Minneapolis, Torino e il falso dilemma della sicurezza

Minneapolis prima, oggi Torino. Riemerge un vecchio dualismo, apparentemente semplice: più tranquillità in cambio di meno libertà, oppure più libertà accettando un contesto meno sicuro. Ma siamo davvero certi che tutto si giochi su questo equilibrio instabile? Forse è tempo di comprendere che la protezione dei cittadini non è il risultato di un bilanciamento tra diritti e ordine, ma l’esito di un progetto di cura.

Il Minnesota come Weimar: gli Usa e lo Stato di diritto

Gli Stati Uniti, nati da una promessa di libertà ma attraversati da una violenza antica, si scoprono esposti a rischi elevati di tenuta democratica. Il Minnesota è la cartina di tornasole e il laboratorio dell’inversione di rotta impressa da Donald Trump, che porta al predominio della forza sulla legge e al tramonto dello Stato di diritto sostituito da oligarchie miliardarie e onniscienti che fanno corona al tycoon della Casa Bianca.

Un Iran libero non conviene a nessun potente

Per le grandi potenze e per quelle circostanti, una monarchia docile o una teocrazia odiata sono preferibili, in Iran, alla nascita di una democrazia, le cui azioni non possono essere previste. Intanto, mentre Reza Pahlavi, erede del deposto scià, invoca interventi esterni, le manifestazioni continuano e molti iraniani auspicano un cambiamento interno, l’unico che può preservare coesione sociale e capacità di ricostruzione.

Il golpe coloniale di un presidente debole e aggressivo

Non è solo il petrolio. E neppure la (inesistente) lotta contro i narcotrafficanti. Il golpe coloniale di Trump in Venezuela è l’ennesima manifestazione della volontà di controllo degli Stati Uniti sull’America Latina ma, ancor più, una spregiudicata esibizione di forza militare, che si affianca a quella dispiegata in Africa e nel Medio Oriente, per mascherare il totale fallimento sul piano interno e la conseguente debolezza politica.

Gran Bretagna. Arrestati per un cartello

In Gran Bretagna l’associazione “Palestine Action” è stata messa al bando come organizzazione terrorista. Tre attivisti detenuti senza processo sono in sciopero della fame e rischiano la vita. E oltre 1.600 persone sono state arrestate per avere espresso solidarietà con il gruppo. L’avversione alla causa palestinese ha raggiunto vette paradossali e si può ormai essere arrestati solo per avere in mano un cartello.

La verità, la giustizia e la pace

Chi si prepara alla guerra dicendo che lo fa per evitarla, in realtà è disposto a farla e, se è disposto, la farà. Se non fosse disposto, dove starebbe la deterrenza? E allora? Al motto mentitore, diffusivo di guerre, opponiamone un altro, che viene dalla sapienza biblica, secondo cui il mondo si regge su verità, giustizia e pace. Per combattere il flagello delle guerre c’è molto da fare, ma predisponendo le condizioni della pace.

A chi fa comodo dimenticare il Sudan

La guerra in Sudan è un massacro interminabile, il più sanguinoso e crudele dei conflitti in corso nel mondo, che ha come protagonisti due generali assetati di potere e privi finanche di coperture ideologiche. Ma non è una guerra dimenticata. Quelli che contano, a Washington e a Riad, al Cairo e ad Ankara, la ricordano benissimo. La finanziano, la prolungano, vendono armi moderne, hanno piani per il dopo.