Un augurio per il 2025: che sia un anno di dissenso e ribellione

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«Complesso degli atteggiamenti di disaccordo e di critica nei confronti del sistema politico vigente in un determinato paese, oppure verso specifiche istituzioni e organizzazioni politiche, sociali, religiose». L’incipit della voce ‘dissenso’ della Treccani online, racchiude il mio augurio per il 2025: che sia un anno di radicale dissenso, espresso nel modo più pacifico e più fermo e incisivo. Mai come oggi abbiamo bisogno di pensiero critico, divergente e scardinante; di rifiuto del consenso al pensiero unico dominante; di opposizione frontale e sistematica al fascismo di governo.

Nel 2025, centenario dell’inizio delle ‘leggi fascistissime’, il Parlamento potrà approvare il disegno di legge sulla sicurezza (che è meglio chiamare con il suo nome: il ddl ‘Stato di polizia)’ e il premierato (cioè l’uscita dalla democrazia parlamentare, e anche da quella sostanziale). Dovremo anche difendere la stessa ‘comunità del non consenso’: l’università, che è la nemica elettiva delle estreme destre oggi al governo in Occidente. Occorrerà mettersi di traverso, anche con il corpo (ripeto: pacificamente, ma irremovibilmente): fino alla disobbedienza civile, fino a farsi arrestare, se necessario.

Nel quotidiano franare delle nostre libertà democratiche (le cosiddette ‘zone rosse’ di capodanno sono qualcosa che fino a ieri non si sarebbe potuto nemmeno immaginare) quelle due leggi, con altre, rappresentano un salto dal quale potrebbe essere difficile, o impossibile, tornare indietro. Associazioni, sindacati, comitati dovranno riuscire a mobilitare quei cittadini e quelle cittadine che non votano più non perché ripudino la democrazia, ma perché (non a torto) non riescono a trovare qualcosa da votare. I referendum della Cgil e quello contro l’idea stessa dell’autonomia differenziata saranno occasioni fondamentali, ma ciò che occorre è la costruzione di una rete di dissenso a maglie strette. Un dissenso che riguardi i fondamenti stessi della nostra civiltà.

Nell’ultimo giorno del 2024 il giornale italiano che da sempre difende gli interessi delle classi dominanti ha pubblicato – terribile viatico per l’anno che inizia – un editoriale mostruoso, che identifica nella disponibilità all’uso della violenza da parte del Governo di Israele un’identità culturale non compromessa con la modernità. Ne cito la conclusione: «Il rapporto con la guerra significa sempre molto di più di quanto dica la semplice parola. Il rapporto con la guerra significa infatti il rapporto con il nostro presente in generale, con ciò che esso è, e insieme indica ciò per cui pensiamo che valga la pena di morire. È per questo, sospetto, che alla fine non riusciamo ad accettare quasi nulla di quello che ha fatto Israele dal 7 ottobre in avanti. Infatti, alla nostra modernità, fondata sulla negazione di una rivelazione originaria, e quindi del sacro – e proprio per questo destinata ad alimentarsi di un’oscura disperazione – Israele e l’ebraismo contrappongono una diversa modernità: che mostra viceversa una sostanziale continuità con la dimensione religiosa e che forse non a caso, lungi dal conoscere la disperazione, si ostina a tenere accesa la fiaccola della speranza». Non saprei immaginare una visione più atrocemente distopica: la possibilità di avere ancora speranza passerebbe attraverso una regressione alla civiltà della forza, quella dell’Antico Testamento (o dell’Iliade), ripudiando in blocco cristianesimo, illuminismo, diritti umani, costituzionalismo e democrazia. A chi si chiede quale sia l’ideologia del nuovo fascismo, ecco l’autorevole risposta del giornale del capitale, e dell’establishment: è la risposta di sempre, fatta di violenza, militarismo, amore per la guerra, volontà di potenza, colonialismo, dominio maschile. Una terribile civiltà della morte, un futuro futuristicamente fondato sulla guerra come igiene dell’Occidente.

Non vedo oggi, né in Italia né in Occidente, una opposizione politica capace di opporre a questa una articolata visione alternativa: il pensiero unico della guerra contagia anche chi inorridisce di fronte a queste righe. È da questo che si deve dissentire, fortemente e capillarmente: con le ragioni della mitezza, dell’accoglienza, della comprensione dell’altro e delle sue ragioni, della pace. Le ragioni dell’umanità: perché è qui, nel restare umani malgrado tutto, l’unica possibile speranza. Non intesa come illusione consolatoria e paralizzante, ma come ribellione, rivolta, non rassegnazione ad accettare il mondo così com’è. Che sia l’anno del dissenso, che sia un anno di liberazione.

* L’editoriale citato nell’articolo è La forza di Israele, di E. Galli della Loggia, pubblicato sul Corriere della Sera del 31 dicembre

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Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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2 Comments on “Un augurio per il 2025: che sia un anno di dissenso e ribellione”

  1. Tanto sono dubbioso che la bellezza salverà il mondo così sono certo che l’oscenità lo porterà alla distruzione, morale prima che fisica. Mi avvalgo anch’io della Treccani: “…turpe, laido, immondo, ripugnante”. Così credo si possa tranquillamente definire l’articolo La forza di Israele, di E. Galli della Loggia, lo stesso autore (strenuo difensore delle atrocità di Israele) e, parimenti, il giornale che osa pubblicarlo. Non ho niente da aggiungere al commento del prof. Montanari se non una domanda che non può avere risposta: di fronte all’immane e indefinibile sofferenza di questi bambini come si fà ad applaudire? Perchè questo dice l’articolo. https://www.instagram.com/p/DEPDzBvoQw_/

  2. Concordo con il professore Montanari per tutto l’articolo.
    Da Orban a Trump, da Milei a Musk, passando per Netanyahu, Putin, Xi Jinping, per l’Egitto, l’Iran, il Congo il Sudan e le altre guerre dimenticate, ritornando nell’Europa, con AFD, FN, Vox, per tornare in Italia dai nostri Campioni di Lega e FdI, non è un anno che nasce sotto buoni auspici per la democrazia e gli oppressi. Che Dio ce la mandi buona.

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