Le migrazioni sulla stampa e in tv

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Il XII Rapporto dell’Associazione Carta di Roma e dell’Osservatorio di PaviaNotizie di contrasto, offre uno spaccato di grande rilevo in merito alla quantità e qualità dell’informazione fornita nei primi dieci mesi del 2024 da quotidiani e reti televisive in tema di migrazioni. Sono state analizzate, in particolare, sei testate giornalistiche (Avvenire, La Stampa, la Repubblica, il Giornale, il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano) e sette notiziari televisivi (quelli di prima serata di Rai, Mediaset e La7) con risultati interessati, di cui si dà conto.

Tra le continuità rispetto agli anni precedenti, c’è la rappresentazione delle migrazioni come una “crisi permanente”, con toni allarmistici in cui ricorrono con grande frequenza parole come “emergenza”, “crisi”, “allarme” e “invasione”: 5.728 occorrenze nel periodo 2013-2024, anche se con una lieve diminuzione nell’ultimo anno. Il primo tema in agenda è sempre quello sui “flussi migratori”, mentre rimane basso il valore della voce “accoglienza”. È dunque – come sta scritto nell’introduzione – un ritorno al passato, ma con il segno meno davanti alle percentuali che rappresentano l’interesse dei media al tema: – 41% di notizie sulle prime pagine dei quotidiani e nei telegiornali di prima serata rispetto all’anno precedente.

Le persone esistono, annegano nel Mediterraneo, scappano dalle guerre, cercano protezione dagli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici, ma spariscono sempre di più, fanno meno notizia. A prendersi tutto lo spazio è la politica che parla di migrazioni. Il 26% delle notizie sulle migrazioni contiene almeno una dichiarazione di un esponente politico. E non è un caso che, nel rapporto, “Albania” sia la parola simbolo nelle cronache sulle migrazioni: la notizia, con un numero inesistente di persone migranti, diventa il simbolo di questo racconto che non riesce ad uscire dai palazzi della politica. Si parla di migrazione senza parlare delle persone. L’informazione italiana non trova lo spazio necessario per guardare in faccia, capirne le ragioni e chiamare per nome le persone migranti. La loro voce, quella dei protagonisti delle migrazioni, è ancora chiusa nel 7% del totale dei racconti giornalistici e per lo più riporta testimonianze di violenze subite o di cui essi sono testimoni.

I principi della Carta di Roma suggeriscono accorgimenti e regole condivise che nessuno si sognerebbe di contestare o di violare quando si scrive di politica, quando si scrive di minori, quando si scrive di mafia: la verifica dei fatti, la consultazione di esperte/i, l’utilizzo di termini corretti e giuridicamente appropriati. Sono le regole base del mestiere di giornalista, valgono sempre e in ogni caso. Applicate al racconto delle migrazioni hanno il valore aggiunto di fornire gli strumenti per costruire un argine collettivo al dilagare dell’odio, nelle parole e nei fatti. Tali principi, grazie all’approvazione da parte del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, hanno trovato pieno riconoscimento nell’articolo 14 del nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, che entrerà in vigore il 1° giugno 2025.

Qui il link al Rapporto

Gli autori

Carta di Roma

Osservatorio di Pavia

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One Comment on “Le migrazioni sulla stampa e in tv”

  1. Quando si parla di migrazioni è rarissimo riscontrare analisi serie sulle cause che le determinano. Ogni tanto fanno capolino le parole guerra e cambiamenti climatici… è vero ma non basta. Se si andasse più a fondo si scoprirebbe che entrambe sono provocate dal nostro (di noi occidentali) insostenibile tenore di vita. Le guerre alla fine servono per mantenere lo status quo, ricchi da una parte e disperati dall’altra. E lo satus quo è causa preponderante dei cambiamenti climatici che stanno rendendo invivibili varie parti del mondo e, dunque, migrazioni. Sarebbe tempo di smetterla con l’ipocrisia e ammettere le nostre enormi responsabilità. Rubare è la parola cardine di tutta la questione migratoria. Quando la smetteremo di rubare le risorse degli altri popoli sparirà d’incanto il problema. Semplice no.

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