Io sono (e resto) Giorgia

Giorgia Meloni è molto brava a recitare e ha scelto un copione rassicurante per l’establishment: quello di una destra neoliberista, ultra-conservatrice, atlantista e guerrafondaia. Ma la sua storia e mille indizi mostrano che, al di là della recita, la sua autentica visione della società è molto vicina a quella del generale Vannacci. Del resto basta leggere un suo libro di appena quattro anni fa.

La politica e le parole violentate

«Il salario minimo per legge rischia di peggiorare la situazione dei lavoratori». Questa la paradossale parola d’ordine ripetuta all’unisono dalla presidente del Consiglio e dalla maggioranza. A dimostrazione che il senso e la razionalità delle parole e dei concetti non hanno più alcun rilievo mentre ciò che importa è la loro immissione nel dibattito pubblico e la loro ripetizione ossessiva.

Tormentoni di Ferragosto, sinistra e capitalismo

Chi è l’antagonista politico della sinistra? La destra oppure il capitalismo? Domanda epocale da pensosi politologi che fa capolino, peraltro, anche nei consueti tormentoni di Ferragosto (quest’anno imperniati sui costi per la divisione della pizza, per il doppio piatto o per la doppia forchetta e sul canone mensile di un ombrellone al Twiga). Incredibile ma vero. Basta ragionarci un attimo…

Il campionato di calcio e le contraddizioni della destra sulle tasse

C’è un apologo interessante che viene dal mondo del calcio. La Reggina è esclusa dal campionato di serie B per il mancato pagamento integrale dei debiti accumulati negli anni (avendo definito un concordato in cui si impegna a pagare il 5 per cento del dovuto). A insorgere sono presidenti e rappresentanti delle società in regola con i pagamenti. Quegli stessi che, in Parlamento, propongono un condono per gli evasori…

Le destre e il proibizionismo a senso unico

Il proibizionismo come politica di governo delle droghe è fallito checché ne dica la “virile” retorica di chi lo ha sostenuto e lo sostiene. Tra questi le destre al governo, affette, peraltro, da singolare strabismo, dato il loro agitarsi scomposto soltanto alla parola “droghe”, a fronte della totale inerzia, per esempio, di fronte al consumo di alcol e soprattutto ai suoi 7.700.000 consumatori a rischio.

Il premierato made in Italy: prospettive e problemi

La “riforma presidenziale”, parola d’ordine della destra in campagna elettorale, sembra oggi sostituita da un altrettanto pericoloso “premierato forte”. Eppure, per realizzare una maggior stabilità di governo – se questo è l’obiettivo – basterebbe intervenire in modo equilibrato su alcuni meccanismi, come il rafforzamento delle prerogative del presidente del Consiglio e l’introduzione della “sfiducia costruttiva”.

Salvini, il potere e la libertà d’insulto

Matteo Salvini può insultare impunemente Carola Rakete ma Roberto Saviano non può fare altrettanto nei suoi confronti. Questa la decisione del Senato della Repubblica, dimentico del principio di uguaglianza e del fatto che, come scriveva Sant’Agostino, «se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?».

Il premierato, ovvero il fascino del Capo

Il mantra dei sedicenti riformatori è il rafforzamento dell’esecutivo. Una delle strade per perseguirlo è il cosiddetto premierato: una modalità di scelta del Capo solo all’apparenza meno drastica del presidenzialismo o del semipresidenzialismo. In realtà può essere altrettanto pericolosa per gli equilibri e la limitazione del potere propri di una democrazia costituzionale. Dipende da quale premierato.

La sinistra che perde (riflessioni a margine della morte di Berlusconi)

La scomparsa della sinistra nell’epoca del trionfo del capitalismo ha molte cause. Tra queste ce n’è una, evidenziata dall’accettazione supina del lutto nazionale per la morte di Berlusconi, che si potrebbe definire “servitù volontaria”. È tempo di capire che la sinistra non può limitarsi a combattere l’ingiustizia, ma deve combattere gli ingiusti.