Trump e non solo: e se fosse un problema di stupidità?

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E se fosse un problema di stupidità? La stupidità non è una categoria politica, è uno stato d’animo, è un sentire, è un giudicare senza giudizio, l’essere eterodiretti, soprattutto la convinzione di essere sempre nel giusto senza possibilità di replica. Scriveva nel suoi diari Vitaliano Brancati: «Il fanatismo è una paralisi parziale del cervello. Questa grande epidemia ha toccato il suo culmine nel ’39 coi fanatici di Mussolini, di Hitler, di Stalin, di Franco. Adesso sta per terminare. Bisogna che la massa trovi in tutta fretta un’altra forma di stupidità». Quasi le stesse parole utilizzati dai due filosofi tedeschi Adorno e Horkheimer: «La stupidità è una cicatrice. Essa può riferirsi a una capacità fra le altre, o a tutte le facoltà pratiche e intellettuali. Ogni stupidità parziale di un uomo segna un punto dove il gioco dei muscoli al risveglio è stato impedito anziché favorito». La carogna, il malvagio, il disumano, il crudele possono essere combattuti e sconfitti, lo stupido no. Lo stupido volteggia in una zona dell’agire senza volontà, può lavorare contro se stesso, confonde, annichilisce chi l’ascolta, chi legge i suoi messa.

Se il presidente USA è uno stupido tutto sembra più “naturale” e conseguente. Il grande giornalista polacco Ryszard Kapuscinski scriveva: «Altra variante di stupido: lo stupido furbo che vede ovunque l’effetto di forze, di leve, di molle, di complotti segreti (Dev’esserci sotto qualcosa, Qui gatta ci cova etc.). Al posto dell’intelligenza la furbizia: ma tra l’una e l’altra corre una bella differenza. L’intelligente cerca di capire il mondo, il furbo vuole manipolarlo». Manipolare gli Stati, gli alleati, i nemici, il pubblico, le istituzioni, l’esercito. Per Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) pastore protestante, complice in un fallito attentato a Hitler e per questo impiccato, scrive: «Il problema fondamentale del nostro tempo è il problema degli stupidi». Robert Musil conferma: «La stupidità ci domina con travolgente impudicizia».

Quando ascolto i discorsi di politici, giornalisti, filosofi, sociologi che tentano di interpretare i comportamenti e il pensiero non lineare di Donald Trump mi scoraggio, qualsiasi interpretazione sembra giusta e sbagliata, può risultare coerente oggi e decisamente errata domani. Le affermazioni della settimana scorsa contrastano con quelle odierne. Imbarazzo. Confusione. Ricorro ancora a Ryszard Kapuscinski  per tentare di capirci qualcosa: «Per lo stupido tutto ha una sola dimensione, tutto presenta una superficie liscia sulla quale il suo sguardo scivola senza ostacoli. […] La stupidità non vuole essere disturbata. Se la si provoca, parte all’attacco: brucia sul rogo, getta nelle segrete, rinchiude in ospedali psichiatrici chi vorrebbe parteciparle le proprie conoscenze». Che sconforto vedere o rivedere alcune conferenze, dichiarazioni imbarazzanti, aggressive, tutti possono essere attaccati e denigrati, alcuni vengono esaltati prima e subito dopo buttati nella spazzatura.

Sebastiano Vassalli si domandava: «Come si trasmette la stupidità? Questo è un mistero che la scienza ancora non ha saputo svelare. Per millenni, sembrava che la trasmissione della stupidità fosse un fatto prevalentemente psichico, causato dall’emulazione. I bambini, dicevano gli psicologi, all’atto della nascita non hanno particolari inclinazioni, né positive né negative. Crescendo in un mondo dove le persone stupide sono tutt’altro che rare, accade però spesso che ne assumano i comportamenti. Ma c’erano anche quelli che sostenevano, con molti esempi e con molta forza di convinzione: stupidi si nasce; e c’era, all’opposto, chi si chiedeva cosa significa la parola stupido? Chi è stupido? Per poi rispondersi: tutti siamo un po’ stupidi e un po’ geni. Quest’ultimo atteggiamento, in particolare era l’atteggiamento prevalente nel momento in cui si è iniziata la nostra storia: quando la stupidità ha incominciato a trasmettersi da un individuo all’altro come la tosse asinina o il colera. C’era nel mondo una sottovalutazione del fenomeno che ha accompagnato e forse anche favorito il diffondersi di questa epidemia, senza precedenti nella storia del genere umano»  Per Lec Stanislaw: «La stupidità non varca mai frontiere; là dove pone il piede è territorio suo». Quindi un’epidemia come il Covid, si trasmette da un essere all’atro, da animale a persona, da uno Stato all’altro, da una nazione alla vicina. Forse aveva ragione Cervantes quando faceva dire a Sancio: «Non creda, signora duchessa, d’averla detta grossa perché ho visto io andare al governo più d’un somaro».

