Conservatori, un nome nuovo per la destra estrema

Da tempo è evidente la volontà di Fratelli d’Italia di darsi una rappresentazione diversa da quella di semplice partito postfascista. La parola scelta per tale operazione è “conservatori”, già etichetta di una categoria molto ampia ed eterogenea. Intanto, su scala mondiale – dagli Usa all’India, dall’Europa al Brasile – il conservatorismo si sta trasformando, con lo spostamento del proprio baricentro verso la radicalità.

Cent’anni dopo la marcia su Roma, pensare in retromarcia

Cent’anni dopo la marcia su Roma, mentre si riaffacciano i fantasmi del passato, occorrono mobilitazioni forti, una scossa che salga dal basso e cambi il corso degli eventi. Abbiamo bisogno, come al tempo della resistenza, di pensieri nuovi, di ispirazioni utopiche; abbiamo urgenza di costruire, nelle lotte e nei comportamenti quotidiani, una società alternativa al modello dominante. Marciando in senso contrario.

Ignazio Benito Maria La Russa

Se guardo le foto di La Russa sui giornali o in tv, mi ritrovo dentro un incubo. L’incubo di un fascismo che non è mai passato. Cent’anni fa le forze democratiche assistettero esangui alla presa del potere del duce; oggi si dividono e un manipolo di quinte colonne consente addirittura l’elezione di La Russa a presidente del Senato. Difficile negarlo: se oggi abbiamo la destra peggiore è perché abbiamo avuto la peggiore sinistra.

Appunti sul “fascismo storico” e quello attuale

La destra vittoriosa nelle recenti elezioni politiche non è la fotocopia del fascismo storico, ma nelle mutate condizioni sociali e politiche neppure Mussolini e Italo Balbo userebbero oggi la pratica violenta e la retorica nazionalista di cento anni fa. Restano gli stessi interessi materiali sottostanti e una visione altrettanto conservatrice nei rapporti economici e sociali e reazionaria nei valori culturali.

Camminare l’antifascismo

Camminare nei luoghi della resistenza e delle stragi, sui sentieri dei partigiani, tra Monte Sole e Sant’Anna di Stazzema, sulla montagna fra l’Emilia e la Toscana non è solo coltivare la memoria. È un’esplorazione, uno scavo nelle profondità della storia, un’occasione per ripensare ciò che chiamiamo antifascismo, al fine di renderlo più vivo, cioè all’altezza dei tempi.

Il colonialismo e il fascismo glorificati nelle vie e nelle piazze

Vie, piazze, ponti, lapidi, busti, palazzi a Roma e nel Lazio sono intitolati a personaggi e eventi del nostro passato coloniale. Soltanto nella capitale ne sono censiti 150. Due appelli chiedono a sindaco e presidente della Regione di rimuoverli. Estendere l’iniziativa a livello nazionale sarebbe un’occasione importante per non dimenticare il nostro colonialismo (fascista e non solo).

L’estrema destra nell’Europa centro-orientale

Nell’Europa centro-orientale (Ungheria, Polonia, Cechia, Slovacchia, Bielorussia, Ucraina e anche Russia) l’estrema destra estende il suo peso culturale e contribuisce a creare un’altra immagine di Europa, intesa come comunità spirituale fondata sulla famiglia, lo Stato nazionale e il cristianesimo. Un report del CBEES di Stoccolma, antecedente all’invasione dell’Ucraina, lancia l’allarme.

Contro il fascismo vecchio e nuovo

Di fronte al dilagare di manifestazioni e movimenti fascisti una risposta democratica ed efficace deve articolarsi su più piani. Va applicato il divieto costituzionale di «riorganizzare, sotto qualsiasi forma, il disciolto partito fascista». Ma non basta. Occorre contrastare il liberismo e costruire una democrazia conflittuale, pluralista e sociale, che è l’unico vero antidoto contro ogni autoritarismo.

Il fascismo e i nemici della democrazia

Negli ultimi anni la violenza fascista si è riaffacciata in Europa. Ciò, come segnala la risoluzione 25 ottobre 2018 del Parlamento europeo, non è un esercizio di libertà ma un attacco alla democrazia e non può essere tollerato, in qualsiasi forma si manifesti. La “questione fascista” è definitivamente chiusa, nel nostro Paese, con la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.

Il Parlamento, gli alpini, il fascismo

Il 5 aprile il Senato ha approvato, con 189 voti a favore, un astenuto e nessun contrario, la legge istitutiva della “Giornata della memoria e del sacrificio degli alpini”. Peccato che, a simbolo della giornata, sia stata elevata la battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943 in cui gli alpini vennero mandati dai nazifascisti a farsi macellare e a macellare in terra russa.