Quando il ministro Valditara rivendicò i suoi diritti di cittadino

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Spiace che le notizie vengano bruciate in pochissimi giorni, anche quando sono istruttive. Faccio qui di seguito un esercizio di commento di una notizia recente già scomparsa. Giusto per non dimenticare.

Siamo a Palermo – è il 18 ottobre 2024 – di fronte al Politeama: i politici leghisti sono lì riuniti per dimostrare solidarietà a Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio nel processo Open Arms. Non proprio una sciocchezza, visto che i pubblici ministeri hanno chiesto per Salvini sei anni di carcere: l’allora ministro degli Interni avrebbe impedito lo sbarco di 147 migranti soccorsi dalla nave della ONG spagnola, sequestrandoli di fatto a bordo per 19 giorni. La foto- ricordo del sit-in mostra un gruppo di donne e uomini – politici leghisti a vario titolo, deputati, eurodeputati e ministri della Repubblica – che indossano chi orgogliosamente (l’orgoglio adesso è sentimento di gran moda) chi sotto una giacca ma ben visibile, una maglietta con la scritta “Colpevole di aver difeso l’Italia” (“Colpevole” sta sopra il faccione di Matteo Salvini, “di aver difeso l’Italia” sotto).

In questa (piccola) folla di donne e uomini di apparato si distingue un signore senza maglietta, in giacca e cravatta: è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, colletto bianco in mezzo alla plebe leghista in t-shirt. I sostenitori di Salvini sono in posa, per la foto di gruppo: prima che venga scattata, cominciano a battere le mani e a scandire “Matteo, Matteo”. Valditara si distingue, poiché è chiaro che si vergogna: batte le mani poche volte e non a tempo e poi fa come quelli che, durante la celebrazione della Santa Messa, non se la sentono di rispondere a voce alta al celebrante. E quindi balbetta (così pare dal video) un paio di invocazioni al Martire dell’Eterna Libertà, all’estremo Difensore dei patrii confini (alias Matteo) e poi tace. Con la sua giacca scura, nonostante abbracci le due leghiste che gli stanno accanto, sembra un imbarazzato insegnante nella foto di classe dell’ultimo anno di corso, quella in cui gli studenti, ormai con un piede fuori dalla galera scolastica, fanno cose buffe e smorfie – e l’insegnante, imbarazzato si adegua con un sorriso di circostanza. Oltre a Valditara ci sono lì a fare il tifo per Matteo altri onorevoli ministri: Calderoli, che si appresta a celebrare lo squartamento dell’Italia con l’introduzione dell’autonomia differenziata, quasi il nostro Paese non fosse già sufficientemente e infelicemente “differenziato” e il triste Giorgetti, che si accinge a varare una finanziaria di lacrime e sangue e a dare tre euro in più ai pensionati che ricevono la pensione minima. Ma il professor Giuseppe Valditara, forse perché ministro del Merito, è quello che merita maggior attenzione.

Valditara ha appena varato una nuova legge sull’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole. Leggiamo nel testo della norma che è necessario mettere in rilievo «il carattere personalistico della nostra Costituzione. Ne discende la necessità di sottolineare la centralità della persona umana, soggetto fondamentale della storia, al cui servizio si pone lo Stato». In base a questo discutibile e apodittico principio, che suona come una rivisitazione in chiave meno brutale del motto thatcheriano “la società non esiste” (ergo esiste soltanto l’individuo) Valditara si trova con la sua divisa d’ordinanza da ministro in mezzo al popolo delle t-shirt. Intervistato sull’opportunità della sua presenza in quella piazza, risponde: «Sono un cittadino libero, perché non dovrei essere qui? Credo di essere un cittadino libero che va dove ritiene di dovere andare, manifestare la solidarietà a Matteo Salvini credo sia un atto doveroso per chi crede nella sua politica».

Ci chiediamo che fine abbia fatto la classica divisione dei tre poteri fondamentali dello Stato moderno – legislativo, esecutivo, giudiziario – e dove sia finita la loro necessaria non interferenza. Una volta queste cose le conoscevano persino i ragazzini delle elementari. «Non vi è libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e da quello esecutivo. Se esso fosse unito al potere legislativo, il potere sulla vita e la libertà dei cittadini sarebbe arbitrario, poiché il giudice sarebbe al tempo stesso legislatore. Se fosse unito con il potere esecutivo, il giudice potrebbe avere la forza di un oppressore. Tutto sarebbe perduto se la stessa persona, o lo stesso corpo di grandi, o di nobili, o di popolo, esercitasse questi tre poteri: quello di fare leggi, quello di eseguire le pubbliche risoluzioni e quello di giudicare i delitti e le liti dei privati». Immagino che i leghisti solidali con Salvini considerino queste parole come cascami ideologici di un passato lontano da dimenticare; Montesquieu aveva pubblicato De l’esprit des lois nel 1748, caspita! Poco importa se il suo pensiero stia alla base delle democrazie liberali.

