 2024). Di questi 13.354 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo unico. Altri 6.732 in associazione con l’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), solo 997 esclusivamente per l’art. 74. Complessivamente il 34,1% del totale. Sostanzialmente il doppio delle media europea (18%) e molto di più di quella mondiale (22%). Si confermano catastrofici i dati sugli ingressi e le presenze di detenuti definiti “tossicodipendenti”: vengono dichiarati tali il 38,8% di coloro che entrano in carcere, mentre al 31 dicembre 2024 erano presenti nelle carceri italiane 19.755 detenuti “certificati”, il 31,9% del totale. Non erano mai stati così tanti dal 2006 ad oggi. In assenza di detenuti per art. 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario, come indicato dalle simulazioni prodotte. Dopo decenni questi non possono più essere considerati come effetti collaterali della legislazione antidroga, ma sono evidentemente effetti voluti. Continuano a salire in termini assoluti, +4,9%, gli ingressi in carcere per droghe: 11.220 dei 43.489 ingressi nel 2024 sono stati causati dall’art. 73 del Testo unico, detenzione a fini di spaccio. Si tratta del 25,8% degli ingressi (era il 26,3% nel 2023).

Crescono anche le misure alternative, che sono, a ben guardare, un’alternativa alla libertà invece che alla detenzione. In un contesto di forte domanda di controllo sociale istituzionale, gli strumenti di diversion e quelli di probation consentono di ampliare l’area del controllo, piuttosto che di limitare quello coattivo-penitenziario. Ne è segno il fatto che, oltre ai quasi 62.000 detenuti, al 31 dicembre 2022 erano in carico ai servizi per misure alternative e messa alla prova ulteriori 93.475 soggetti, quasi 10.000 in più rispetto al 2023 (+11,6%).

La lentezza del consolidamento dei dati delle segnalazioni e sanzioni amministrative per il consumo di droghe illegali induce alla cautela nella definizione del relativo trend. Nel 2024 sono al momento registrate 36.960 segnalazioni. Di queste circa il 38% finisce con una sanzione amministrativa (12.353), per lo più sospensione della patente (o divieto di conseguirla) e del passaporto. Questo anche in assenza di un qualsiasi comportamento pericoloso messo in atto dalla persona sanzionata. La repressione continua ad abbattersi sui minori, che confermano i numeri del 2023. Si tratta di 3.722 adolescenti che entrano così in un percorso sanzionatorio stigmatizzante e controproducente. La quasi totalità dei minori, il 97,7%, è segnalato per cannabis. Risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al prefetto: solo 410 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento sociosanitario; nel 2007 erano 3.008. Anche gli inviti a presentarsi al Serd continuano a diminuire (3.792).

La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (77,4%), seguono a distanza cocaina (15,8%) e eroina (2,8%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 1.463.442 persone sono state segnalate per possesso di droghe per uso personale, 1.074.754 di queste per derivati della cannabis.

Nella seconda parte del Libro Bianco sono contenuti, secondo consuetudine, approfondimenti sul dibattito internazionale sulle politiche sulle droghe. In particolare viene dato particolare risalto agli esiti dell’ultima Commissione Droghe dell’ONU. A Vienna, a marzo scorso, un voto a sorpresa ha infatti dato il via alla prima revisione esterna del sistema globale di controllo delle sostanze stupefacenti. Un’occasione unica per costringere l’apparato proibizionista a fare i conti con oltre 60 anni di insuccessi e con i danni provocati, in primis alla salute e ai diritti delle persone che usano sostanze.

In appendice sono infine riportate le proposte di legge per la riforma del Testo Unico sulle droghe promosse della Società Civile.

Qui il link al testo integrale del Libro Bianco

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