«Li abbattiamo come vitelli», ovvero la costruzione dell’immaginario delle torture

«Li abbattiamo come vitelli» è una delle frasi utilizzate in chat tra alcuni agenti penitenziari prima del sistematico pestaggio dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: una tortura a tutti gli effetti. Ma la tortura non nasce mai dal nulla. Qui affonda le radici nella costruzione dell’immagine del detenuto come “vuoto a perdere”.

Della fragilità: istruzioni per l’uso

Durante la pandemia per un attimo ci siamo scoperti tutti fragili. Ma presto siamo tornati ad attribuire la fragilità ai vecchi, ai disabili, ai malati. Perché le categorie ci proteggono, organizzano il mondo, ma quasi sempre sono bugiarde. Averne coscienza però può essere utile. Ad esempio, per ripartire davvero in modo nuovo.

I diritti di chi è privato della libertà

Il Garante nazionale delle persone private della libertà personali (non solo i detenuti ma anche le diverse altre categorie che subiscono questa privazione) è esplicito. Il tempo di collocazione in strutture privative della libertà non può essere solo tempo sottratto alla vita ma deve favorire l’evoluzione personale e il ripristino dei diritti.

Saman, Hina e le altre

Sembra ormai certo: Saman è stata uccisa dai suoi parenti perché indisponibile a subirne scelte e imposizioni. Devianze individuali, certo. Ma anche il portato di una cultura che, invece di contaminarsi, si è chiusa in un ghetto che ne ha esaltato gli aspetti più arcaici e maschilisti. Per rompere la spirale ci vogliono interscambio e laicità.

L’ambivalenza del diritto e la Costituzione

Il diritto riflette i rapporti di forza e, in ultima istanza, l’ambiguità dell’umano. Può essere veleno e cura: può esprimere il dominio, essere strumento di soggezione e di controllo e, allo stesso tempo, può veicolare emancipazione, sancire diritti, limitare il potere, garantire l’espressione del pluralismo e del dissenso.