“Terra Madre”, organizzata a Torino da Slow Food dal 25 al 30 settembre, in concomitanza con il Salone del Gusto, ha l’obiettivo di diffondere sempre più il concetto di ”cibo buono, pulito e giusto” anche contro il caporalato. Quest’anno l’evento è incentrata sul tema We are Nature per sottolineare la necessità di rinsaldare il legame degli umani con la natura.
Vi si svolgono eventi enogastronomici, degustazioni, forum, workshop, mostre, incontri e conferenze e anche un mercato di tutti i popoli della Terra dove incontrare frutti, oggetti e realtà inaspettati. Gli indigeni vi vendono i loro prodotti (manufatti, tessuti a mano, marmellate o altri cibi tipici), anche se, a volte, la dogana ritarda il permesso di entrata e i prodotti arrivano quando ormai le persone sono tornate ai loro paesi, sottraendo loro anche quei piccoli guadagni straordinari che li aiuterebbero nel vivere quotidiano (il Potere, si sa, non ha alcun riguardo per i problemi di sopravvivenza degli ultimi).
I protagonisti di “Terra Madre” sono gli umili che, coltivando il 20-25 % delle superfici agricole mondiali sfamano il 75% della popolazione. Sono contadini, pastori, pescatori, vessati dai governi e dai disastri del riscaldamento globale. Vivono in piccole unità agricole familiari. Con loro non esistono rifiuti, tutto viene riutilizzato. Da sempre prosperano all’interno di un’economia circolare in armonia con quanto li circonda, consapevoli dell’importanza, per la loro e nostra sopravvivenza, di tutti gli esseri viventi e dei cicli naturali. Sono i popoli nativi che l’Onu ha riconosciuto con grande rispetto come i “custodi del pianeta”. Molti di loro usano da sempre tecniche agricole e pastorali antichissime, tramandate di generazione in generazione, ritenute a torto improduttive con il boom dei fitofarmaci. Di esse si è scoperto ormai che in realtà sono fondamentali per proteggere gli impollinatori e preservare la salute dei suoli, che , al contrario, il bombardamento esponenziale di prodotti chimici rende sterili (l’80% dei suoli europei è a rischio desertificazione, perse il 35 % di api e farfalle).
Punto di forza dell’azione di recupero di Slow Food sono i presìdi che, riportando in vita semi antichi molto resilienti ai cambiamenti climatici, varietà, saperi, tramandati da sempre dai genitori ai figli/e, hanno dato dignità e riconoscimento al duro lavoro nei campi di anziani ed anziane e aperto prospettive di occupazione agricolo-pastorale a giovani che sono tornati ad appassionarsi al mondo contadino, ripopolando territori abbandonati.
A “Terra Madre” sono presenti i rappresentanti dei popoli nativi provenienti dalle comunità più sperdute di ben 120 nazioni. Questo accade grazie alla grande macchina organizzativa di Slow food e alla generosità delle famiglie ospitanti di Torino e dintorni, che accolgono in una rete capillare di solidarietà i delegati, prendendosene cura per un’intera settimana e offrendo loro la propria casa e il loro appoggio concreto: un modo fattivo di costruire la fratellanza tra le persone e i popoli, riconoscendo nella diversità un’enorme ricchezza. Negli anni le presenze sono cresciute, ma cresciuta è anche la collaborazione di tante nuove famiglie .
“Terra Madre” è nata dal sogno visionario di Carlin Petrini che, lavorando incessantemente dagli anni ‘70, ha portato la voce inascoltata dei popoli contadini e delle comunità agro pastorali di tutto il mondo, su su fino alla Fao e all’Onu. Da allora sono stati finalmente riconosciuti i diritti dei popoli nativi. Queste comunità sono lontanissime tra loro per geografia e tradizioni, ma li unisce un profondo legame comune di amore per la terra. Esse, che non avrebbero mai avuto voce presso le stanze del Potere, qui si incontrano, si confrontano e scambiano i loro semi e i loro saperi di antica saggezza. Più in generale esse agiscono incessantemente per riportare in salute ed armonia il nostro pianeta e difendono l’ambiente anche a costo della loro vita (nel 2023 sono stati uccisi circa 200 ambientalisti, l’ 85% dei quali in America Latina).
“Terra Madre” è la dimostrazione che alla base dei successi del genere umano non c’è la lotta spietata per la sopravvivenza, tanto sbandierata dai fautori del capitalismo esasperato, ma la collaborazione, la solidarietà e l’aiuto reciproco.
