Non facciamo del bene. Inchiesta sul lavoro sociale tra agire politico e funzione pubblica (di A. Morniroli e G. Scancarello, Donzelli, 2025, pp. 118, € 16) è da poche settimane in libreria. Cominciamo dal fondo. Nelle conclusioni, gli autori rispondono a una domanda apparentemente di senso comune: «E che male c’è, a fare del bene?»; e la loro risposta è: «Nessuno, naturalmente, tranne che l’impresa sociale democratica ha deciso molto tempo fa di prendere una strada diversa. E il fatto che qualcuno l’abbia persa – non pochi, ed è per questo che tocca scriverne – assorbendo pratiche e missioni di un mercato votato al profitto a dispetto delle persone, non deve confondere su quale sia oggi il compito di questa riserva potenzialmente straordinaria di competenze, sensibilità e, non ultimo, agire politico. […] I buoni vogliono essere buoni; la cooperazione deve essere politica» (p. 112). Ancora: «La cooperazione sociale deve essere politica, perché lavora per dare corpo alla democrazia, per creare quegli spazi di giustizia sociale che la Carta costituzionale prevede e che il pubblico ha progressivamente rimosso, o almeno disabilitato» (p. 113).
Il senso – e l’importanza – di questo libro stanno lì. Andrea Morniroli, co-coordinatore nazionale del Forum Diseguaglianze Diversità, da sempre impegnato nella cooperazione sociale, e Gea Scancarello, giornalista militante, hanno scritto un libretto piccolo ma pesantissimo, che affronta in maniera diretta ed esplicita le contraddizioni e la ricchezza della realtà delle cooperative sociali, facendo un’operazione che spesso viene evitata: quella di ribadire il carattere politico che questo pezzo del terzo settore deve avere e rivendicare, e la natura pubblica delle sue attività. Questo contro un certo sentire perbenista, che vede nelle forme con cui la cooperazione sociale, in particolare la cooperazione A, agisce fornendo cura, servizi, soluzioni un qualcosa di simile al volontariato, e contro una certa pratica piuttosto diffusa (mi permetterei di dire maggioritaria, in certi settori) che relega di fatto la cooperazione sociale al ruolo di sussidiarietà, di tamponamento delle contraddizioni, di contenimento degli esclusi, spingendola verso una logica privatistica.
Andrea Morniroli sarà a Volere la luna venerdì 23 maggio per presentare il libro, e lì avremo occasione di confrontarci su riflessioni, critiche, speranze e proposte. A mo’ di parziale e schematica introduzione, vorrei riassumere qui alcuni dei cardini di quella che a me pare la proposta più seria e coerente apparsa finora per una rifondazione critica della cooperazione sociale, per tornare al suo obiettivo originario di essere uno strumento di mutualismo politico:
– no all’aziendalismo, all’appiattimento sulle leggi del mercato;
– la cura non è rivolta solo ai beneficiari dei servizi e delle opportunità, ma alla comunità, all’ambiente in cui si opera;
– ma, ancora più rilevante, cura per chi riceve i servizi ma altrettanta per gli operatori, per quelle figure professionali sovente schiacciate nella morsa della scarsità di risorse, dello svuotamento delle loro competenze, della ripetitività e della perdita del senso di quello che si fa.
– come conseguenza, la riaffermazione della natura democratica dell’impresa cooperativa: è sulla concretezza dell’organizzazione del lavoro, dei meccanismi di coinvolgimento di tutti i lavoratori nelle decisioni e nelle scelte di fondo (“una testa, un voto”, come è difficile in molti casi mettere in pratica, ma come è assolutamente essenziale), che si misura la natura dell’impresa sociale come alternativa all’impresa capitalistica. E questo porta ad affrontare un problema delicato: il ruolo del ricambio generazionale nella gestione della cooperativa;
– il richiamo alla Costituzione: si parla tanto di difenderla dagli attacchi a cui è sempre più sovente soggetta, ma la prima difesa è nella pratica sociale, giorno dopo giorno.
C’è molto altro, in questo libro che può essere considerato il manifesto per un rilancio del ruolo sociale e politico della cooperazione sociale. Un’ultima osservazione: il libro parla di una parte del mondo della cooperazione sociale, quello della cooperazione A, citando solo per un inciso l’altra metà, quello della B, le cooperative di lavoro che offrono una opportunità di realizzazione personale e sociale a quelle fasce che il mercato del lavoro tende a buttar fuori. Un mondo che condivide con le A molte delle contraddizioni, delle opportunità e delle sfide, ma che ha anche delle sue specificità, e che forse ancor di più delle prime pone interrogativi su cosa vuol dire un’organizzazione del lavoro non capitalistica. Aspettiamo il secondo volume…
Il libro di Moriniroli e Scancarello sarà presentato venerdì 23 maggio alle 20.45 a Torino
nella sala polifunzionale di Volere la Luna in via Trivero 16
