Andrea Morniroli, da 30 anni impegnato nelle politiche di welfare a Napoli, è socio della cooperativa Dedalus, in cui si occupa principalmente di migranti e di contrasto della povertà. È stato assessore alle politiche sociali del comune di Giugliano in Campania. È portavoce della Piattaforma Nazionale Anti-tratta ed è co-coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità.
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I think tank sono da anni protagonisti nella elaborazione di proposte politiche ma possono esserlo anche come strumenti di accompagnamento nella gestione e nell’operatività dei servizi sociali. Perché il primo disinvestimento sul welfare non è stato economico ma culturale. E da lì occorre ripartire.
Il Paese si sta abituando all’orrore e sembra riconoscersi come popolo solo con l’individuazione di un nemico (i migranti, i marginali) su cui scaricare frustrazioni e odio. Per invertire la tendenza occorre ricominciare a parlare con gli ultimi e i penultimi (i poveri e gli impoveriti).
Anche nel cuore di Napoli le politiche migratorie degli ultimi governi, centrate sul contenimento e sulla gestione dell’emergenza, hanno incrinato la tradizione di accoglienza e fatto emergere, per la prima volta, spinte verso la discriminazione e il rifiuto. Ma qualcosa, dal basso, si muove.