Sono persino lontani i tempi in cui si insegnavano quei principi nell’ora di educazione civica. La versione rinnovata della materia, proposta recentemente da Valditara non si occupa di tali inutili e arcaici orpelli, ma di tutt’altri aspetti: come arginare gli atti di «bullismo, di cyberbullismo e di violenza contro le donne, la dipendenza dal digitale, il drammatico incremento dell’incidentalità stradale» […] e anche «di altre tematiche, quali il contrasto all’uso delle sostanze stupefacenti, l’educazione alimentare, alla salute, al benessere della persona e allo sport». Insomma, tutto il male del mondo dal quale mettere in guardia i più giovani, in 33 ore annue. E chi se ne frega della Costituzione, della separazione dei poteri fondamentali dello Stato e di altre sciocchezze consimili. A ben pensare, forse, la congrega leghista propone una nuova versione non soltanto dell’insegnamento dell’educazione civica ma anche del bilanciamento dei poteri dello Stato: si sa, la magistratura è in gran parte di sinistra e allora ben venga il sit-in di parlamentari leghisti di destra per far da contrappeso al colpo di mano che le “toghe rosse” stanno tentando ai danni del Difensore della Patria.

L’uomo in giacca e cravatta che di nome fa Giuseppe Valditara e di mestiere attuale il ministro dell’Istruzione e del Merito lo abbiamo visto imbarazzato ma sorridente in mezzo ai suoi sodali leghisti. Ha reclamato il suo diritto ad essere lì, in quanto anche lui è un cittadino, nonostante la carica istituzionale che ricopre. Bene, se la pensa così, faccia le sue scuse e ritiri i provvedimenti disciplinari nei confronti di Christian Raimo, il quale è un cittadino come Valditara e come Valditara ha diritto a esprimere il suo punto di vista, anche se questo è critico nei confronti del Ministro e del suo modo di governare la scuola. Alla fine, che mai avrà detto Raimo? Ha auspicato una manifestazione contro Valditara, «perché ci sono dentro la sua ideologia tutto il peggio, la cialtronaggine, l’incapacità di avere una biografia internazionale, la recrudescenza appunto dell’umiliazione, un abilismo … un evidente abilismo, il classismo, il sessismo: c’è tutto». E se Raimo pensa che tutto quello che Valditara afferma «è talmente palese, evidente, arrogante, cialtrone, lurido […] che insomma è facile vederlo» si muove nel legittimo ambito delle opinioni: forse c’è una certa ridondanza di aggettivi, ma non mi risulta che la mancanza di misura stilistica sia perseguibile con provvedimento disciplinare. Un ministro che incentra una sua “riforma” sugli effetti del cinque in condotta non è arrogante e cialtrone? Arrogante non c’è bisogno di spiegarlo, cialtrone forse sì: è cialtrone chi propone soluzioni semplicistiche e superficiali per risolvere problemi vasti e seri ed è cialtrone soprattutto se fa il Ministro. Non è arrogante chi mette avanti il suo diritto di cittadino pur ricoprendo un delicato ed importante ruolo istituzionale e pretende di negare lo stesso diritto a un insegnante che, lontano dall’aula in cui esercita la sua funzione, espone una propria idea sull’operato del ministro dell’Istruzione? Qual è la logica che porta a sanzionare Raimo, quella che afferma che non si può sputare nel piatto in cui si mangia?

Ne deduciamo, mentre il Governo Meloni compie due anni, che ci sono cittadini più cittadini degli altri: sono quelli che occupano una posizione di potere. Gli altri, i cittadini dimezzati, gli ultra-cittadini li vorrebbero vedere ridotti a sudditi, a punibili subalterni. Perciò ci ostiniamo a ricordare ogni malefatta di chi governa con prepotenza; per questo abbiamo riesumato, a pochi giorni dal fatto, un gesto clamoroso di insensibilità istituzionale perpetrato da un centinaio di leghisti che dalla mangiatoia istituzionale ricevono fior di quattrini. Dopo lo spettacolo indecoroso che hanno offerto, meriterebbero di essere licenziati in tronco, soprattutto se ministri.

Gli autori

Giovanna Lo Presti

Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.

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