Roma verso le elezioni del 2027: la sconfortante prospettiva di un Gualtieri bis

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Il laureato in storia che curiosamente ha fatto il ministro dell’Economia della Repubblica e ora, con buona stampa, fa il sindaco di Roma, si è candidato per un nuovo mandato in vista delle elezioni del 2027. I punti forti del programma del Gualtieri a venire sono la messa a regime del termovalorizzatore e la balneabilità del Tevere. Ci sarebbe anche il varo del nuovo stadio della Roma ma, trattandosi di una trattativa infinita e per uno scopo decisamente privato, è meglio non scriverlo nel quaderno delle buone intenzioni.

Per la verità il termovalorizzatore è una promessa un po’ fiacca e non stimola molto la fantasia degli elettori, essendo una innovazione sostanzialmente superata, una sorta di toppa sugli appalti privati che il Comune di Roma ha sottoscritto come un vitalizi con imprenditori discussi come Cerroni. E la balneabilità del Tevere sembra un ballon d’essai considerando il grado di inquinamento del fiume che risente dell’apporto di un affluente (l’Aniene) che in quanto a tossicità ricorda il Lambro lombardo. Ma, in assenza di avversari, Gualtieri ha buone probabilità di farcela. Chi si ricorda di Michetti, il carneade messo in campo dalla destra? Il nome più gettonato al momento è quello di Fabio Rampelli, ex nuotatore, un po’ accantonato nella nomenclatura della Meloni e quindi adatto per un recupero probabilmente perdente: una pedina sacrificale di pronto uso. Peraltro nel PD si è affacciata l’idea di un ticket con Gualtieri come testa di ponte e l’emergente Onorato come uomo del futuro magari con la carica iniziale di vice-sindaco per farsi le ossa accanto al più navigato primo cittadino.

Da dove viene tanta sicurezza della conferma nell’entourage del sindaco? Il vento sembra in poppa per la totale assenza di critica della stampa. La testata capitolina più tradizionale (Il Messaggero) ne mostra a ripetizione foto in occasione di inaugurazioni grandi e piccole, meglio se con il caschetto protettivo in testa. Gualtieri è ben visto da Caltagirone, il proprietario del quotidiano, perché non ne contrasta gli affari: del reato, su questa piazza chi si è messo contro i palazzinari oggi imprenditori ha spesso fatto una brutta fine (come nel caso di Virginia Raggi). Eppure una stampa seria dovrebbe ricordare anzitutto il mancato rispetto del crono programma per il Giubileo. Mentre l’anno giubilare si avvia alla seconda parte, molti interventi sono stati rinviati o definitivamente cancellati senza un’ombra ci vergogna, nel silenzio-assenso dell’opinione pubblica. E poi, come trascurare il fatto che metà delle biblioteche comunali è inutilizzabile per i ritardi burocratici nell’utilizzo dei fondi del PNNR? A Roma è un trionfo di date spostate e di inadempienze mentre la città offre l’idea di un cantiere permanente.

Nonostante ciò proprio Onorato in combinato disposto con il ministro dello Sport Abodi ha ventilato la possibilità di una candidatura di Roma per l’Olimpiade del 2036 o del 2040. Chi vivrà vedrà. Nel gioco del marketing elettorale tutto fa brodo. Però è capitato che nella retorica del “tutto va bene madama la Marchesa” ci sia qualche ingenua quanto veritiera scivolata. Intervenendo nel convegno “Stati Generali della bellezza” organizzato a Cava de’ Tirreni da “Autonomie locali italiane”, a Gualtieri sono scappati di bocca alcuni pezzi di verità: «Le periferie romane fanno schifo perché ci dovrebbero esser marciapiedi, strade con alberi, parchi, piazze, spazi pubblici e non soltanto palazzoni. E dunque hai voglia di lavorare poiché voglio che Roma sia tutta bella…»; e ancora: «Il Maxxi di Zaha Hadid è bellissimo ma per me è brutto perché è l’edifico che risucchia più energia in tutta la città». Spiccioli di polemica e di sostanza. Pensate che a Roma c’è un quartiere talmente periferico (Ponte di Nona) che per entrarci dal centro bisogna pagare un pedaggio autostradale! Forse vale la metafora che si usa per il calcio: «L’allenatore bravo è quello che fa meno danni». Non dovrebbe essere così anche per un sindaco?

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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