I tic linguistici, come tutti i tic in generale, sono rivelatori – ce lo ha insegnato Freud in uno dei più bei libri del Novecento, Psicopatologia della vita quotidiana. Ogni giorno continuiamo ad averne conferma. Io, ad esempio, avevo in 5ª ginnasio una professoressa di quelle severe, che detenevano il pacchetto delle materie umanistiche e che potevano determinare la rovina scolastica di chiunque tra i loro studenti. Punteggiava le sue frasi con due ricorrenze o meglio tic, che non c’entravano nulla con ciò che stava dicendo: “di gruppo” e “regolare”. Qualsiasi cosa poteva essere di “gruppo” o “regolare” o anche, nei casi più seri, “di gruppo regolare”. Che so, “le legioni romane di gruppo”, “il romanzo di gruppo regolare”, la “lezione regolare”. Sempre senza alcuna attinenza con il contesto, “di gruppo” e “regolare” punteggiavano le ore di latino, greco, italiano, storia, geografia – e va da sé che noi studenti eravamo impegnati a contare quante volte ritornavano nell’unità di tempo piuttosto che impegnarci su aoristi, consecutio temporum o su quel “romanzetto dove si parla di Promessi sposi”. Non ci vuole lo psicoanalista per intuire che tipo umano sia quello che non può fare a meno di dire compulsivamente “di gruppo” e “regolare” .
Poiché, anche se spesso non sembra, i politici sono esseri umani come tutti gli altri, non sfuggono ai tic rivelatori. Mirabile tra tutti il “diciamo” di D’Alema, che riassumeva e riassume nel tono, nel plurale impersonale fatto cadere dall’alto, un certo sprezzo per il resto dell’umanità e una stima non dissimulata per i propri meriti. Un suo geniaccio D’Alema talvolta lo dimostra, facendo seguire al “diciamo” una battuta affilata e, diciamo, spiritosa (senso dell’umorismo i nostri politici ne hanno poco: quando c’è bisogna valorizzarlo). Anche Giorgia Meloni detta Giorgia il suo bravo tic ce l’ha. Lo abbiamo notato tutti: esprime una visione del mondo e dovremmo tenerne conto. C’è qualche intellettuale vero (di quelli che servono a qualcosa, non di quelli che producono fuffa accademica) che del vezzo linguistico meloniano ha fatto materia di un video divertente (https://www.huffingtonpost.it/video/2023/03/10/video/meloni_360_gradi-11547153/). Giorgia ha bisogno di risposte a 360°, “ci sta lavorando”, sempre a 360°, ci riscalda il cuore affermando che l’Ucraina sa di poter contare su di noi, a 360°. Ci informa, Giorgia, che “la nostra contribuzione è a 360° (questo non ho capito cosa voglia dire, ma ho letto Dante e ricordo che, quest’uomo di destra – id est Dante Alighieri – afferma «state contente umane genti al quia», perciò accolgo con favore i “perché” irrisolti) e via sproloquiando. Però, attenzione: i tic linguistici non sono mai casuali e quindi non trascurerei la metafora meloniana. E, se fino a questo punto non ho fatto sul serio, da ora in avanti vorrò sottolineare la gravità di questa ridicola situazione in cui versa l’Italia.
Abbiamo un governo di destra autentica che, a tutto campo, si sta occupando di far scivolare il nostro Paese sempre più in giù, ben lontano da ogni assetto che si possa dire democratico. I nostri governanti attuali sono grezzi, spesso ignoranti ma sanno cosa deve fare la loro parte ed hanno ben chiara la bussola politica: sanno benissimo (cosa che la sinistra social-confusa e patetica non sa più da tempo) dove sta la destra. In questa sede basta l’elenco dei loro più importanti provvedimenti, per dimostrare che la destra fa la destra, senza esitazioni. Dal punto di vista delle riforme istituzionali, resta sullo sfondo il premierato ma avanza l’autonomia differenziata, anche se non la si realizzerà immediatamente. Le Regioni possono richiedere l’autonomia su ben 23 materie e, per ora, rallenta il percorso la definizione dei Livelli essenziali di prestazione per quelle materie che li richiedono. Calderoli ci informa che «la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni è il punto più alto della politica e non spetta quindi a organismi tecnici». Quanto minacciosa sia tale affermazione lo si vedrà; ma certo definire quale sia il livello minimo territoriale accettabile di ogni servizio non è uno scherzo, viste le attuali ed enormi differenze presenti oggi nei vari territori. A noi cittadini non resta che sperare nel referendum e nel fatto che le Commissioni al lavoro sui Lep non riescano a concludere nulla nei prossimi tre anni. Dovessi scommettere, scommetterei su questa seconda ipotesi.
