Il Governo ritiri subito i decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti

I decreti ministeriali che consentono lo sbarco solo ad alcuni dei naufraghi salvati da navi delle ONG e respingono gli altri fuori dalle acque territoriali nazionali sono manifestamente illegittimi. È, dunque, necessario che il Governo li ritiri subito e consenta lo sbarco a tutti i naufraghi costretti a rimanere sulle navi di soccorso.

Non ci interessa vincere la guerra, vogliamo vincere la pace

Sabato 5 novembre, a Roma, si è consumato un evento straordinario. Con una partecipazione eccezionale per quantità e qualità. Tantissimi giovani e giovanissimi si sono ritrovati in sintonia con i più anziani, nel “ripudio” della guerra, delle sue logiche, del suo linguaggio. Con un obiettivo esplicito nonostante maldestri tentativi riduzionisti: non ci interessa vincere la guerra, vogliamo vincere la pace!

Le ideologie sono morte. Viva le ideologie

Da decenni, soprattutto a sinistra, è in atto una demonizzazione delle ideologie, sostituite da un pragmatismo senza progetto, senza orizzonte ed etica. Ma la “fine delle ideologie” è, in realtà, funzionale al dominio di un’unica ideologia: quella, presentata come l’ordine naturale delle cose, schierata a difesa dello status quo posto che “così va il mondo” e “questo vogliono i mercati”.

L’ammiraglio Alessandro: «Ai naufraghi va assegnato un porto vicino e sicuro»

«Una “nave pirata” contravviene alle norme internazionali ed esercita violenza su imbarcazioni e persone che solcano il mare. Le navi delle ONG, invece, salvano vite. Qui parliamo di persone che soccorrono altre persone. Come in terremoti, pandemie, guerre. Il soccorso è un’emergenza che comincia quando prendo a bordo persone in pericolo e si conclude quando toccano terra. In un porto vicino e sicuro».

Europa addio

Europa addio?

L’Europa è a rischio. La passività con cui le leadership europee subiscono le scelte di un’ America da sempre ostile a un’ Europa forte e indipendente, aprono scenari inquietanti. Ne fanno fede oltre alla subalternità verso la gestione della guerra in Ucraina, la reazione agli attentati al Nord Stream 2 e al recente attacco a Sebastopoli. Intanto, nel disagio diffuso, nuove pulsioni di una destra radicale aggressiva maturano.

Le logiche perdute (e da ritrovare) della sinistra

Perché oggi la sinistra è incapace di fare comunità e di aggregare donne e uomini? Perché si sono inceppati i meccanismi che ne hanno sostenuto in passato il cammino e che ruotano intorno ai concetti di emancipazione, rivendicazione e trasformazione. Solo tornando a coniugare queste prospettive la sinistra può riprendere a costruire discorsi convincenti sul mondo.

Decreto anti-rave, quando la disubbidienza è consapevole

Di fronte alla legge ingiusta c’è modo di reagire legalmente? È possibile essere “ribelli secondo il diritto”, secondo la Costituzione? La risposta è “sì”, anche sotto il profilo giuridico. Anzi, la disobbedienza alle leggi ingiuste, nei casi in cui sono in questione valori essenziali come la vita, la libertà, la dignità delle persone, la democrazia, non è mera illegalità, ma è una virtù repubblicana.

Benedetta Tobagi, La resistenza delle donne (Einaudi, 2022)

Le storie delle donne che hanno fatto la nostra resistenza ti entrano dentro e te le immagini, grazie anche alle tante foto che Benedetta Tobagi ha raccolto. Ragazze, madri di famiglia, donne non più giovani, tessono la storia del nostro Paese, verso la libertà e la democrazia e verso una nuova figura femminile più libera e attiva nel mondo del lavoro, della politica e nella vita sociale. 

L’alternativa della pace: rendiamola possibile!

Esigiamo la pace! È ora – il 5 novembre a Roma – di far sentire, forte, la voce del movimento pacifista. La pace non è una resa. La resa è pensare che non vi sia alternativa all’escalation, al combattimento. Chiedere con una grande manifestazione il cessate il fuoco e una conferenza internazionale di pace è il primo passo. Un passo per la pace, un passo per invertire la rotta e per andare verso un altro futuro.

Conservatori, un nome nuovo per la destra estrema

Da tempo è evidente la volontà di Fratelli d’Italia di darsi una rappresentazione diversa da quella di semplice partito postfascista. La parola scelta per tale operazione è “conservatori”, già etichetta di una categoria molto ampia ed eterogenea. Intanto, su scala mondiale – dagli Usa all’India, dall’Europa al Brasile – il conservatorismo si sta trasformando, con lo spostamento del proprio baricentro verso la radicalità.