Esistono collegamenti tra stupidità e fascismo? Per Osvaldo Soriano sì: «Ti voglio dire questo: la cosa dannosa del fascismo è che induce gli imbecilli a credersi molto furbi. Quanto più uno è idiota, tanto più il fascismo lo fa sentire orgoglioso di sé». Cosa possiamo fare contro un nemico simile? Riprendo le parole di Bruno Bozzetto, disegnatore geniale e regista italiano. Dai suoi 88 anni:  «Io non mi sono mai sentito un ribelle. Uno che fa le cose per sfidare l’autorità costituita. Un Don Chisciotte delle cause perse. No. Però se c’è da dare un paio di cannonate alla stupidità imperante, io non mi tiro indietro. E non sto parlando di cannonate per caso». Oppure Cyrano: «Vi vedo. Quanti siete? Mille? – Vi riconosco, ci siete tutti… tutti i miei vecchi nemici! La Menzogna? (tira colpi di spada nel vuoto) Tieni! Prendi! Ah ah! Il compromesso, Il Pregiudizio, la Viltà… (duella). Volete che venga a Patti? Mai!…. Ah, eccoti anche te, la Stupidità! … Lo so che alla fine l’avrete vinta voi, ma non m’importa: io mi batto! Mi batto! Mi batto!».

  

Note:

– Adorno e Horkheimer, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, 1947, 1966 ita

– Dietrich Bonhoeffer, Etica, Bompiani, 1949, 1969 ita

– Bruno Bozzetto, Il signor Bozzetto, Rizzoli Lizard, 2023

– Vitaliano Brancati, Diari, Bompiani, 1961

– Miguel De Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, Rizzoli, 1605 orig.

– Ryszard Kapuscinski, Lapidarium Feltrinelli, 2018

– Robert Musil, Sulla stupidità e altri scritti, Mondadori, 1997

– Edmond Rostand, Cirano di Bergerac Newton Compton, 1897 orig.

– Osvaldo Soriano, Futbol Einaudi, 1998 orig.

– Lec Stanislaw, Pensieri spettinati, Bompiani, 1957

– Sebastiano Vassalli, Dio il diavolo e la mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni, Einaudi, 2008

Gli autori

Maurizio Russo

Maurizio Russo è nato a Milano nel 1955. Laureato in Scienze Politiche ha scritto per Lotta Continua, Università Progetto, Campus, La Rivisteria. Nel 2010 ha vinto il concorso letterario Giallomilanese. Attualmente è in pensione.

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2 Comments on “Trump e non solo: e se fosse un problema di stupidità?”

  1. Stupidità e ignoranza non sono sinonimi ma si alimentano a vicenda. Credo invece che cultura (più che intelligenza) e stupidità siano incompatibili. Se ciò è vero si può capire perché lo stupido sia anche tendenzialmente violento. Non avendo argomenti deve necessariamente portare il conflitto al livello della violenza fisica. La repressione evita allo stupido di entrare nel merito del contendere, dove sarebbe irrimediabilmente sconfitto. Perciò si, credo che l’idea di un Trump stupido non sia del tutto da scartare. Resta il problema: come sconfiggere lo stupido se questi salta a piè pari il confronto culturale? Nella vita quotidiana consiglierei di dar ragione allo stupido, onde evitare di arrivare allo scontro fisico. In politica la cosa si fa più seria perché lasciarsi governare da uno stupido è assai pericoloso: l’ingiustizia, in ogni ambito, regnerebbe sovrana. Rinunciare alla lotta non è più un’opzione valida. Il credente Bonhoeffer, presumo con un forte conflitto interiore, ha deciso di passare alle vie di fatto con Hitler. Bruno Bozzetto non si tirerebbe indietro se ci fosse da dare un paio di cannonate alla stupidità imperante. “A brigante, brigante e mezzo” ha esortato lo stesso Presidente Pertini. …sono tentato di sconfessare la mia indole pacifista. Una cosa però è certa: bisogna investire in cultura per arginare l’epidemia di stupidità così da non ritrovarci uno stupido al comando.

    1. Non credo che la cultura sia di per sé antidoto alla stupidità: il colto è spesso solo più bravo ad argomentare e ad autoconvincersi della ragionevolezza di una conclusione raggiunta tramite scorciatoie e pensiero veloce. Da bravo STEM, ritengo che sia piuttosto una questione di metodo, e la cultura sia amata dagli umanisti che “provano ad imparare la Treccani a memoria” (cit.) 😛

      Il discorso però fila e sembra riassumibile con il rasoio di Hanlon, ricalcato su quello di Occam: “mai attribuire cattiveria a quel che si spiega benissimo con la stupidità”. Però ricordatevi la “madman theory” ideata da Kissinger: far sembrare Nixon folle in modo che i sovietici non potessero prevedere cosa aspettarsi.
      Personalmente ho l’impressione che Trump un po’ “lo sia”, ma abbia un entourage che, ovviamente dovendolo anche temere e non potendolo prendere di petto, lo sappia anche manovrare; ovvero che agli effetti pratici Trump spesso “lo faccia”.

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