Quanto alla Giustizia, se il governo arranca sulla separazione delle carriere dei magistrati (https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2024/10/03/separazione-delle-carriere-una-vecchia-etichetta-per-una-nuova-merce/), si è però messo ben bene al lavoro. Dal decreto Caivano al disegno di legge sicurezza, passato alla Camera ed ora al Senato, la chiara intenzione è quella di reprimere il disagio e la marginalità e di fare sì che la protesta politica attiva (picchetti, blocchi stradali etc.) sia perseguibile penalmente, in nome dell’ordine pubblico (https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2024/10/03/sorvegliare-e-punire-i-poveri-e-i-ribelli/). Nella stessa direzione antidemocratica va il fisco: le aliquote fiscali sono passate da quattro a tre, le deduzioni fiscali per chi assume lavoratori a tempo indeterminato sono oggi del 120% e, se non è (ancora?) riuscito il progetto della flat tax al 15% sino a 100.000 euro di fatturato, sono arrivati ad applicarla sino ad 85.000 euro. Il reddito di cittadinanza è stato abolito e sostituito con un sussidio più selettivo e meno generoso; le politiche attive per il lavoro si sono limitate alle feroci critiche ai Cinque stelle e a Conte, senza muovere un dito in quest’ambito. Il potere d’acquisto delle famiglie non è aumentato né le retribuzioni dei lavoratori dipendenti si sono adeguate a standard europei. Scuola e Sanità fanno acqua da tutte le parti; anche qui la parola d’ordine è law and order. L’ultima trovata in ordine di tempo per la scuola è quella di prevedere la bocciatura per gli studenti che avranno cinque in condotta. Con sprezzo del ridicolo, così si è espressa Grazia Di Maggio (FdI) sul provvedimento: «un cambiamento significativo nel sistema scolastico ed educativo italiano per formare i ragazzi di oggi, che saranno i cittadini di domani, ovvero il futuro della nostra nazione». Quanto al bistrattato personale scolastico, la stessa legge che prevede la bocciatura con il cinque in condotta, stabilisce che maltrattare il personale della scuola comporterà una multa compresa tra i 500 e i 10mila euro in favore dell’istituzione scolastica di appartenenza della persona offesa. Invece il decreto legge appena sfornato (27 settembre) che si occupa delle violenze contro gli operatori sanitari prevede la reclusione da uno a cinque anni e multa fino a 10.000 euro per i violenti. Insomma, tutto si risolve con la giusta punizione. Per il tema scottante dell’immigrazione, in assenza del blocco navale, considerato da Meloni sino a poco tempo fa l’unica soluzione ma, di fatto, inattuabile, si è preferito dar corso al nebuloso “Piano Mattei”, i cui effetti positivi sono di là da venire.
Molto brava, però, Meloni a vendere la sua merce, sia nel contesto nazionale sia in quello internazionale. L’ultima in ordine di tempo, l’incontro con Elon Musk, è tra le uscite più interessanti della premier. Per lo meno, si è andati sul privato e lo stesso Elon Musk ha dovuto smentire un flirt con Meloni detta Giorgia, smentita cui si è associata la mamma (!) di Musk. Questo pettegolezzo non è di nessuna rilevanza, ma mi dà modo di chiudere il mio discorso, volto a dimostrare come la metafora ossessiva meloniana “a 360°” abbia un senso. La destra al governo si muove davvero a 360°, intaccando spazi di libertà, costruendo apparati normativi volti unicamente alla repressione, peggiorando il nostro sistema sanitario, introducendo o rafforzando in una scuola dissestata i germi del patriottismo, del militarismo, del personalismo, della meritocrazia. Le famiglie vedono erosi i loro redditi, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri crescono; la diseguaglianza tocca tutti gli aspetti del vivere civile in misura crescente. L’ambiente, infine, secondo il pensiero meloniano, si deve proteggere purché ciò non contrasti lo sviluppo e non metta in forse le attività degli imprenditori e, in subordine, dei lavoratori. Una vera idiozia, come idiote, scritte male, contraddittorie, ridondanti sono le norme questo Governo ha prodotto in due anni. Sul manifesto del 28 settembre lo fa notare bene Francesco Miraglia in un articolo dedicato ai provvedimenti sull’immigrazione. Leggi come spot, una legge ogni sei giorni dall’insediamento ad oggi (tra cui una settantina di decreti legge). Leggi fatte male, sostenute da personaggetti impresentabili, ma pur sempre leggi.
Il progetto è chiaro: trasformare i cittadini in sudditi, a 360°, nel tempo più veloce possibile. Auspichiamo che l’opposizione sociale (rispetto a quella parlamentare abbiano molti dubbi sul fatto che abbia intenzione di muoversi) colga la sfida ed inizi, su un solo punto a prendere esempio dalla destra di governo, ribellandosi a 360°. Con un obiettivo preciso: riprendersi la vita.

Tutto vero, ma il tic meloniano indica anche una certa ignoranza, perché ruotare di 360 gradi vuol dire restare fermi al punto di partenza.
Gentile Riccardo, è vero ciò che Lei dice, se si tratta di ruotare di 360°. Ma qui Meloni si immagina al centro del panopticon: controlla tutto e, come un radar, intercetta tutti i problemi. A 360°. Poi, secondo quel che afferma, li risolve.